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Medio Oriente

La Tunisia al voto tra polarizzazione e consenso

21 Ott 2014 - Pietro Longo - Pietro Longo

La Tunisia si appresta ad andare al voto per la seconda volta dalla “rivoluzione dei gelsomini”. Il 26 ottobre – già il 24 i tunisini residenti all’estero – i cittadini voteranno per rinnovare i 217 deputati che siederanno nel Parlamento.

Quello di domenica sarà solo il primo appuntamento elettorale dei prossimi mesi. Il 23 novembre si terranno, infatti, le presidenziali, considerate l’ultimo atto della transizione.

I sondaggi hanno registrato un testa a testa tra i due partiti maggioritari: Nida Tunis che rappresenta il polo “modernista” e Ennahda che invece dà voce alle istanze “islamiste”. La polarizzazione è attutita dalla presenza di altri partiti come il Fronte popolare, il Partito repubblicano e il partito “l’Iniziativa”.

Il Congresso per la repubblica e Ettakatol, che insieme a Ennahda avevano formato la troika di governo, sembrano destinati a raccogliere pochi consensi.

A causa della scarsa performance che la troika ha dimostrato nei due anni di governo, anche gli islamisti hanno perso terreno. Ennahda è però riuscita a conservare una certa base elettorale grazie al radicamento sociale di cui gode.

Ennahda punta sui sukuk
Come per le elezioni dell’ottobre 2011, Ennahda ha messo in moto un’imponente campagna elettorale caratterizzata da comizi in tutte le province, comprese le sedi estere.

In occasione dell’inaugurazione tenutasi a Tunisi con il lancio dello slogan “amare la Tunisia non solo a parole”, è stato presentato il programma economico e sociale che il partito intende intraprendere nei prossimi cinque anni.

Sul versante economico, gli islamisti promettono il rilancio dell’occupazione, la lotta all’inflazione e lo stimolo degli investimenti esteri. Il loro asso nella manica è però rappresentato dall’introduzione di strumenti finanziari islamici, come i sukuk, attraverso i quali al-Ennahda intende fare della Tunisia l’hub finanziario del Mediterraneo.

Ghannushi coltiva la politica del consenso
Alla “giustizia sociale” è subentrata la parola “sviluppo”, fatto comprensibile se si considera che Ennahda ha già fallito una volta la missione di risollevare le sorti economiche del paese. Pertanto Rashid al-Ghannushi, pragmatico leader di Ennahda, ha fatto appello alla necessità di continuare con la politica del consenso che ha caratterizzato la fase di redazione della Costituzione.

Secondo al-Ghannushi, il futuro esecutivo tunisino non dovrà essere monocolore, ma dovrà raggruppare i partiti che hanno raccolto il maggior numero di consensi.

Allo stesso modo il Presidente della Repubblica dovrà essere una personalità sopra le parti e non un alfiere sbilanciato verso uno dei partiti. Ennahda ha peraltro annunciato che non presenterà candidati alla presidenza.

A sostegno dell’esigenza di questa ripartizione degli oneri, la dirigenza di Ennahda ha precisato che la fase dello scontro ideologico è terminata con l’adozione della Costituzione e pertanto si prospetta adesso la possibilità di collaborazione con tutti i partiti che entreranno in Parlamento compreso Nida Tunis.

Nel corso di un’intervista rilasciata nella località di Sfax, dove Ennahda avrebbe mobiliato 15 mila sostenitori, al-Ghannushi ha precisato che la collaborazione con Nida è possibile in virtù del fatto che il modernismo non è esclusiva di questo partito come l’Islam non lo è per Ennahda.

Nida Tunis e i nostalgici di Bourghiba
La vittoria di Ennahda alle parlamentari spianerebbe la strada alla vittoria di Beji Caid Essebsi alle presidenziali. Costui, dopo iniziali aperture, ha dichiarato senza mezzi termini di riconoscere agli islamisti il diritto di avere un partito e concorrere alle elezioni, ma esclude ogni possibile collaborazione.

Nida riscuote un certo successo tra la generazione di nostalgici dell’era bourghibista e in quella parte della società tunisina gelosa della tradizione laica del paese. La scelta di organizzare una convention a Qayrawan, città santa dell’Islam, ha assunto un valore simbolico di sfida, corroborato dalla presenza massiccia di partecipanti.

Tuttavia, la campagna elettorale di questo partito è stata, nel complesso, più modesta rispetto a quella di Ennahda che, grazie alla componente giovanile, ha condotto un’opera di informazione “porta a porta”.

Inoltre Nida già in agosto ha abbandonato l’idea di concorrere alle elezioni insieme all’Unione per la Tunisia, fatto che ha creato tensione tra Essebsi e Taib Baccouche, i due leader principali del movimento.

Il destino di Nida sembra essere legato all’esito delle prossime elezioni. Se ottenesse un discreto successo alle legislative, potrebbe creare un fronte di opposizione a un eventuale governo a guida islamista.

Tuttavia se Essebsi fosse eletto alla presidenza, il partito potrebbe andare incontro allo sfaldamento, dimostrando che soltanto l’abilità di quest’anziano veterano della politica riusciva a tenere unite frange dissimili dell’arena tunisina.

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