IAI
Summit di South Wales

L’Alleanza Atlantica pensa al suo futuro a South Wales

30 Ago 2014 - Mario Arpino - Mario Arpino

Il vertice Nato di Newport – che tra gli addetti ai lavori va ormai sotto il nome di South Wales Summit – è alle porte. Dal 4 al 5 settembre l’Alleanza riunirà per il suo 25° vertice plenario i Capi di stato e di governo dei 28 paesi membri.

In realtà le dimensioni saranno molto più ampie, essendo invitati tutti i partner Nato e tutti i paesi che hanno fornito un contributo in Afghanistan. Avrà regolarmente luogo anche il vertice Nato-Ucraina, mentre quello Nato-Russia – come già concordato tra i ministri nella riunione preparatoria – al momento resta ancora sospeso.

Ma non è da escludere che la “diplomazia segreta” ci riservi qualche gradita sorpresa. Saranno quindi presenti una sessantina di massime cariche. Il premier inglese David Cameron, che con il segretario generale uscente Rasmussen – appositamente prorogato – fungerà da padrone di casa, ha annunciato orgoglioso che “… sarà la più alta concentrazione di leader mondiali che abbia mai avuto luogo in Gran Bretagna”.

Investire nella Difesa
Di questo vertice sinora in Italia non se ne è quasi parlato, presi come siamo dagli affanni del “nostro” semestre europeo. Eppure, potrebbero esserci richiesti impegni cruciali. Tra l’altro, si parlerà di migliorare le sinergie tra Nato e Unione europea (Ue). Nell’attuale posizione dovremo esprimerci positivamente e in concreto, sebbene sia arcinoto come in Italia la politica preferisca lasciare accuratamente sotto traccia ogni evento che abbia connessione con armi e cose militari.

Tra i vari argomenti, infatti, c’è anche la discussione di un Piano di prontezza operativa (readiness plan) che – lo ha ricordato Rasmussen al presidente Usa Barack Obama nei recenti colloqui alla Casa Bianca – richiederà ulteriori risorse. In buona sostanza, ai 28 verrà richiesto l’impegno di invertire la rotta in termini di investimenti nella Difesa.

In qualche modo, dovremo dare una qualche assicurazione anche noi: l’impegno richiesto sarà dell’ordine del 2% del Pil, mentre noi spendiamo per la Difesa circa l’0,8% , con tentativi in atto di ulteriore erosione.

Il tema del summit è “Il futuro della Nato”, ma è ovvio che i due argomenti che si ruberanno la scena saranno il nuovo rapporto con la Russia e le problematiche connesse al ritiro della missione Isaf dall’Afghanistan, inclusa la fase di addestramento e supporto post-2015.

Al momento non c’è una reale identità di vedute e si prevede che gli sherpa dovranno applicarsi in un duro esercizio per redigere qualcosa che sia allo stesso tempo incisivo, accettabile e politicamente decente.

C’è poi in agenda la guerra cibernetica, ma dopo le recenti ed irrisolte tensioni tra Usa e Germania se ne parlerà sottotono.

Rapporto Nato-Russia
Ai summit, almeno nei principi, tutto è già concordato. Ma, con i dovuti riguardi, questa volta sarà bene leggere il comunicato finale con perspicace attenzione in tutte le sue sfumature. Saranno tante. Per l’argomento Russia, ci saranno da tenere a bada le insofferenze dei paesi Nato dell’est che temono per la loro sicurezza e chiedono azioni risolutive.

Questo andrà contemperato con i timori di chi, pur deplorando, teme di compromettere troppo le relazioni, pregiudicando così il proprio bilancio energetico. Gli Stati Uniti – ma ormai abbiamo capito che questo è l’atteggiamento obamiano – oscillano tra minacce verbali e incertezza reale, lasciando un po’ tutti in posizione di attesa. In effetti, non ci siamo ancora svezzati e fatichiamo a fare a meno della loro leadership.

Afghanistan dopo Isaf
In Afghanistan, la situazione post-elettorale non ha fatto chiarezza: l’accordo per le basi e quello per le immunità non sono stati firmati, impedendo, almeno sino a oggi, decisioni esecutive. Alcuni nicchiano, ma l’impegno sarà di procedere comunque con la pianificazione e questo, rimanendo nel campo dei propositi, non dovrebbe creare eccessivi punti di attrito.

Le aspettative di questo vertice sono molte, ma è bene non crederci troppo. In fondo, tutti i vertici sono un po’ deludenti. In una situazione così fluida, solo il Galles può davvero permettersi aspettative concrete. La stima del volume di affari per lo sviluppo dell’economia regionale, soprattutto in termini di pubblicità per il turismo, oggi è già l’argomento di maggiore evidenza sulla stampa locale.

Ma un prezzo da pagare c’è: Pippa Bartolotti (nome italiano, ma cittadinanza britannica), storica leader del Wales Green Party, si propone di porre sotto assedio il Celtic Manor Resort, la prestigiosa sede del summit. Ci riuscirà? Per ora, ha già annunciato l’arrivo da ogni dove di un variopinto esercito di 20 mila pacifisti, tutti doc.

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