IAI
Iran, nucleare

Mano tesa di Obama al popolo iraniano

24 Mar 2015 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

In occasione del nuovo anno persiano e nell’imminenza della prevista scadenza del negoziato sul nucleare, il presidente Obama ha indirizzato al popolo iraniano un messaggio decisamente incoraggiante ed indicativo di una possibile svolta anche nei rapporti tra due paesi.

“Ambedue le parti – ha affermato Obama- hanno mantenuto i propri impegni. L’Iran ha arrestato l’evoluzione del suo programma nucleare e in alcuni settori l’ha fatta arretrare. La comunità internazionale, Usa compresi, hanno dato all’Iran un sollievo nelle sanzioni”.

Nonostante le opposizioni interne ed esterne ad una soluzione diplomatica, ha proseguito Obama, “dobbiamo esprimerci insieme sul futuro che auspichiamo”. Segue una manifestazione di fiducia negli attuali dirigenti iraniani:”Il leader supremo ajatollah Khamenei ha lanciato una fatwa contro lo sviluppo delle armi nucleari e il presidente Rouhani ha detto che l’Iran non svilupperà mai l’arma nucleare”.

Nel riconoscere che Teheran ha titolo per accedere all’energia nucleare, il presidente statunitense conclude affermando che “se l’Iran è disposto ad intraprendere passi significativi e verificabili”, vi è oggi una via “per assicurare al mondo che il suo programma è rivolto solo a scopi pacifici”.

Rafforzare la “chimica positiva”
Nel messaggio non si entra nel dettaglio dei negoziati ma si lancia un segnale politico forte per rafforzare la “chimica positiva” che s’è stabilita tra i negoziatori ed in particolare tra i ministri degli esteri dei due Paesi Kerry e Zarif.

Il contenuto della missiva è coerente con quanto trapela sull’evoluzione della trattativa. I cinque negoziatori delle potenze nucleari, più la Germania, mirano ad allungare al massimo il tempo di preavviso (“Breakout time”) necessario all’Iran per disporre del materiale fissile qualitativamente e quantitativamente idoneo per costruire l’arma atomica.

Ma nel calcolo vi sono margini addizionali da non sottovalutare. Occorre tener conto dei tempi necessari per costruire l’arma medesima (“weaponization”) ed adattarla ai rispettivi vettori.

E l’arma rimarrebbe, comunque, inaffidabile e non credibile se non venisse sperimentata con esplosioni nucleari che non potrebbero certo sfuggire ai controlli internazionali. Le garanzie che l’Iran non seguirà questo percorso devono essere ferree soprattutto per quanto si riferisce alle sue future attività, ma senza ignorare quelle pregresse.

Pur avendo sottoscritto il trattato che proibisce gli esperimenti nucleari (Ctbt), l’Iran (analogamente a Israele) si è sottratto sinora alla sua ratifica. Un impegno ad aderirvi costituirebbe un gesto coraggioso e risolutivo non solo per la trattativa in corso, ma per rilanciare il progetto di una zona priva di armi di distruzione di massa in Medio Oriente che verrà affrontato a maggio a New York alla Conferenza di Riesame del Trattato di non proliferazione nucleare.

Teheran ne uscirebbe diplomaticamente rafforzata. E la sua sarebbe inoltre una risposta alla mano tesa del presidente statunitense.

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