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Elezioni in Grecia

Rischio ciclone Tsipras su Atene e Bruxelles

30 Dic 2014 - Eleonora Poli - Eleonora Poli

Il mancato accordo tra i partiti sull’ex commissario europeo Stavros Dimas come nuovo Presidente della Repubblica porta la Grecia a elezioni anticipate.

L’appuntamento è per il prossimo 25 gennaio, quando le elezioni politiche nella penisola ellenica potrebbero causare un duro scossone alla precaria stabilità economica e finanziaria del paese.

Syryza contro l’austerità
Tra i partiti papabili alla guida di un nuovo esecutivo, l’euroscettico Syryza sembra essere il favorito.

Con un programma basato su posizioni anti-austerity e anti-bailout, il partito, guidato da Alexis Tsipras, si è da sempre schierato contro le dure misure di austerità imposte alla Grecia e si dichiara pronto a rinegoziare i termini del piano di salvataggio con la cosiddetta Troika, composta da Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale.

Stipulato nel 2010, il piano di salvataggio quadriennale della Grecia, del valore di 240 miliardi di euro, dovrà essere ridiscusso nei prossimi mesi.

Considerato dalla nomenclatura europea come l’ancora di salvezza nazionale che ha permesso al paese di superare la sua precedente crisi monetaria e ripristinare fiducia nei mercati e continuare a far parte della zona euro, il piano non sembra aver destato tale ottimismo nei greci. I redditi familiari ellenici sono diminuiti di un terzo, mentre la disoccupazione ha raggiunto il 25%.

Se Syriza vincesse le elezioni politiche, i prossimi negoziati sul piano di salvataggio con la Troika risulterebbero molto difficili.

Il partito si oppone anche a ulteriori tagli di bilancio ed è contrario alla privatizzazione sfrenata delle aziende. In altre parole, alla politica neoliberale sostenuta da Berlino, Syriza contrappone una soluzione socialista di stampo più keynesiano, che vede negli investimenti pubblici la chiave di volta verso la risoluzione della crisi che sta attanagliando le tasche dei greci e il benessere sociale della penisola.

Rivoluzione euroscettica o compromessi con la troika
Anche se il partito è al momento in testa ai sondaggi e Tsipras sembra convinto di emergere come primo ministro, il vantaggio elettorale di Syriza si è comunque ridotto nelle ultime settimane a causa delle crescenti preoccupazioni economico-finanziarie e dell’inesperienza politica dei suoi candidati.

I dati registrati dai sondaggi fanno quindi pensare che la rivoluzione euroscettica in Grecia dovrà attendere, visto che il gruppo potrebbe non ottenere la maggioranza dei seggi al Parlamento, ma solo 138 sui 151 necessari.

Per guidare il nuovo esecutivo e quindi far fronte ai negoziati con la Troika, Tspiras dovrà cercare alleanze con altri gruppi, quali la nuova formazione del centro-sinistra To Potamio (6,6% delle preferenze) o il partito socialista Pasok di Evangelos Venizelos (6,8% delle preferenze).

Secondo questo scenario, per Syriza trovare un fronte di politica interna comune sarà senza dubbio più difficoltoso e Tsipras potrebbe optare per attuare una politica più moderata, che non preveda solo l’abbandono dell’idea di uscire dall’euro, già di fatto scartata dal leader, ma anche l’attuazione di alcuni compromessi con la Troika.

Se il partito non avrà una forza politica tale da convincere i suoi creditori a cancellare o ristrutturare il 70% del debito considerato dal suo programma politico come il fattore principale della paralisi economica greca, dovrebbe infatti accontentarsi di una moratoria sul pagamento degli interessi sul debito pari a 9 miliardi di euro all’anno.

L’Europa che si allontana dalla visione neoliberale
Anche nel caso in cui Syriza si dimostri incapace di creare un fronte unico contro le misure di austerità, non sarà certamente un partito debole all’interno del Parlamento. La mancata rivoluzione euroscettica in Grecia non dovrà quindi essere sottovalutata dall’ Unione europea.

Lungi dall’essere un fenomeno isolato, la crisi greca è di fatto l’ennesima manifestazione dell’allontanamento dei cittadini europei dalla rigida visione neoliberale sostenuta a Bruxelles e imposta sui governi nazionali.

In questo frangente, una maggiore legittimità dell’idea di Europa, non solo in Grecia, ma anche nel resto degli stati membri colpiti dalla crisi, potrà essere ottenuta solo se le istituzioni europee, come la nuova Commissione di Jean Claude Juncker, saranno in grado di aprire un dialogo efficace tra le parti, nel rispetto della volontà manifestata dagli elettori europei.

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