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Vertice Ue

Flop delle nomine, Italia sulla difensiva

17 Lug 2014 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Sei settimane d’estate: non c’è neppure una suggestione cinematografica a stemperare la delusione per il rinvio delle nomine dei vertici dell’Ue deciso dai leader dei 28. La nuova data cerchiata sull’agenda europea è il 30 agosto, un sabato, alle 16.

In sé, nulla di grave, perché gli incarichi da rinnovare scadono il 1° novembre: tempo per scegliere ce n’è. Ma la candidatura italiana di Federica Mogherini ad Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea esce ammaccata dal Vertice. E i metodi guasconi del ‘negoziato all’italiana’ non è detto che giovino a tenerla a galla.

Lasciando il Vertice – il primo, nel semestre di presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue -, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha lamentato che l’incontro “avrebbe potuto essere un po’ più incisivo se fosse stato organizzato meglio”. “Siamo venuti tutti a Bruxelles per sentirci dire che l’accordo non c’era: la prossima volta Van Rompuy può mandare un sms e farci risparmiare il volo di stato”.

E, la vigilia del Vertice, il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, constatata l’opposizione alla Mogherini di “10-11 Paesi” – la conta l’aveva fatta il neo-presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker – aveva lanciato la sfida: “Decideremo a maggioranza”. Forse, un’altra volta.

Occasione per ripensarci?
E c’è chi, esperto delle dinamiche europee – ex premier, ex commissari, eurodeputati, diplomatici, pensa che il flop del Vertice delle Nomine offra al Governo Renzi l’occasione per ripensarci: l’Italia, infatti, avrebbe più interesse a una presenza solida e costante nell’esecutivo comunitario, dove transitano molti dossier per lei cruciali, invece del prestigio di facciata dell’Alto rappresentante, spesso assente dalle riunioni del collegio.

Doroteo per tradizione democristiana, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy l’ha presa larga e tonda, per spiegare il rinvio: “Non abbiamo voluto concentrarci su un nome solo, quello dell’Alto commissario… Vogliamo arrivare a un pacchetto di nomine, anche sul presidente del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo” e, magari, sulla ripartizione degli incarichi più pesanti nella Commissione europea.

“O l’accordo sarà globale o non ci sarà,aggiunge Van Rompuy. Sono sicuro che il 30 agosto avremo la decisione finale”.

Nel frattempo, andranno avanti le consultazioni fra i 28, mentre Juncker lavorerà alla composizione dell’esecutivo: fra i nodi da sciogliere, l’ipotesi di creare agglomerati di competenze intorno a commissari ‘seniores’, magari con il ruolo di vice-presidenti, come rimedio alla ‘parcellizzazione’ degli incarichi; e l’assegnazione di posti chiave, come quello di responsabile per gli affari economici e monetari, dove potrebbe andare l’ex ministro francese Pierre Moscovici.

Il nodo dell’Alto Rappresentante
Il 16, Juncker è stato invitato a uno scambio di vedute coi leader sulle priorità della legislatura e pure sulla composizione della Commissione.

Nel discorso programmatico al Parlamento europeo, prima di ottenere l’investitura dell’Assemblea il 15, Juncker aveva sollecitato i Paesi a proporre molti nomi femminili per il prossimo esecutivo e aveva auspicato per la politica estera “una figura d’esperienza” – la Mogherini è ministro degli Esteri da meno di 6 mesi. L’Alto rappresentante ha più ruoli: è vice-presidente della Commissione e presiede il Consiglio dei Ministri degli Esteri.

Il Vertice delle Nomine, che doveva proprio designare il successore di Catherine Ashton alla guida della politica estera europea per i prossimi cinque anni, ha registrato molte opposizioni alla candidatura italiana sostenuta dai leader socialisti, che, come ha confermato il presidente François Hollande, puntano a quel posto, dopo che il popolare Juncker ha avuto la presidenza della Commissione.

L’opposizione di un gruppo di paesi baltici, Lituania in testa, e dell’Europa centro-orientale, diffidenti per un’asserita posizione ‘filo-russa’ dell’Italia nella vicenda ucraina, e, inoltre, l’inesperienza hanno costituito ostacoli insormontabili in questa fase.

Nomi in lizza
La stampa britannica, meno reticente di quella italiana, scrive che “l’Italia spinge un ministro senza esperienza – Daily Telegraph – a succedere alla Ashton”, che, dal canto suo, quando venne scelta, non ne aveva – e gli effetti si sono poi visti. Per The Guardian, la vicenda porta “un serio smacco al fresco prestigio” del premier Renzi.

Una candidata alternativa è quella della bulgara Kristalina Georgieva, attualmente commissaria Ue agli aiuti umanitari e diemergenza. In realtà, sia la Mogherini che la Georgieva rispondono a priori a un profilo di Alto rappresentante simile a quello della Ashton: una personalità non di statura tale da fare ombra ai ministri degli Esteri nazionali dei grandi paesi.

Per preoccupare gli interlocutori, Renzi agita il drappo rosso di una scelta autorevole: “l’uomo con i baffi”, cioè Massimo D’Alema; e, in Francia, c’è chi pensa a Elisabeth Guigou.

A fine riunione, il premier racconta un altro film. Al Consiglio europeo, “non c’e’ stata nessun veto sulla candidatura italiana”, dice: “Non ho visto opposizioni a Federica Mogherini, non c’è stato nessun tipo di messaggio negativo sull’ipotesi della sua candidatura”. “L’obiettivo dell’Italia – prosegue Renzi – non è avere una poltrona: l’abbiamo detto fin dall’inizio”.

Italia sulla difensiva
Ecco perché, aggiunge ancora il premier, “noi siamo aperti a tutte le soluzioni, pure su temi italiani. Se c’è un nome italiano, e oggi ho sentito quelli di Letta e Monti, noi siamo disponibilissimi da tutti i punti di vista a qualsiasi soluzione”. Battute che provano che il negoziato è in alto mare e che l’incertezza resta elevata: Angela Merkel, del resto, aveva prospettato un possibile rinvio, prima che il Vertice iniziasse.

Il confronto fra i leader è stato preceduto da incontri preparatori delle principali famiglie politiche europee, i socialisti, i popolari, i liberali. I socialisti – annuncia a fine consulto Gianni Pittella, capogruppo S&D al Parlamento europeo – puntano ufficialmente sulla Mogherini e sulla premier danese Helle Thorning Schmidt come presidente del Consiglio europeo. Ma la Thorning Schmidt si schermisce per l’ennesima volta: “Non sono candidata”.

E, secondo fonti vicine al Partito popolare europeo, Van Rompuy non avrebbe abbandonato l’idea di esplorare una soluzione che riceverebbe molti consensi: l’ex premier italiano Enrico Letta presidente del Consiglio europeo – è un Pd, ma è molto gradito ai popolari – e la bulgara Georgieva Alto Rappresentante. Altre fonti, però, lo escludono: “Ritorni di fiamma di voci vecchie e superate”.

Il flop, del resto, riporta tutti alla casella di partenza. E le sei settimane d’estate di Van Rompuy saranno calde.

A Bruxelles, i leader dei 28 non hanno parlato solo di nomine. Con un occhio alle crisi in atto, hanno ribadito la necessità di rilanciare il processo diplomatico per la pace in Medio Oriente e hanno deciso d’inasprire le sanzioni a responsabili (pure russi) della crisi ucraina. “Su questo punto, la linea dell’Italia è la stessa degli altri paesi europei”, sottolinea Renzi. Noi filo-russi? Quando mai!

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