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Transatlantic Trends 2014

L’America non si fida di Obama, l’Europa di se stessa

10 Set 2014 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Nel frullatore dell’orrore delle crisi internazionali, gole tagliate tra Iraq e Siria, aerei civili abbattuti in Ucraina, le opinioni pubbliche statunitensi ed europea si scoprono disorientate: insoddisfatte delle leadership di organizzazioni e governi, incerte sulle scelte da farsi, spesso contraddittorie tra percezione delle cose da fare e disponibilità a farle.

Gli italiani s’aspettano una forte leadership occidentale, ma vogliono nel contempo essere più indipendenti nelle relazioni transatlantiche.

Il sondaggio Transatlantic Trends, che si ripete dal 2002 ogni anno, condotto dal German Marshal Fund in collaborazione con la Compagnia di San Paolo, è stato presentato oggi a Bruxelles, presente il ministro degli Esteri, e futuro Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, Federica Mogherini.

Per l’iniziativa, l’edizione 2014 (#TTrends2014) è un po’ un ritorno alla casella di partenza: nel 2002, il sondaggio aveva come sfondo la guerra al terrorismo, dopo l’attacco agli Stati Uniti dell’11 Settembre 2001; oggi, l’estremismo jihadista ripropone quel tema, mentre il conflitto ucraino ripropone venti e clima da Guerra Fredda.

Il rilevamento, che è stato condotto prima dell’estate, interessa 13 paesi: 10 dell’Unione europea, Ue, fra cui l’Italia – gli altri sono Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, gli Stati Uniti, la Turchia e, per la prima volta, la Russia.

Tra sfide esterne e ansie economiche
Nell’ultimo anno, costatano i curatori del sondaggio, Europa e Stati Uniti hanno dovuto affrontare sfide di politica estera sempre più gravi, mentre preoccupazioni economiche e divisioni interne rendono governi e cittadini meno inclini a prestare attenzione agli impegni internazionali.

Eppure, le questioni si accavallano: dall’Afghanistan alla Libia all’Ucraina, il futuro della Nato e dell’Ue, l’impatto dell’immigrazione sulla politica estera e di sicurezza, le relazioni dell’Occidente con la Russia e l’Iran, solo per citarne alcune.

Gli analisti di TTrends 2014 mettono in evidenza sette risultati:

1) statunitensi ed europei non sono d’accordo sul futuro delle relazioni transatlantiche; e una maggioranza di europei (specie tedeschi) reclamano un approccio più indipendente;

2) una maggioranza di statunitensi disapprova per la prima volta dall’inizio del suo mandato le politiche internazionali del presidente Barack Obama;

3) uno spartiacque Nord-Sud continua ad attraversare l’Europa: tre europei su 4 dicono che l’Ue non fa abbastanza per combattere la crisi economica;

4) una maggioranza di europei preferisce venire incontro alle preoccupazioni britanniche piuttosto che spingere la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea –i francesi fanno eccezione;

5) una maggioranza transatlantica vuole continuare a fornire sostegno economico e politico all’Ucraina, anche se ciò comporta tensioni con la Russia; una maggioranza di statunitensi vuole l’Ucraina nella Nato, una maggioranza di europei la vuole nell’Ue e i 2/3 sono d’accordo per inasprire le sanzioni contro la Russia – salvo poi deprecarne le ritorsioni;

6) una maggioranza di russi vuole che Mosca cerchi di mantenere la propria influenza sull’Ucraina, anche se ciò significa mettersi in rotta con l’Ue.

7) una larga parte di statunitensi pensa che gli immigranti clandestini debbano potere legalizzare la loro situazione e disporre di un percorso verso la cittadinanza.

Nato, Ue, economia, immigrazione: le contraddizioni italiane
I dati italiani sono particolarmente contraddittori, a tratti sorprendenti, e sembrano rispecchiare disorientamento e incertezza nell’opinione pubblica, oppure – meno drammaticamente- approssimazione nelle risposte. L’atteggiamento degli italiani sugli Stati Uniti resta stabilmente positivo: il 57% (da 56% nel 2013) auspica una forte leadership Usa, il 72% (da 74%) ne ha un’opinione favorevole.

Con gli olandesi, gli italiani sono gli europei che più apprezzano la politica estera di Obama (74%); con gli svedesi sono quelli che più ne approvano la gestione dei rapporti con la Russia (62%), subito dopo gli olandesi (65%). Però, il 58% degli italiani auspica un approccio più indipendente nella partnership tra Stati Uniti e l’Ue, il 9% in più del 2013.

Colpiscono di più i risultati europei. L’Italia (77%) è seconda solo alla Germania (78%) nell’appoggio a una forte leadership Ue –salvo poi contestarne le indicazioni: il 66% degli italiani ha un’opinione favorevole dell’Ue. Il 51% approva la politica estera del governo (la media europea è del 52%).

Gli italiani non vogliono una forte leadership russa o cinese sulla scena internazionale (68 e 74% rispettivamente): il 69% ha un’opinione negativa della Russia, il 67% della Cina. E il 47% approva come il governo gestisce i rapporti con la Russia, anche se il 49% pensa che il contesto migliore per trattare con Mosca sia quello europeo, il 37% quello nazionale e appena il 9% quello atlantico.

Come in altri paesi dell’Europa mediterranea, la crisi economica continua a preoccupare gli italiani: il 40% giudica la disoccupazione la priorità numero uno, il 72% si sente toccata dalla crisi (meno del 76% nel 2013), l’87% pensa che l’Ue non abbia fatto, né faccia, abbastanza contro la crisi (secondi solo agli spagnoli, 88%); il 58% ritiene che l’euro abbia avuto un impatto negativo.

Eppure, nonostante queste percezioni, il 56% pensa che la partecipazione all’Ue sia positiva per l’Italia (ma solo l’11% di quel 56% sostiene che l’Unione ha rafforzato l’economia). Mentre, fra quanti valutano negativamente la partecipazione dell’Italia all’Ue, il 66% pensa che l’Unione abbia indebolito l’economia.

L’immigrazione resta un elemento di discussione per gli italiani: il 64% ne disapprova la gestione da parte del governo. Il 44% pensa che gli immigrati siano troppi, ma la percentuale scende al 22% quando vengono fornite cifre esatte sul numero attuale degli immigrati.

Per essere tradizionalmente ‘brava gente’, il 57% degli italiani vorrebbe un giro di vite alla concessione di asilo politico. E, in omaggio alla coerenza, il 52% pensa che gli immigrati si integrano male nella nostra società, mentre l’anno scorso il 60% pensava che si integrassero bene – un capovolgimento di maggioranza difficilmente spiegabile.

Il 50% degli italiani considera la Nato essenziale (46% nel 2013): il 69% pensa che debba difendere l’Europa, il 59% appoggia la missione in Afghanistan, ma un identico 59% disapprova missioni Nato fuori dall’area atlantica. E il 70% non è favorevole a fornire armi o ad addestrare truppe di altri paesi perché possano poi difendersi da soli.

Sul fronte ucraino in modo specifico, il 52% degli italiani è favorevole a che l’Ue continui a fornire assistenza economica e sostegno politico a Kiev, ma l’idea di un ingresso dell’Ucraina nella Nato è fortemente divisoria (47% sì, 46% no), mentre il 58% dice ok all’adesione all’Ue e il 59% alle sanzioni contro la Russia. E gli italiani sono fermissimi (80%), dietro solo tedeschi (85%) e francesi (81%), nel no ad armare l’Ucraina.

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