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Politica estera europea

Un ruolo in Medio Oriente per la Mogherini

23 Ott 2014 - Nimrod Goren - Nimrod Goren

Da tempo, vari decenni, l’Ue è alla ricerca di un modo per influenzare significativamente i rapporti israelo-palestinesi, senza grande successo. Potrebbe Federica Mogherini, nuovo responsabile della politica estera europea, riuscire a dare all’Ue un ruolo più centrale nel processo di pace?

Per riuscire nell’impresa, la Mogherini dovrebbe cominciare col prendere due iniziative: ripristinare il posto di inviato speciale europeo per la pace in Medio Oriente e rilanciare quegli incentivi alla pace tra Israele e i Palestinesi che erano stati individuati nel dicembre 2013.

L’inviato speciale
Catherine Ashton ha abolito il posto di inviato speciale europeo per la pace in Medio Oriente nel gennaio 2014. Era un posto esistente sin dal 1996, parte del processo di Oslo. Negli anni era stato ricoperto da Miguel Moratinos (1996-2002), Marc Otte (2003-2011) e Andreas Reinecke (2012-2013). Nessuno di loro aveva svolto un ruolo importante nel processo di pace, ma non è stata questa la ragione per cui la Ashton decise di abolire questo ruolo.

Era una decisione controversa, che in realtà la Ashton aveva in agenda sin dal 2013, ma che era stata rinviata per l’opposizione di alcuni paesi membri. Alla fine la Ashton riuscì comunque nel suo intento, che era quello di assumere un maggior controllo diretto sulla politica verso il Medio Oriente. Tuttavia, in questo modo, essa limitò anche significativamente la capacità europea di essere presente ed attiva sul terreno.

La mancanza di un tale inviato si è fatta sentire durante l’ultima guerra di Gaza. L’intervento europeo si è limitato ad alcune visite nella regione da parte di ministri degli esteri di singoli paesi europei e a successive dichiarazione incorporate nei comunicati finali dei Consigli dei ministri, senza che vi fosse nessuno all’opera per cercare di tradurre quelle dichiarazioni in realtà politica.

La Mogherini dovrebbe quindi invertire la rotta, ristabilendo quel posto di inviato speciale. Ciò accrescerebbe la visibilità e l’efficacia della politica europea nella regione e semplificherebbe il compito successivo della nuova Lady Pesc, di promuovere una nuova iniziativa europea di pace, incentivandola, ad esempio, con la promessa di estendere ad Israele e al futuro stato palestinese la status di Partner Speciale Preferenziale nei confronti dell’Ue, dopo la firma del Trattato di Pace.

L’offerta del partenariato
In tal modo, Israele e i palestinesi potrebbero profittare del più stretto e migliore rapporto con l’Ue possibile per un non-membro ed includere una quantità straordinaria di finanziamenti per lo sviluppo economico e per la sicurezza. L’idea europea di stabilire un “incentivo per la pace” è stata una delle pochissime novità discusse durante l’ultimo round, fallito, dei negoziati di pace israelo-palestinesi.

L’Ue considera questa un’occasione di importanza storica, anche se non è ancora chiarissimo cosa in concreto tale accordo potrebbe comportare. Varie personalità, tra cui il Presidente uscente della Commissione e gli ambasciatori di Francia e dell’Ue in Israele, hanno pubblicamente sottolineato l’importanza dell’offerta fatta, cercando in più modi di informare l’opinione pubblica israeliana.

Tuttavia questo incentivo non ha avuto l’effetto sperato e ha lasciato gli israeliani largamente indifferenti. Il Governo israeliano ha evitato ogni reazione, mentre il Ministero degli Esteri ne ha sminuito l’importanza. La maggioranza degli israeliani non sono neanche al corrente: un sondaggio condotto per l’Istituto Mitvim lo scorso settembre ha appurato che solo il 14% degli intervistati ne aveva sentito parlare.

Le reazioni ufficiali rispecchiano il punto di vista del governo israeliano che respinge la possibilità di stabilire un qualsivoglia collegamento tra progressi nel processo di pace da un lato e miglioramento dei rapporti di Israele con l’Ue dall’altro, ma il flop della proposta europea dipende anche dal fatto di non essere né abbastanza allettante, né abbastanza articolata e precisata, né infine abbastanza propagandata.

Che potrebbe fare la Mogherini?
La Mogherini avrebbe quindi molto da fare. D’altronde l’Ue non avrebbe ragione di abbandonare questo incentivo solo a causa dell’attuale paralisi dei negoziati di pace. L’offerta europea ha una chiara dimensione di lungo termine, e ribadirla sin da subito può avere un impatto positivo sull’opinione pubblica ed accrescere le possibilità di una ripresa dei negoziati.

La nuova Lady Pesc potrebbe coinvolgere istituti di ricerca e think tanks europei ed israeliani in un processo di approfondimento e sviluppo del contenuto di questa proposta, per renderla più allettante e più concreta.

Un inviato speciale europeo d’altro canto svolgerebbe un ruolo vitale per incentivare l’iniziativa a livello regionale e per coordinarla con altre possibili vie d’azione, come la Iniziativa di Pace della Lega Araba e le garanzie di sicurezza offerte dagli Usa.

Il tempo è ormai maturo per un ruolo europeo più significativo nel conflitto israelo-palestinese, e l’Ue sembra pronta ad accrescere il suo coinvolgimento.

Vi è l’idea di esercitare maggiori pressioni su Israele per la questione degli insediamenti, di guidare una missione di osservatori nella Striscia di Gaza, di aiutare alla ricostruzione di Gaza, e infine di proporre ad Israele e ai palestinesi la possibilità di nuovi e più stretti rapporti con l’Ue. Vi è qui qualcosa di nuovo e di importante che un responsabile politico come la Mogherini potrebbe avere il ruolo di tradurre in realtà.

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