IAI
Presidenza italiana

Italia architetto della politica fiscale europea

1 Lug 2014 - Alessandro Giovannini - Alessandro Giovannini

Il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea non è un ruolo esecutivo, ma darà l’opportunità al governo italiano di coordinare l’agenda dell’Ue in un periodo di delicati passaggi politici e istituzionali.

L’Italia esce dalle elezioni europee rafforzata e può imprimere una svolta al processo di integrazione europea, rendendolo più vicino alla vita concreta dei cittadini e più solido da un punto di vista economico.

Il primo punto dell’agenda del semestre, così come delineato dai documenti ufficiali, è la maggiore crescita economica e occupazionale. Un obiettivo che la presidenza vuole raggiungere anche attraverso una sempre più intensa integrazione dell’Unione monetaria europea, possibilmente grazie alla creazione di nuovi strumenti fiscali comuni.

È quindi importante comprendere perché tali strumenti possono essere così importanti e quale potrebbe essere il loro eventuale funzionamento.

L’importanza di una politica fiscale europea
A oltre sei anni dall’inizio della crisi, l’Europa avanza lentamente verso la ripresa. In termini di deficit di bilancio e crescita del Pil reale le differenze tra i paesi europei si stanno lentamente riassorbendo.

Più di cinque anni di crisi hanno però lasciato un’eredità pesante: alti tassi di disoccupazione nei paesi periferici che non si stanno riallineando alla media europea. È possibile stabilire a livello di Eurozona un modello più efficiente per gestire questo shock?

L’introduzione dell’Euro e la conseguente definizione di una politica monetaria unica hanno ridotto l’abilità di quest’ultima di controbilanciare shock economici che colpiscono solo alcuni paesi e non altri: la risposta alla crisi non può dunque venire da una migliore definizione della politica monetaria comune, ma deve arrivare dalla politica fiscale.

L’Europa non ha una politica fiscale davvero comune. Ma che cosa si intende con questo termine e perché essa sarebbe è così rilevante?

Una politica fiscale pienamente federalista richiederebbe un permanente trasferimento di poteri e risorse economiche dai governi nazionali alle istituzioni europee. I vincoli di bilancio per gli stati nazionali sarebbero ancora maggiori e le più importanti decisioni di spesa sarebbero prese a Bruxelles.

Al momento non ci sono né le istituzioni necessarie per un trasferimento di poteri di questa portata, né il consenso politico.

Ciò che serve all’Ue è un modello intermedio e realistico: una “politica fiscale anti-shock” che riduca i costi economici e sociali dovuti alla mancanza di politiche monetarie nazionali e alla forte integrazione commerciale e finanziaria tra paesi membri.

Un’opzione concreta: il fondo europeo di assicurazione contro la disoccupazione
Nonostante i benefici di una capacità fiscale comune siano evidenti dal punto di vista economico, i passi avanti in questo senso sono stati pochi.

Nel 2013, la Commissione europea ha lanciato una serie di proposte che mirano a creare un’unione fiscale che possa assicurare contro shock asimmetrici. Fino ad ora non si è visto però alcun risultato concreto.

Il Consiglio europeo dello scorso giugno ha rimandato ogni decisione a quest’anno. In tale prospettiva, il semestre di presidenza dell’Italia offre un’opportunità unica per portare avanti quest’agenda.

Le proposte su come realizzare concretamente una qualche forma di capacità fiscale comune a livello europeo sono diverse e non richiedono necessariamente una modifica dei trattati. Come elaborato dai think tank Centre for European Policy Studies e Notre Europe, una delle idee in discussione prevede la creazione di un fondo di assicurazione contro la disoccupazione a livello europeo, l’European Unemployment Insurance Fund.

Questo fondo sosterrebbe i fondi nazionali coprendo per un periodo determinato fino alla metà dei costi degli assegni di disoccupazione. In aggiunta, il fondo fornirebbe anche risorse per potenziare i servizi all’impiego, così da favorire un più efficiente incontro domanda/offerta di lavoro per assorbire più velocemente la disoccupazione.

Per vincere le resistenze dei paesi del nord, l’European Unemployment Insurance è stata pensata come un sistema assicurativo e non come un programma di trasferimenti diretti di risorse da un paese all’altro.

Il fondo dovrebbe essere disegnato in modo tale che i singoli paesi si alternino sia come contribuenti che come beneficiari a seconda della posizione nell’arco del ciclo economico. In questo modo nell’ottica del singolo paese il costo netto potrebbe essere pari a zero nel medio periodo, mentre i benefici in termini di riduzione degli shock economici sarebbero positivi per tutti gli stati.

La creazione di un fondo europeo contro la disoccupazione rappresenterebbe un primo concreto esempio di politica fiscale europea e sarebbe un atto di enorme significato simbolico: un nuovo modo di fare politica europea che parte dalle esigenze dei cittadini e in cui tutti gli europei possono immediatamente identificarsi.

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