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Italia e Ue

Servirebbe uno scatto di reni

24 Lug 2014 - Adolfo Battaglia - Adolfo Battaglia

C’è una strettoia a Bruxelles che rende più difficile a Matteo Renzi l’approvazione integrale del suo programma. Apparentemente, essa è determinata da alcuni leader politici: quelli tedeschi in prima approssimazione. Ma non è un mistero che sotto il velo delle posizioni politiche sta la resistenza più o meno ostile di buona parte della tecno-burocrazia comunitaria.

È essa che esprime il massimo di rigidità sul terreno della politica economica, certo in accordo anche con altre strutture dell’economia e della finanza tedesche ed europee. È essa che preme su Merkel e Schauble, rendendo loro più difficile far passare un’impostazione economica nuova: corrispondente alla ricostituzione di una volontà politica nei luoghi deputati alle decisioni della politica e non alle istanze della burocrazia.

Non vederlo significa portarsi appresso quel pregiudizio favorevole alla Commissione di Bruxelles che appartenne al primo federalismo europeo. Invece la Commissione, da motore dell’unità europea, è sempre più divenuta un organo burocratico di resistenza alla innovazione oggi concentratasi sulla riforma dell’indirizzo economico dell’Unione europea (Ue).

La domanda da porsi sembra dunque se sia possibile uscire da questa impasse attraverso iniziative che modifichino il peso della reale struttura di potere che grava sull’Ue. Urgono iniziative politiche di rilievo, di respiro: che non siano fermate dal consueto richiamo al debito, al deficit di bilancio e a quant’altro di simile viene messo in campo.

Priorità alla politica industriale
Sotto questo profilo la condizione del sistema industriale europeo è questione che va appunto affrontata in termini di visione strategica. Non solo perché la ripresa è difficile debole e fragile, e non solo perché non corrisponde al nuovo dinamismo dei grandi paesi emergenti; ma anche perché, rebus sic stantibus, è ben prevedibile un maggiore sviluppo concorrenziale della forte industria americana, sollecitato dall’enorme vantaggio competitivo che le deriverà, accanto ad altri fattori, dalla produzione dal gas di scisto.

Associare questo problema con una forte spinta politica alla creazione del mercato unico euro-americano (la Ttip) non sembra allora un invenzione di pittori della domenica. È stato il Presidente Usa a dire agli europei che l’arrivo del gas americano – ad un costo enormemente minore di quello della Russia e di altri tradizionali paesi produttori – sarebbe ancor più facile nel quadro della Ttip.

Ciò esigerebbe fin d’oggi l’approntamento di un vasto piano di infrastrutture gasifere e di gasdotti conseguenti. E i benefici che deriverebbero da questi investimenti alla crescita economica dell’Ue si sommerebbero, così, all’impulso generato dalla nascita del mercato transatlantico, cifrata consuetamente nell’ordine dell’1%.

Mentre si apre la possibilità di un’iniziativa sulla grande fonte energetica in corso di esplorazione nelle acque sotto Cipro, nel quadro di una più audace politica mediterranea dell’Ue.

Una Germania meno americana?
Su questi punti occorrerebbe fare presto. E iniziative sembrano ancor più necessarie se si tengono presenti due avvenimenti recentissimi. Il viaggio di Angela Merkel in Cina e l’esplosione dello scandalo dello spionaggio americano in Germania, culminata nella espulsione del capo della Cia a Berlino. Sembrano due fatti da considerare insieme.

L’incontro della signora Merkel con i dirigenti cinesi ovviamente rafforza il legame tra la Germania e la Cina. Non a caso nel corso di questo anno i due paesi daranno vita a ben 3 summit: una frequenza che si era registrata solo tra paesi dell’Ue.

Il viaggio della signora Merkel è, anche, naturalmente un viaggio di affari. Ma sembra significare pure la volontà di marcare per la Germania un ruolo maggiore nella condizione internazionale avviata verso la dominanza dei grandi Stati di peso continentale.

Ora il corso della Germania è notoriamente decisivo per l’Europa. Se si impegnasse su un corso differente (o in parte differente) da quello degli ultimi sessant’anni ci sarebbe da preoccuparsi, comunque la si pensi.

E però è vero che una duplice inclinazione ha pesato negli ultimi decenni sulla politica tedesca: una Germania sempre più europea nel legame tra i due pilastri atlantici? o una Germania sempre più autonoma, capace di trascinare dietro di sé tutti o alcuni paesi europei, e desiderosa di giocare in proprio? Il dialogo più stretto con la Cina sposta in questa direzione.

Puntare sui veri interessi comuni
Attenzione dunque a che l’Ue faccia ogni sforzo per rafforzare il primo corno del dilemma. Attenzione a combattere tempestivamente, con atti politici, quel tanto di neo-nazionalismo che ha cominciato da tempo ad influire sugli orientamenti di tutti i partiti tedeschi.

L’ira della signora Merkel per il reclutamento di un agente dei servizi segreti tedeschi da parte degli Stati Uniti (in aggiunta all’intercettazione del telefono privato della Cancelliera) è ben comprensibile: ma avrà un impatto sull’opinione pubblica tedesca che è stato naturalmente meditato.

Non a caso, il portavoce della Cancelliera ha subito dichiarato che il nuovo episodio non mette in questione la creazione del mercato transatlantico.

Ma è chiaro che lo scandalo delle spie alimenterà il sentimento antiamericano già circolante al fondo della condizione tedesca. Ed è inevitabile che ciò renda più difficile persuadere i tedeschi dei benefici di una più stretta cooperazione con gli Stati Uniti.

Le tensione transatlantiche rischiano così di dare nuova spinta alla tesi del ruolo autonomo della Germania e a più strette relazioni con la Cina, essendo entrate in difficoltà quelle con gli Stati Uniti e in crisi quelle con la Russia di Putin.

Ecco, su questi punti occorrerebbe probabilmente uno scatto di qualità da parte di Matteo Renzi. Spostare il fuoco dell’attenzione verso i grandi problemi che condizionano tutti i paesi europei è una mossa giusta; che serve anche ad attenuare su altre questioni il fuoco di sbarramento da cui è annebbiato il cielo di Bruxelles e a gettare acqua suoi fuochi neo-nazionalisti che spuntano in Germania.

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