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Attacco alla redazione di Charlie Hebdo

Charlie Hebdo e i delitti di opinione

9 Gen 2015 - Stefano Silvestri - Stefano Silvestri

Da un lato il vile attentato omicida alla redazione di Charlie Hebdo, che riempie gli schermi televisivi e le pagine dei giornali, come è giusto. Dall’altro la ben più modesta notizia che dovrebbe iniziare in queste ore il supplizio di Raif Badawi, blogger libertario saudita condannato a 1000 colpi di frusta, 10 anni di prigione e 270.000 dollari di multa, per aver apparentemente insultato l’Islam nella sua versione saudita.

Egli aveva scritto, tra l’altro, che il suo impegno era quello di “respingere ogni repressione (condotta) in nome della religione … un obiettivo che raggiungeremo per via pacifica e nel rispetto delle leggi” .

Delitti di opinione: Charlie Hebdo era l’epitome di questa lunga storia, tanto più provocatorio perché ironico e dissacrante. Più volte condannato e messo all’indice, sempre sull’orlo del fallimento economico e della chiusura, non accettava le regole del buon gusto né quelle del rispetto delle altrui convinzioni religiose o morali: tutto poteva essere detto o disegnato nelle forme della denuncia e della satira.

Giornale scomodo dunque, ma allo stesso tempo espressione del grado di maturazione di una società che ammette l’altro e le sue critiche, sia pure, a volte, a fatica.

Dall’altra parte c’è la chiusura ideologica e settaria, in nome di un’ortodossia che non accetta varianti e che si irrigidisce su tutto, che si tratti di opinioni libertarie o delle donne al volante, confondendo la propria forza con la propria rigidezza.

La crisi che stiamo vivendo non è un conflitto di civiltà, né tanto meno tra religioni, né una guerra classica, ma ha la natura di un nuovo importante scontro tra sistemi totalitari e sistemi democratici, con la differenza, rispetto al passato, che questa volta i totalitarismi non sono basati in Europa e si nascondono dietro interpretazioni di comodo di un credo religioso.

Le crisi che stanno sconquassando il Medio Oriente, mettendo in dubbio la sopravvivenza degli stati arabi, sono il campo di battaglia e il centro di questo scontro.

Gli attacchi terroristici in Europa sono gli strascichi esterni di quelle crisi e mirano, nelle intenzioni degli ispiratori ideologici e politici di questa manovalanza feroce, a spingere gli europei, e in genere ogni altra potenza esterna a quella regione, ad allontanarsi dalla battaglia, rendendo fragile così ulteriormente la situazione.

È grave che purtroppo alcuni degli alleati nella lotta a questo terrorismo siano anche responsabili dell’irrigidimento ideologico e del totalitarismo politico che alimenta queste crisi, perché ciò rende infinitamente più difficile impedire il peggio.

Ma sarebbe anche più grave se le potenze esterne non islamiche si allontanassero dalla regione o peggio, cadessero nella trappola dello scontro di civiltà, aiutando così i nostri peggiori nemici a legittimarsi.

Abbiamo di fronte un percorso reso difficile da troppi errori commessi in passato e dalle molte incertezze e ambiguità del presente, ma la lotta al terrorismo deve essere resa più forte dalla strage di Charlie Hebdo e deve difendere anche i diritti civili di Raif Badawi e di tanti altri presenti in tutto il mondo arabo e islamico. Le armi e le idee non possono essere disgiunte.

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