IAI
Libro bianco della Difesa italiana

L’enunciato delle buone intenzioni

5 Ago 2014 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

Le Linee Guida del Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa pubblicate lo scorso giugno costituiscono il punto di partenza dell’elaborazione del Libro Bianco vero e proprio, da completare entro fine anno.

Le premesse metodologiche
Il documento, elaborato da un gruppo di esperti nominato dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti, e presentato al Consiglio Supremo di Difesa e al Parlamento, contiene almeno tre indicazioni metodologiche preliminari.

La prima è l’intenzione di spiegare la necessità, utilità e importanza delle Forze Armate italiane, in relazione non solo alla politica estera e di difesa del Paese ma più in generale agli interessi nazionali. Cose niente affatto scontate in Italia, dove le carenze del dibattito pubblico sulle questioni di difesa sono particolarmente evidenti.

La seconda è una spiegazione della necessità e utilità del, prossimo, Libro Bianco, rispetto al processo decisionale in corso sulla difesa.

Infatti, a differenza di Francia e Gran Bretagna che hanno prodotto documenti del genere sia negli anni ’90 che negli anni 2000 per adeguare il proprio strumento militare ai cambiamenti dello scenario internazionale, in Italia l’ultimo esempio di “vero” Libro Bianco come strumento di riflessione e pianificazione strategica risale al 1986 e se ne è quasi persa la memoria istituzionale.

Infine, la terza chiarisce quale sia il perimetro da rispettare per l’elaborazione del Libro Bianco, per non ripartire da zero ridiscutendo i punti fermi della politica di difesa italiana dell’ultimo ventennio, quali ad esempio l’impegno nelle missioni Nato e la spinta verso l’integrazione europea nel campo della difesa. Un perimetro concettuale che sostanzialmente si basa sugli elementi condivisi da gran parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche.

Gli obiettivi della riforma necessaria
Il contenuto delle Linee Guida è articolato in varie sezioni, che a partire dal contesto globale e dalla tutela degli interessi nazionali discutono il futuro “modello operativo” delle forze armate, in riferimento a struttura organizzativa, risorse umane, e ricerca tecnologica, sviluppo e acquisizione delle capacità, anche alla luce dell’esperienza operativa accumulata in oltre due decenni di missioni internazionali.

Tra gli spunti più interessanti vi sono i quattro “parametri di riferimento” che il Libro Bianco dovrebbe seguire per ridefinire la configurazione delle Forze Armate: quello “geostrategico”, teso a definire l’ampiezza, la modalità e l’intensità degli sforzi in funzione degli interessi e delle priorità nazionali; quello quantitativo, legato alla dimensione numerica delle risorse umane e materiali; quello qualitativo, riferito al livello tecnologico, formativo, addestrativo e di prontezza delle varie componenti delle Forze Armate; quello capacitivo, infine, in teoria sintesi dell’abilità dello strumento militare nel suo complesso di produrre l’effetto necessario a conseguire gli obiettivi prefissati.

Uno strumento che dovrebbe essere interforze, internazionale, interoperabile, e allo stesso tempo efficace, efficiente ed economicamente sostenibile.

Altro spunto significativo è l’identificazione di requisiti per l’organizzazione delle Forze Armate quali ad esempio la razionalità e l’economicità complessiva, l’eliminazione di ogni duplicazione non necessaria, la minimizzazione del numero dei livelli gerarchici, la piena integrazione interforze, la semplificazione dei processi e delle strutture organizzative.

Passando al capitolo del procurement militare, viene introdotta l’idea di un “piano strategico” volto a soddisfare le esigenze delle Forze Armate attraverso soluzioni possibilmente europee, e, in secondo luogo, a indicare e sostenere le aree di eccellenza tecnologica dell’industria italiana dell’aerospazio e difesa.

Un punto di partenza, non di arrivo
Le Linee Guida rappresentano di certo un punto di partenza per la stesura del Libro Bianco, ma non un punto di arrivo. All’elaborazione di quest’ultimo servirebbe, infatti, una più chiara visione politico-strategica che identifichi le priorità per la politica di difesa italiana nell’odierno quadro internazionale, e quindi le relative linee di sviluppo dello strumento militare.

A questa visione dovrebbe corrispondere, sempre nel Libro Bianco, un’indicazione puntuale delle razionalizzazioni e riforme necessarie per mantenere le Forze Armate efficaci ed efficienti all’interno dei prevedibili vincoli di bilancio, comprensiva della pianificazione dell’allocazione delle risorse economiche, umane e materiali.

Il tutto in una forma che sia lineare, chiara e coerente, pur nella necessaria articolazione e livello di dettaglio, agli occhi del decisore – politico, militare e di altro genere – che dovrà far proprio il Libro Bianco se si vuole che esso sia veramente applicato e non rimanga lettera morta.

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