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Mondiali 2014

Dal calcio alla politica vincono i rigoristi

17 Lug 2014 - Cesare Merlini - Cesare Merlini

Se i risultati delle elezioni europee hanno consacrato la centralità della Germania nella geopolitica dell’Unione europea (Ue), la Coppa del Mondo vi ha aggiunto la centralità nel “geo-calcio globale”.

Germania vs Argentina: rigoristi vs debitori
La stampa si è sbizzarrita sulle coincidenze che hanno accompagnato la finale del Maracanà fra le nazionali argentina e tedesca. Dalle corrispondenti origini dei due papi, quello in carica e quello emerito, ai leader-donna di entrambi i paesi.

Tutte coincidenze senza precedenti nella storia – non solo del calcio. Meno inaudita, forse, una terza coincidenza, quella della partita di pallone che si disputa fra la “powerhouse” economica dell’Europa e la nazione più a sud del continente americano che è spesso, come ora, sull’orlo della bancarotta. Detto così, sembra ovvio che la vittoria sia andata alla prima.

Di coincidenze se ne erano avute anche prima delle finali. A cominciare da quelle riguardanti noi del Vecchio Continente. Fin dal primo girone sono state espulse da una parte una Russia che si allontana per la crisi ucraina e dall’altra il cuore inglese di una Gran Bretagna che contempla l’uscita dalle istituzioni comuni dell’Ue.

Campioni di austerità e di pallone
Per l’area euro la fase eliminatoria si è tradotta in un impietoso stress test di economie indebitate e annaspanti. Italia, Portogallo e Spagna, illustri protagonisti della storia del calcio, sono stati bocciati al primo turno, la Grecia al secondo e la Francia al terzo.

A disputarsi il podio sono rimasti i paesi virtuosi, i campioni della riforma e dell’austerità, prima che del pallone. Germania e Olanda finiscono poi in prima e terza posizione, come si conviene alla gerarchia di potenza economica.

A conferma di una percezione diffusa che il denaro conta negli esiti del calcio, dopo la drammatica sconfitta della Selecao brasiliana ospite da parte dei futuri vincitori del trofeo, qualcuno ha fatto furore nei social media brasiliani “postando” la cancelliera tedesca Angela Merkel che dice alla al presidente brasiliano: “mi dispiace, Dilma, è che io pago in euro”.

Eppure Daniel Kaufman della Brookings Institution ha fatto un’analisi degli esiti delle suddette fasi eliminatorie negli stadi del Brasile per concludere che l’avanzare delle squadre non è per niente correlato con il prodotto interno lordo dei rispettivi paesi, mentre sembra esserlo, in senso positivo, con il grado di democrazia, misurato e definito come “voice & accountability” dai Worldwide Governance Indicators.

Solo un’altra coincidenza propria dell’anno del signore 2014 o qualcosa di più?

Geo-calcio globale
La Coppa del mondo 2014 ha consacrato la crescente visibilità internazionale di questa competizione, caricandola di significati e simbolismi che vanno ben oltre il gioco e il colore. L’espressione “geo-calcio globale” potrebbe meritare di essere liberata dalle virgolette. Il calcio non è globale come le Olimpiadi, tanto che le due nazioni più popolose della terra, Cina e India, erano assenti da questa edizione. Tuttavia, più delle Olimpiadi, gode di grande popolarità.

Negli Stati Uniti, il semplice passaggio della nazionale agli ottavi di finale è stato sufficiente ad attirare un’audience domestica superiore a quella della finale di basket della storica Nba. Anche nei paesi non partecipanti si legge di gente incollata agli schermi. Né si deve dimenticare l’attenzione riservata dal pubblico – ormai non solo europeo – ad altre gare di calcio, come quelle della Coppa dei Campioni, che ha il pregio di svolgersi ogni anno anziché ogni quattro.

Le competizioni sportive ad alta visibilità incidono sulle opinioni pubbliche mondiali. Ciò contribuisce all’evoluzione in atto delle relazioni internazionali, che sempre meno si limitano a quelle fra stati, mentre cresce il ruolo delle società e delle interazioni fra di esse. Il conseguente coinvolgimento di interessi e passioni comporta sia dei rischi sia delle opportunità.

Fra i primi vi è innanzitutto la violenza, la politicizzazione e il razzismo delle tifoserie, delle cui manifestazioni locali abbiamo avuto tragici esempi in Italia e in Israele di recente (ma assai poco, è giusto rilevarlo, nel corso della manifestazione brasiliana). In aggiunta, ci sono i ricorrenti casi di corruzione, manipolazione di gare per scommesse e interferenza nell’organizzazione di eventi.

Vi sono anche potenzialità positive insite nell’impatto della visibilità delle competizioni sportive sulle relazioni internazionali ed è il loro essere manifestamente sottoposte a regole condivise (che anzi si tende a rendere ancora più stringenti con l’ausilio della tecnologia).

Ne deriva che anche per il calcio mondiale si pone sempre più un problema di “governance”, di sistema di governo atto ad agire sistematicamente e coerentemente per disinnescare o combattere i rischi e per coltivare le opportunità.

Su di esso si devono confrontare le sedi preposte, a cominciare dalla Fifa che è notoriamente affetta da immobilismo. Non saranno gli striscioni, esposti negli stadi con qualche ipocrisia, ad avvicinarci alla soluzione. Di maggiore aiuto sarebbe leggere attentamente il significato delle coincidenze e dei simboli.

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