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Germania

Pegida, genesi di un movimento anti islamico

20 Gen 2015 - Eugenio Salvati - Eugenio Salvati

Forti accenti xenofobi e anti islamici. Sono questi i tratti distintivi della piattaforma politica che sta facendo interrogare la Germania.

Il movimento Pegida, Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes (Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’occidente), è nato a Dresda pochi mesi fa su iniziativa di Lutz Bachmann, il proprietario di un’agenzia di pubbliche relazioni con alle spalle una lunga serie di precedenti penali.

L’onda di risentimento anti stranieri che ha trovato espressione in Pegida nasce tramite una pagina facebook che nel corso del tempo ha visto crescere esponenzialmente i propri contatti.

Secondo un recente sondaggio il movimento sembra attirare molta simpatia nei Länder dell’est, gli stessi dove è stato considerevole il successo di Alternative für Deutschland (Afd), mostrando che le regioni della ex Ddr appaiono sensibili al richiamo di proposte politiche più estreme.

Il luogo natale di Pegida, Dresda, è però tra le città tedesche con il più basso numero di immigrati e di residenti musulmani e lo stato federale della Sassonia – con solo lo 0,4% di popolazione musulmana – ha accolto appena 12.000 dei 200.000 richiedenti asilo arrivati nel 2014.

Pegida contro gli immigrati
Leggendo i temi trattati sulla pagina web e il “manifesto” costitutivo del gruppo, sembra che Pegida raccolga un seguito variegato e che abbia messo in collegamento settori più o meno organizzati della destra radicale, hooligans del calcio e semplici cittadini preoccupati dal numero di immigrati presenti in Germania e dall’aumento dei rifugiati provenienti da zone di guerra del Medio Oriente (in particolare dalla Siria).

Il consenso che si sta coagulando attorno al movimento appare in crescita e in particolare la partecipazione alle marce di protesta, scandite dallo slogan “Wir sind das Volk” (noi siamo il popolo), ha visto un incremento dei partecipanti arrivando a toccare la ragguardevole cifra di 18 mila aderenti alla manifestazione svoltasi a Dresda il 5 gennaio.

La successiva marcia del 12 gennaio, avvenuta sempre a Dresda, ha accolto 25mila persone che hanno manifestato contro l’Islam e in memoria dei redattori di Charlie Hebdo.

Appare difficile definire con chiarezza quali siano gli obiettivi del movimento data la natura abbastanza confusa e variegata delle rivendicazioni e la scarsa propensione al dialogo con la stampa.

Quel che è evidente, accanto alla matrice anti islamica, è la contrarietà al ruolo svolto dall’Unione europea nel campo delle politiche sull’immigrazione, la richiesta di controlli più stringenti sui flussi migratori, il rimpatrio dei rifugiati nei loro paesi di origine, l’obbligo per gli immigrati di parlare tedesco anche nei luoghi privati e l’espulsione di tutti gli stranieri che compiono reati in territorio tedesco.

Deciso è anche il contrasto alla politica di asilo politico considerata una “pericolosa minaccia contro la cultura tedesca” in grado di mettere a rischio la germanicità del paese.

In campo con una Germania aperta
Indipendentemente dal futuro che avrà Pegida, ossia se sarà destinata a svanire o a crescere – magari presentandosi come partito in qualche competizione elettorale -, è indubbio che la capacità dimostrata dal movimento nel mobilitare un numero ragguardevole di cittadini attorno a una piattaforma politica xenofoba e di estrema destra, abbia suscitato la preoccupazione e la dura reazione dell’opinione pubblica, dei partiti politici e delle comunità religiose (in particolare quelle islamica ed ebraica).

Angela Merkel si è affrettata a ricordare la natura aperta e inclusiva della società tedesca, mentre gli ex cancellieri socialdemocratici Helmut Schmidt e Gerard Schröder hanno lanciato una campagna anti-Pegida denunciando la natura razzista, intollerante e anti democratica del movimento.

A questa campagna hanno aderito numerosi ministri del governo Merkel come Sigmar Gabriel, Frank-Walter Steinmeier, Wolfgang Schäuble, Ursula von der Leyen e personaggi dello sport come Oliver Bierhoff.

Accanto alle prese di posizione ufficiali ci sono state anche delle manifestazioni spontanee nate con l’obiettivo dichiarato di ostacolare gli incontri promossi da Pegida: è questo il caso, ad esempio, delle 5.000 persone scese in piazza a Berlino oppure delle 22.000 che hanno manifestato per le strade di Stoccarda, Munster e Amburgo.

A Colonia le autorità hanno addirittura provveduto a spegnere le luci della Cattedrale in segno di protesta contro l’estremismo di Pegida.

Pericolo per il sistema politico tedesco?
Il fermento che si è mosso attorno a Pegida sta a significare che il clima di risentimento e di paura verso gli immigrati, che negli ultimi anni è cresciuto in tutta Europa, è arrivato anche in Germania.

Se le elezioni politiche del 2013 sembravano averci detto che la Cdu-Csu era in grado di presidiare il lato destro dello schieramento politico, evitando la mobilitazione di recrudescenze di estrema destra, il risultato delle elezioni europee, delle successive elezioni regionali e la crescita di consenso per gruppi come Pegida, sono le spie di un pericoloso aumento di consenso per i gruppi e i partiti che – a vario titolo – si collocano alla destra dei cristiano democratici della Cdu.

Questo variegato schieramento possiede una certa capacità nel mobilitare consenso per un’area politica che per molti anni è apparsa dormiente nel sistema politico tedesco.

Bisognerà capire se il movimento riuscirà a saldare la propria posizione con quella di Afd, il movimento nato su una piattaforma euroscettica, ma che nell’ultimo anno, forte dei successi elettorali, sembra aver spostato ancora più a destra la propria proposta politica.

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