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Proprietà intellettuale

Spagna, saracinesche abbassate su Google News

28 Gen 2015 - Matteo Bordoni, Dennis Jansen - Matteo Bordoni, Dennis Jansen

Google News abbassa le saracinesche in Spagna. È questa la risposta di Big G alla nuova legge che impone a chiunque pubblichi un link o una breve citazione di un articolo di giornale di pagare un “equo compenso” all’editore.

La legge spagnola n. 21/2014, in vigore dal 1 gennaio 2015, attribuisce infatti agli editori o agli altri titolari di diritti sui contenuti divulgati su pubblicazioni periodiche o su siti web aggiornati periodicamente aventi finalità informative o di intrattenimento, il diritto di percepire un’equa remunerazione dai titolari dei portali web o internet (“fornitori di servizi di aggregazione di contenuti”) che mettano a disposizione del pubblico frammenti non significativi di dette pubblicazioni, come titoli e sommari.

Non è richiesta invece alcuna autorizzazione per la divulgazione (ma ciò non vale per le immagini per cui è necessario il consenso). È questa la legge che ha spinto, il 16 dicembre, Google News a chiudere il proprio sito in Spagna.

Editori europei contro Google
La vicenda spagnola è soltanto l’ultimo episodio di una querelle che vede contrapposti gli editori, decisi a chiedere una remunerazione per la divulgazione, anche parziale, dei contenuti delle pubblicazioni, e Google che insiste per non pagare un corrispettivo.

In Belgio, dal 2006 al 2012, gli editori belgi e Google sono stati coinvolti in un contenzioso che ha visto Google per lungo tempo soccombente. Tuttavia, in data 13 dicembre 2012, le parti hanno raggiunto un complesso accordo di partnership, volto ad aumentare i rispettivi bacini di utenza e i ricavi, secondo cui gli editori avrebbero potuto rientrare, su base volontaria, in Google News.

Anche in Francia, il contrasto tra l’associazione degli editori e il gigante di Mountain View si è risolto con un compromesso. Nel febbraio 2013, il governo francese e la società californiana hanno siglato un accordo dove Google si è impegnata a costituire un fondo da 60 milioni di Euro per facilitare il passaggio dal sistema analogico al digitale.

In Germania, la Leistungsschutzrecht del 1° agosto 2013 ha attribuito agli editori il diritto esclusivo sugli estratti delle pubblicazioni oltre al diritto di concederli in licenza. La nuova legge ha costretto Google a rimuovere dalle proprie liste dei risultati i contenuti di ogni pubblicazione ad eccezione del titolo.

Sorprendentemente, tale circostanza ha determinato una tale riduzione delle visite dei siti internet dei giornali che i maggiori editori hanno subito concesso una licenza d’uso gratuito dei propri contenuti a Google.

La condotta degli editori, però, è stata assoggettata all’indagine sia dell’Ufficio Marchi e Brevetti tedesco (“Dpma”) che dell’antitrust in quanto discriminatoria nei confronti dei più piccoli content providers.

In un successivo procedimento, gli editori hanno convenuto in arbitrato Google, Yahoo e 1&1 innanzi al Dpma per costringerli ad accettare in licenza i contenuti di titolarità degli editori corrispondendo loro un prezzo ragionevole. Yahoo, da parte sua, ha chiesto la dichiarazione di incostituzionalità del Leistungsschutzrecht per violazione del diritto all’informazione degli utenti.

Corte di Giustizia Ue e collegamenti internet
È opportuno valutare la compatibilità della legge spagnola con il diritto vivente dell’Unione europea.

Nel caso Svensson (Svensson c. Retriever Sverige, C466/12, del 13 febbraio 2014, par. 25 ss.), la Corte di Giustizia ha negato che la messa a disposizione di collegamenti internet cliccabili verso altri articoli pubblicati da altri siti internet necessiti della autorizzazione dei titolari del diritto d’autore nei casi in cui la messa a disposizione delle opere tramite un collegamento cliccabile non porti a comunicare le medesime a un pubblico nuovo.

Secondo la Corte, ciò si verifica quando il complesso degli utilizzatori di un altro sito, ai quali siano state comunicate le opere di cui trattasi tramite un collegamento cliccabile, potesse direttamente accedere a tali opere (senza eludere misure restrittive) sul sito sul quale siano state inizialmente comunicate, senza intervento del gestore dell’altro sito.

Italia e diritti di proprietà intellettuale
La legge spagnola viene indicata da alcuni editori italiani come modello da emulare. L’esperienza europea sembra suggerire approcci basati piuttosto sulla libertà negoziale delle parti che incidano meno sull’accessibilità e l’efficienza del mercato.

Come segnalato dalla Autorità italiana antitrust, all’esito di una istruttoria per abuso di posizione dominante conclusosi il 17 gennaio 2011 con l’assunzione di Impegni da parte di Google, “occorre una legge nazionale che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale in grado di incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti di esclusiva sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti”.

La Google Tax rischierebbe di scontentare tutti: gli editori avrebbero meno accessi ai propri siti, i search providers offrirebbero meno risultati di ricerca e gli utenti, di conseguenza, otterrebbero meno informazioni utili. Questa incertezza, come dimostra l’esperienza tedesca, renderebbe più frequenti i contenziosi.

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