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Geoeconomia e geopolitica

Lo strano torpore dei mercati

4 Ago 2014 - Cesare Merlini - Cesare Merlini

È impressionante la bonaccia dei mercati finanziari e commerciali a fronte dei venti di guerra che segnano i nostri giorni. Le pagine di cronaca internazionale e quelle di economia sembrano appartenere a giornali di epoche diverse.

Eppure quello che si usava chiamare “arco delle crisi” è tornato prepotente, dai trecento morti dell’aereo di linea malese abbattuto nei cieli della “drole de guerre” ucraina fino al caos libico, passando per lo scontro mortale fra etnie in Iraq e Siria e il devastante attacco israeliano a Gaza.

Volatilità mercati finanziari
Il “ritorno della geopolitica” è stato ripetutamente proclamato, in particolare in occasione dell’annessione russa della Crimea, pur avvenuta senza quasi colpo ferire. Da parte sua, il ministro degli esteri britannico ha parlato di “systemic disorder”.

Per contro, l’indice di volatilità dei mercati azionari si muove intorno a un quarto dei valori dell’inizio di febbraio (al tempo delle brutte notizie dalle economie emergenti), a loro volta situati a circa un quarto di quelli attorno a cui oscillavano alla fine del 2008, allo scoppio della Grande Recessione.

Il calo degli indici di borsa nel mese di luglio è attribuito principalmente a valutazioni economiche. E i manager degli hedge funds non coinvolti nel default argentino fanno sapere di essere andati in vacanza.

E, malgrado le instabilità coinvolgano duramente importanti produttori di idrocarburi, i prezzi del petrolio tendono a situarsi verso il basso delle forchette previste dagli analisti.

Due letture si possono dare di questo stato di cose un po’ sorprendente. La prima è quella del fenomeno contingente. I mercati sono relativamente calmi anche grazie all’attuale larghezza della banche centrali.

Ad ogni momento, a partire dall’indomani della redazione di queste note, una più forte percezione dell’instabilità a causa dell’acuirsi di una qualsiasi di queste crisi può portare a oscillazioni e cadute dei corsi. Cosa che peraltro alcuni osservatori finanziari danno comunque per molto probabile entro la fine dell’anno, ma più per effetto di un cambio di rotta di Janet Yellen, governatore del Fed, che di un’alzata di ingegno del presidente russo, Vladimir Putin.

La seconda lettura è di sistema, in quanto contempla uno spostamento dell’asse del sistema internazionale dalla geo-politica all’interdipendenza economica.

Mercato della sicurezza in declino
Per usare un gergo da borsa, si potrebbe sostenere che oggi il mercato della sicurezza è in declino. La domanda non tira. Morire per la Crimea? Immischiarsi fra sciiti e sunniti? Meglio Assad o i jihadisti? Eccetera.

Ma anche l’offerta è debole: il presidente americano è restio a usare la forza (fra le critiche di politologi e oppositori, ma con il consenso di gran parte dell’opinione pubblica nazionale); dell’Europa non parliamo.

Dall’altra parte, l’economia mondiale è impegnata nel tentativo di uscire dalla crisi e dai conseguenti sconquassi che hanno reso fragili tante delle sue componenti nazionali. La globalizzazione non è morta e i mercati danno prova di callosità rispetto alle guerre, ai rifugiati e ai morti.

E se mai, è l’economia a invadere il terreno della sicurezza, dal momento che le sanzioni sono spesso chiamate a fungere da protesi sostitutive delle armi tenute in serbo, per una logica fondata sull’interdipendenza.

Non necessariamente le due letture sono alternative. Il declino della geo-politica non può che essere parziale e graduale. Ma forse è irreversibile, e già sembra dirci che l’asticella delle crisi oltre la quale si ha lo sconquasso, o comunque l’instabilità, dei mercati è adesso più alta.

L’Unione europea può beneficiare di un maggior peso dell’economia nella sicurezza internazionale, data la sua poca consistenza in materia di “hard power”.

Ma questo non significa potersi adagiare nell’irresponsabilità. Significa elaborare una concezione più strategica dell’economia, inclusa la valutazione dei costi (economici) e dei ritorni (in termini di sicurezza) nell’uso dei suoi strumenti. A cominciare dalle sanzioni.

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