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Crisi ucraina

Polonia, il doppio binario con il Cremlino

9 Ott 2014 - Daniele Fattibene - Daniele Fattibene

La politica aggressiva della Russia in Ucraina e in tutto il vicinato comune suscita forti reazioni in Polonia. Tanto le istituzioni che l’opinione pubblica si interrogano sul futuro della sicurezza nazionale.

Revival della Nato
I risultati dell’ultimo sondaggio Transatlantic Trends mostrano che dopo un periodo di interesse calante nei confronti della Nato e della sua capacità di garantire la sicurezza ai paesi europei, gli eventi in Ucraina stanno mutando l’atteggiamento dell’opinione pubblica nazionale.

Il recente summit in Galles è stato quindi accolto positivamente in Polonia, visto che le decisioni finali prese sembrano rafforzare la credibilità dell’Alleanza di fronte ai problemi di sicurezza internazionale.

In tale ottica, Varsavia non teme l’eventualità di una Nato “a due velocità”. Al contrario, la creazione di forze di reazione immediate potrebbe rivelarsi uno strumento efficace per rispondere in modo immediato alle crisi.

La NATO è ancora essenziale per la sicurezza nazionale?

Forze di reazione immediate
La Polonia ritiene tuttavia che continuano ad esserci ostacoli che rischiano di vanificare gli sforzi fatti in Galles. La crisi in Ucraina ha mostrato ancora una volta come la Nato continui a essere divisa in blocchi, specialmente in relazione alle politiche da assumere nei confronti della Federazione russa.

Da una parte ci sono i paesi che non vogliono minare i rapporti politici ed economici con Mosca; dall’altra stati come la Polonia che vorrebbero dotare l’Alleanza di tutti i mezzi necessari per rispondere alla politica aggressiva del Cremlino nel vicinato orientale.

Riguardo le forze di reazione immediate, Varsavia teme che manchi l’effettiva volontà politica da parte degli stati membri di perseguire questa strada. A ciò si unisce il problema della leadership di queste forze di reazione.

Se essa dovesse dipendere ancora dal consenso politico unanime di tutti i 28 paesi Nato allora il meccanismo si rivelerebbe inefficace. Se invece tutte le decisioni passassero dal quartier generale lo scenario potrebbe essere diverso.

Per questo motivo, la Polonia sta premendo affinché dalle parole si passi ai fatti, attraverso la stesura di piani dettagliati, contenenti scadenze precise relativamente ai tempi tecnici necessari per mettere tale forza in campo.

Contenimento dei sentimenti anti-russi
La politica del Cremlino in Europa orientale rischia di minare le relazioni con la Polonia. Varsavia teme infatti di perdere il suo ruolo chiave nella regione e sta quindi cercando di perseguire una strategia del “doppio binario” con il Cremlino.

Da una parte si cerca di mantenere relazioni pragmatiche con Mosca, evitando di diffondere sentimenti anti-russi nel paese. Dall’altra, la Polonia non può non cercare di spingere gli altri stati dell’Unione europea (Ue) e della Nato ad aumentare i costi politici ed economici per il Cremlino.

In tal senso, Varsavia vede con molta preoccupazione l’eccessiva e rinnovata ingerenza della Russia nella regione. Il sostegno di Mosca verso numerosi movimenti separatisti in Moldova, Armenia e Azerbaijan, le pressioni economiche verso Yerevan attraverso la Eurasian Economic Union, il conflitto congelato in Transnistria, rischiano di mettere in crisi l’intero equilibrio geopolitico post-Guerra Fredda.

Di fronte a questo scenario, Varsavia spinge affinché, terminata la crisi ucraina, Ue e Nato assumano strategie diverse nei confronti di Mosca per evitare di dare un’altra chance al presidente russo Vladimir Putin, come è successo dopo la guerra in Georgia nel 2008.

Wojciech Lorenz, esperto di politica di sicurezza e difesa polacca al Polish Instiute for International Affairs (Pism), ritiene che Ue e Nato dovrebbero perseguire una politica speculare a quella polacca. Occorre evitare di isolare eccessivamente Mosca e di favorire una nuova escalation di violenza nella regione che risulterebbe insostenibile per i paesi europei.

Bisogna però anche fare in modo che la Russia paghi a caro prezzo il suo tentativo di cambiare l’ordine mondiale. Altrimenti si rischia di diffondere nei paesi membri della Nato il timore che l’Alleanza non sia in grado di fronteggiare un’eventuale offensiva militare del Cremlino.

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