IAI
India ed elicotteri

L’assoluzione di AugustaWestland non ripara il danno

3 Nov 2014 - Michele Nones - Michele Nones

Con sentenza del 9 ottobre scorso il Tribunale di Busto Arsizio ha assolto gli allora responsabili di AgustaWestland dall’accusa di corruzione internazionale per i dodici elicotteri AW 101 acquistati dall’India nel 2010.

Tutti dovrebbero esserne soddisfatti. Ne esce ripulita l’immagine del “gioiello” tecnologico, industriale, commerciale e finanziario di Finmeccanica, il principale gruppo italiano nelle alte tecnologie.

Ne esce anche ripulita l’immagine del paese, perché è lo stato l’azionista di riferimento ed è il governo che esercita il controllo sulle esportazioni e sulla normativa anti-corruzione: se l’accusa fosse risultata fondata, l’affidabilità del nostro sistema di controllo delle esportazioni e dei movimenti finanziari sarebbe risultata pesantemente compromessa.

Lo stesso sarebbe valso per Finmeccanica, visto che non si sarebbe accorta di un esborso di una cinquantina di milioni di euro, pari a quasi il 10% della commessa acquisita.

Resta sullo sfondo una poco convincente condanna per frode fiscale, di cui non si capisce il “movente” visto che l’eventuale sovrafatturazione non è servita per pagare tangenti. Anche in questo caso la vicenda implicherebbe qualche dubbio sull’efficienza dei controlli fiscali e contabili visto che nessuno si sarebbe accorto di alcune decine di milioni di euro sottratti ai bilanci della società.

Finmeccanica paga le conseguenze
Questa indagine però lascia sul terreno cumuli di macerie. A pagarne le conseguenze sono stati non solo due apprezzati dirigenti industriali, ma anche migliaia di lavoratori che dipendono da Finmeccanica e gli azionisti che vi hanno investito. L’intera industria dell’aerospazio, sicurezza e difesa italiana è rimasta sulla graticola per due anni e mezzo vedendo danneggiata la sua credibilità.

A partire dagli anni Duemila la nostra industria ha dovuto, come le altre, concentrarsi e internazionalizzarsi per poter competere sul mercato mondiale, condizione indispensabile per sopravvivere vista la continua progressiva riduzione del mercato italiano ed europeo. Tra i mercati più interessanti l’India occupa un posto di primo piano.

Ora l’India ha cancellato il contratto ed escluso Finmeccanica dai nuovi acquisti. L’assoluzione potrà, si spera, portare il governo indiano a riconsiderare le sue decisioni e sicuramente si arriverà a chiudere il contenzioso giuridico-finanziario.

Ma, intanto, la commessa è andata persa e ci vorranno anni e un forte e costante impegno per ricreare un clima di fiducia reciproca. L’inchiesta italiana, amplificata gratuitamente da gran parte dell’informazione, ha sostenuto per un triennio che i vertici militari indiani erano stati corrotti e che, sullo sfondo, vi erano state collusioni a tutti i livelli.

D’altra parte una commessa così importante, destinata ad acquisire gli elicotteri destinati a trasportare i vertici istituzionali, aveva necessariamente coinvolto non solo il Ministero della difesa, ma anche il governo indiano.

L’India è, come tutte le nuove potenze regionali, un paese orgoglioso: veder mettere sotto accusa o, peggio, condannare anticipatamente esponenti di vertice da parte di un paese estero non giova sicuramente al rafforzamento della collaborazione bilaterale. E tutto questo è avvenuto mentre si consuma la vicenda dei nostri marò.

Intanto Finmeccanica e i suoi dirigenti sono rimasti per tre anni nel tritacarne mediatico. Colpi di teatro clamorosi con perquisizioni a tappeto, intercettazioni sistematiche, arresti cautelari, detenzioni prolungate fino al limite massimo, pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e ambientali e di altri documenti estranei all’indagine, ecc. Ancora una volta l’indagine si è svolta sulle prime pagine dei giornali prima che negli uffici e nelle aule giudiziarie.

AgustaWestland, le lezioni
Adesso sembra giunto il momento di trarre qualche lezione da questa incredibile vicenda.

1. Quando un’indagine giudiziaria riguarda i principali gruppi industriali del paese, sarebbe doveroso assicurare rapidità, cautela, serenità e riservatezza, quattro valori che in questo caso sono risultati latitanti. Ci sono voluti quasi tre anni per arrivare ad una conclusione che, vista l’assenza di prove, poteva arrivare molto prima.
Si è arrestato il capo di uno dei più grandi gruppi industriali italiani, a distanza di anni dal reato ipotizzato, per poi scoprire che non poteva “inquinare” le prove perché non ce ne erano. E lo si è tenuto in galera fino al limite consentito nel tentativo di logorarne la resistenza, ma accreditando in questo modo, soprattutto all’estero, l’idea che vi erano solide prove della sua colpevolezza.

2. Quando un’indagine riguarda un gruppo industriale di cui lo stato è l’azionista di riferimento, quest’ultimo deve esercitare i diritti e doveri che gli competono, cercando di salvaguardare l’impresa coinvolta. In alcuni casi il momentaneo sacrificio dei singoli può essere indispensabile e l’azionista deve, nelle dovute forme, richiederlo.
Ma lo stato deve essere parte attiva, non spettatore, peggio ancora disinteressato. A rimanere muti ed impotenti si sono alternati due Governi. Nessun azionista privato si sarebbe comportato in questo modo. Solo il Governo attuale ha deciso, quest’anno, un cambiamento radicale. Con simili premesse è il caso di domandarsi se lo stato-azionista non dovrebbe fare un definitivo passo indietro dal settore industriale.

3. Quando è coinvolto un altro paese, soprattutto se rappresenta un mercato importante, e un settore delicato, come quello militare, lo Stato deve proteggere anche l’interesse nazionale, utilizzando tutti gli strumenti giuridicamente disponibili e, prima di tutto, l’azione politica internazionale.
L’obiettivo deve essere quello di rassicurare il cliente sulla fiducia che riponiamo, fino a prova contraria, nella correttezza della sua gestione della commessa, sull’impegno italiano nel rispettare il contratto e sull’affidabilità del nostro sistema industriale. In altri termini, un forte impegno per circoscrivere i danni e non pregiudicare la collaborazione fra i due paesi.

Per il futuro la soluzione migliore sarà quella di inserire i contratti nell’ambito di accordi intergovernativi, spostando il rapporto dal piano della fornitura a quello della collaborazione. La nuova normativa consente alla Difesa di svolgere questo ruolo: adesso bisogna metterla in pratica.

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