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Medio Oriente

Vaticano e Iran uniti per proteggere i cristiani

7 Ott 2014 - Aldo Maria Valli - Aldo Maria Valli

Le relazioni tra Santa Sede e Iran hanno una lunga tradizione e oggi sono rafforzate da interessi comuni.

Il Vaticano giudica strategico il canale diplomatico con il governo di Teheran, considerato alleato prezioso nella protezione delle comunità cristiane in Medio Oriente, sempre più sottoposte all’offensiva jihadista, e il nuovo regime moderato-riformista iraniano (che ha elogiato papa Bergoglio per la sua attenzione ai poveri) vede nella Santa Sede una sponda fondamentale in senso geopolitico, prestigiosa e autonoma rispetto a Washington e alle cancellerie europee.

In gran parte coincidente è la visione rispetto alla crisi siriana. Punti centrali: fine delle ostilità e aiuti umanitari.

Dialogo fra Islam e Cristianesimo
Anche sul piano più strettamente religioso c’è una collaborazione che si è andata consolidando nel tempo. Lo dimostra la recente traduzione in persiano, da parte di studiosi musulmani sciiti, del Catechismo della Chiesa cattolica, con introduzione del cardinale Jean-Louis Tauran, grande sponsor del dialogo con l’Iran.

E il nuovo ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, Tajer Rabbani, sta lavorando con la segreteria di Stato perché si arrivi a un incontro tra papa Francesco e il presidente Hassan Rouhani.

L’anno scorso, in occasione del suo incontro con monsignor Leo Boccardi, nuovo nunzio apostolico in Iran, il presidente iraniano ha rilanciato il dialogo fra mondo islamico e mondo cristiano auspicando una vera e propria alleanza fra Iran e Santa Sede su grandi questioni come lotta al radicalismo, ingiustizia sociale e povertà.

Rohani ha anche pubblicato una foto dell’incontro sul suo account di Twitter, scrivendo che “Islam e Cristianesimo hanno bisogno di dialogo più che mai oggi, in quanto alla base dei conflitti fra le religioni vi è soprattutto l’ignoranza e la scarsa conoscenza reciproca”.

Da parte sua il nunzio Boccardi sta lavorando perché i rapporti bilaterali siano sempre più stretti, specie per contribuire alla soluzione delle crisi in Medio Oriente. L’ordine di papa Francesco è stato chiaro: salvaguardare tutte le minoranze, e su questo piano il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha fatto conoscere la sua piena sintonia con il pontefice.

Durante un incontro a Teheran, anche il cardinale Gianfranco Ravasi, responsabile del dicastero vaticano della cultura e porporato di primo piano, ha parlato della necessità di incrementare il dialogo.

Diplomazia iraniana alla Santa Sede
Può risultare sorprendente, ma il personale diplomatico iraniano accreditato presso la Santa Sede è il secondo in ordine di grandezza, dopo la Repubblica dominicana e prima degli Stati Uniti. I rapporti diplomatici risalgono al 1954. Vaticano e Teheran si riconoscono nell’alta considerazione per la religione e nella preoccupazione per i processi di secolarizzazione che si fanno strada nel mondo.

Nel 2011 tra Benedetto XVI e l’allora presidente Mahmoud Ahmadinejad ci fu uno scambio di lettere in occasione di un convegno sui luoghi santi per i cattolici e per gli sciiti. Ne emerse il comune interesse alla collaborazione perché i simboli religiosi fossero rispettati e valorizzati ovunque.

Delegazione Usa al Seminario di Qom
Nel marzo scorso poi, con un’iniziativa senza precedenti, resa nota solo a cose fatte, una delegazione dei vescovi degli Stati Uniti si è recata per quattro giorni a Qom, il “Vaticano” degli sciiti iraniani.

Guidata dal vescovo Richard Pates, dal cardinale Theodor McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, e da monsignor Denis Madden, vescovo ausiliare di Baltimora e presidente del comitato per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dei vescovi americani, la delegazione è stata ospite del Seminario dei maestri di Qom e ha avuto incontri, tra gli altri, con l’ayatollah Morteza Moghtadaei, vicepresidente dell’influente centro studi sciita, e con il grande ayatollah Javadi Amoli.

Sembrano dunque lontanissimi i tempi in cui gli Stati Uniti per Teheran erano il “grande Satana”. “Speriamo che questo incontro possa promuovere la comprensione tra i popoli dell’Iran e degli Stati Uniti”, ha spiegato il vescovo Pates. “Come dice papa Francesco, il dialogo è la chiave per scoprire la verità ed evitare incomprensioni”.

Il Seminario dei maestri di Qom da tempo intrattiene rapporti anche con il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. E proprio a Qom è già fissato per questo mese di ottobre un nuovo colloquio del Centro per il dialogo interreligioso iraniano con l’omologo dicastero vaticano.

Ovviamente la diplomazia vaticana sa bene che nelle relazioni con il paese degli ayatollah la prudenza è d’obbligo, ma in questo momento l’asse con Teheran è ritenuto quanto mai importante al fine di proteggere le comunità cristiane attaccate dal fondamentalismo islamico.

Non va infine dimenticato che l’attuale responsabile della potente congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli, il cardinale Fernando Filoni, uno dei curiali più apprezzati da papa Francesco, nel corso della sua lunga carriera diplomatica è stato nunzio a Teheran oltre che a Baghdad.

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