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Difesa europea

Nuova Strategia Ue per la sicurezza dei mari

26 Ago 2014 - Andrea Frontini - Andrea Frontini

Il contesto di sicurezza internazionale appare caratterizzato dalla crescente centralità di sfide multi-dimensionali che hanno nel mare il loro principale teatro d’azione.

Episodi recenti – quali la tragedia umanitaria al largo di Lampedusa, gli attacchi pirateschi nei Golfi di Aden e di Guinea, o le crescenti tensioni tra Cina e Vietnam nel Mar Cinese Meridionale – esemplificano efficacemente un ventaglio di minacce qualitativamente eterogenee, ma egualmente rischiose per il benessere delle comunità umane che dipendono da spazi marittimi sicuri e aperti.

Ciò è particolarmente vero per l’Unione europea nel suo insieme: secondo dati della Commissione, ben il 90% degli scambi commerciali esteri dell’Ue e il 40% di quelli interni avvengono via mare.

Sicurezza marittima Ue
Per affrontare meglio la dimensione marittima della sicurezza europea, i capi di stato e di governo dell’Ue hanno adottato lo scorso giugno una nuova ‘Strategia di Sicurezza Marittima’, a seguito di un processo di riflessione e negoziazione tra istituzioni Ue e capitali nazionali.

Il processo, già avviato su iniziativa della Presidenza di turno spagnola nel 2010, ha conosciuto una recente accelerazione a seguito delle Conclusioni sulla Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) dello stesso Consiglio europeo del dicembre 2013 e della pubblicazione, nel marzo scorso, della Comunicazione di Commissione e Servizio europeo di azione esterna ‘For an Open and Secure Global Maritime Domain’.

Anzitutto, la Strategia identifica i comuni interessi europei nella sicurezza territoriale, la pace e la cooperazione internazionale, la protezione delle infrastrutture critiche, la libertà di navigazione, la salvaguardia degli interessi economici, una comune conoscenza situazionale marittima, la gestione efficace delle zone marittime e dei confini esterni dell’Ue e la sicurezza ambientale in senso largo.

Secondo il documento, tali interessi devono essere protetti da un catalogo di minacce che comprende l’uso della forza contro i diritti e gli interessi degli stati membri, fenomeni criminali transnazionali come la pirateria o il traffico di esseri umani, armi e stupefacenti, il terrorismo e altre minacce alla sicurezza marittima quali gli attacchi cibernetici, la proliferazione di armi di distruzione di massa, le minacce alla libera navigazione, rischi ambientali ed eventi climatici estremi, e attività archeologiche illegali.

Risposte Ue alle minacce alla sicurezza
Sulla base di quattro principi-guida (approccio inter-settoriale, salvaguardia delle competenze in sede nazionale e Ue, rispetto per le regole, e multilateralismo marittimo), la Strategia delinea le future risposte dell’Ue in cinque aree tematiche.

La prima è quella dell’azione esterna, dove si cercherà un maggior coordinamento tra politiche e attori europei, un ruolo più profilato della sicurezza marittima nell’azione internazionale dell’Ue, la promozione della Convenzione di Montego Bay delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare e il sostegno allo sviluppo delle capacità di paesi terzi e organizzazioni internazionali.

Nel campo della conoscenza situazionale marittima, della sorveglianza e dello scambio di informazioni, la Strategia prevede iniziative di coordinamento, condivisione e interoperabilità tanto fra stati membri quanto all’interno di questi, coerenza con le operazioni navali della Psdc e sviluppo del programma ‘Common Information Sharing Environment’ della Commissione.

Il documento si rivolge inoltre allo sviluppo delle capacità europee, in particolare mediante nuovi esercizi di ‘pooling and sharing’, formazione e addestramento in coordinamento con la Nato, e l’identificazione e lo sviluppo di capacità duali e multi-ruolo per future missioni multinazionali.

Un quarto gruppo di azioni concerne la gestione dei rischi, la protezione delle infrastrutture marittime critiche e la risposta alle crisi, ad esempio attraverso una comune analisi europea e una maggiore cooperazione inter-settoriale e trans-frontaliera.

Infine, la Strategia si concentra su ricerca e innovazione, formazione e addestramento, prevedendo tra gli altri la creazione di moduli formativi comuni, la predisposizione di un’agenda europea di ricerca civile e militare il più possibile sinergica e la promozione di partenariati tra settore pubblico e privato.

Diplomazia italiana nel Mediterraneo
Nonostante alcune cautele, peraltro prevedibili, su temi delicati quali le controversie marittime pendenti nel Mediterraneo orientale, le priorità dell’azione Ue alle sue frontiere marittime o il livello di ambizione europea in campo navale, la Strategia rappresenta uno sviluppo incoraggiante nell’attuale dibattito europeo di sicurezza e difesa, realizzando un utile compromesso tra visioni, necessità e sensibilità eterogenee, e costituendo inoltre uno dei primi, concreti risultati degli impegni assunti dal Consiglio europeo dello scorso dicembre in materia di Psdc.

All’Italia, la cui Presidenza di turno coordinerà nei prossimi mesi la redazione di un apposito Piano d’Azione, la Strategia offre un’occasione preziosa per incoraggiare un nuovo ed ambizioso dibattito in sede europea su temi che, come nel caso degli attuali flussi migratori illegali dalla sponda sud del Mediterraneo o della pendente vicenda dei marò, presentano collegamenti diretti o indiretti con dossier di chiara attualità politica per Roma.

Spetterà dunque all’azione diplomatica italiana coniugare priorità nazionali e interessi europei in una sintesi efficace e costruttiva, facendo al contempo della Strategia un utile strumento al servizio dell’azione globale dell’Ue.

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