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Istituzioni europee

Suggerimenti a Juncker per riorganizzare la Commissione

26 Lug 2014 - Stefano Micossi - Stefano Micossi

È possibile migliorare il funzionamento del collegio dei commissari e rafforzarne l’autorità? A chiederselo è ogni Commissione europea al suo debutto. Numero dei commissari, indipendenza dagli stati di appartenenza e organizzazione del lavoro: sono le questioni che tornano a fare discutere.

Vi sono pochi dubbi che i commissari siano troppi: i loro portafogli sono frammentati e l’esigenza di assicurare a tutti visibilità politica spiega il proliferare di iniziative legislative inutili e la cacofonia incomprensibile delle voci.

Il numero dei commissari ha trascinato verso l’alto anche quello dei direttori generali, così la frammentazione ha investito anche la struttura organizzativa.

Riduzione commissari europei
Il Trattato di Lisbona (articolo 17 Tue, commi 4 e 5) prevede che i commissari siano uno per ogni stato membro fino al 31 ottobre 2014 (al momento 28), e poi dal 1° novembre i due terzi dei paesi (arrotondando, 19 commissari), “a meno che il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità, non decida di modificare tale numero”.

La riduzione del numero dei commissari risponde a un obiettivo importante: quello di rafforzarne l’indipendenza dagli stati di origine, consolidando il principio secondo cui essi non rappresentano gli stati membri, ma l’interesse sovranazionale dell’Unione (un principio spesso dimenticato in casa nostra, dove sono frequenti gli appelli a rivendicare posti di rilievo nella Commissione per meglio difendere gli interessi nazionali; ma gli altri paesi non fanno meglio di noi).

Già nel 2008, il Consiglio europeo ci aveva impiegato cinque minuti a decidere che la Commissione Barroso II avrebbe mantenuto il principio di rappresentanza dei paesi; una decisione del Consiglio europeo del maggio 2013 ne ha già esteso la validità alla nuova Commissione.

Cluster di commissari
Resta l’idea che si potrebbe almeno cercare di raccogliere i commissari in gruppi omogenei per materia, affidando a un commissario più ‘senior’ l’azione di coordinamento. L’idea è buona e andrebbe perseguita, ma sorgono dubbi sul suo funzionamento.

Lavoravo alla Commissione (come direttore generale dell’industria) quando l’allora presidente Jacques Santer cercò di attuare lo stesso principio: per avere il consenso del Collegio fu obbligato a creare un gruppo di commissari per ogni commissario importante (quelli degli stati maggiori, quindi con portafogli più pesanti); gli altri commissari non la presero bene e dunque non parteciparono alle riunioni. Dopo pochi mesi l’esperimento era già seppellito.

Josè Manuel Barroso non si è occupato del problema: ha semplicemente centralizzato nelle sue mani la gran maggioranza dei dossier importanti e si è disinteressato di quello che i membri del collegio facevano con i residui. In Commissione per le decisioni non portava più nulla.

Il Collegio in quanto tale è scivolato pian piano nell’irrilevanza. Dei suoi rafforzati poteri, Barroso si è servito essenzialmente per bloccare, rinviare, sopire; sua la responsabilità per l’indebolimento del potere d’iniziativa e l’appannamento d’immagine della Commissione.

Solo pochi commissari hanno mantenuto qualche visibilità nell’ultimo quinquennio: Joaquín Almunia (concorrenza), Michel Barnier (mercato interno, con le nuove regole per i mercati finanziari), Olli Rehn (che ha gestito la crisi dell’eurozona).

Si può almeno sperare che sia ridotta la ridicola frammentazione delle competenze delle direzioni generali? Qui la risposta è ancora più facile: avete mai visto una burocrazia che riduce il numero degli uffici senza un forte impulso politico? Impulso che non può venire senza la riduzione del numero dei commissari. Più probabile che non succeda nulla, ma mi auguro di essere smentito dai fatti.

Sfide Commissione Juncker
Se davvero vuole migliorare il funzionamento della Commissione, il neo-presidente Jean Claude Juncker avrà diverse cose da fare, tra cui quella di ristabilire l’autorità del Collegio, una distinzione sensata dei compiti dei commissari, una programmazione dell’attività un po’ meno casuale e, forse, l’istituzione dei famosi cluster di commissari.

Non potendo ridurre il numero dei commissari né dei direttori generali, per migliorare il funzionamento della Commissione si potrebbe ristabilire la funzione e l’autorità del segretario generale che sotto Barroso era diventato di fatto il super-capo di gabinetto del presidente.

È una cosa di cui si parla poco, ma utile. Il segretario generale potrebbe svolgere un ruolo centrale nell’assicurare coerenza e continuità all’attività delle direzioni generali, frenare la bulimica moltiplicazione delle proposte legislative per accomodare le minute richieste degli stati membri e dare visibilità ai commissari – un altro modo utilizzato da Barroso per accrescere il consenso – e dare contenuto serio alle verifiche di sussidiarietà e all’accertamento preventivo dell’impatto economico e amministrativo delle proposte legislative.

La mancanza di questo filtro e di questa attività di coordinamento è una delle grandi debolezze accumulate dalla Commissione negli anni disastrosi della presidenza Barroso. Speriamo che qualcuno lo dica al presidente Juncker.

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