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Geopolitica

Il contropiede asiatico di Putin

9 Giu 2014 - Mario Arpino - Mario Arpino

Il terreno di competizione e scontro della geopolitica si sta allontanando dal Medioriente e, più in là, anche dall’Europa, per incentrarsi, con una deriva assai lenta, verso l’Asia-Pacifico. Per chi è rimasto affezionato alla vecchia terminologia, ciò che si sposta è una sorta di “guerra fredda” combattuta ora soprattutto con strumenti economici.

Trascuriamo per il momento G7, G20 e Brics, e proviamo a concentrarci su Russia e Stati Uniti. O, se ci piace di più, su Vladimir Putin e Barack Obama.

Putin e l’Unione eurasiatica
Mentre in Ucraina la tensione non accenna a diminuire, l’Unione eurasiatica voluta da Putin – è evidente la specularità con l’Unione europea – sta ormai prendendo corpo. Il 29 maggio Russia, Bielorussia e Kazakistan hanno firmato il documento che consentirà l’operatività del nuovo organismo economico entro il 2015. Ciò significa che oltre 180 milioni di cittadini diverranno, nelle intenzioni, un “ponte commerciale” con l’Asia.

Sarà, dice Putin, la nuova realtà geopolitica del ventunesimo secolo. Ma non finisce qui: dopo l’adesione di armeni, kirghisi e tagiki, questa entità diverrà il più grande mercato all’interno della Comunità degli stati indipendenti (Csi).

I tre paesi fondatori possiedono riserve energetiche in grado competere con quelle mediorientali. Dopo la firma dell’accordo per l’Unione euroasiatica, Putin si è detto convinto che “la posizione geografica ci permetterà di creare una rete che attrarrà flussi sia dall’Europa che dall’Asia”.

Come se non bastasse, la Russia non ha mai cessato di rivendicare i propri diritti sull’Artico: i ghiacci che si ritirano facilitano lo sfruttamento di nuovi giacimenti. Tanto da preoccupare i nordici, che a Lisbona avevano proposto una sorta di “Nato del nord” a difesa dei propri interessi.

Gli Stati Uniti e l’Europa minacciano il boicottaggio degli idrocarburi russi? La risposta è stata pronta: il “contrattone” per la fornitura di gas russo alla Cina dribbla ancora una volta il macchinoso” sistema di difesa” occidentale.

È anche in questo contesto che va valutata la crisi ucraina, iniziata quando il presidente Viktor Yanukovych aveva deciso di non sottoscrivere – dopo un viaggio a Mosca – la proposta di associazione all’Unione europea. Con lo stallo in Ucraina, ora mancano all’ Unione eurasiatica 46 milioni di cittadini, e questo Putin non lo può digerire.

Obama spiazzato
Barack Obama, che ancora prima di Putin aveva cercato di spostare il centro di gravitazione politico-economico da Europa e Medioriente verso la regione Asia-Pacifico, con fastidio deve ora misurarsi con un concorrente indesiderato. Un’altra guerra fredda? Giammai! “Questa non lo sarà – ha detto a Bruxelles – perché non intendiamo metterci in contrasto con la Russia. Abbiamo interesse che sia prospera e forte, ma rispettosa dei vicini”.

Eppure, secondo alcuni analisti, il “pivot asiatico” per il momento sta riuscendo meglio a Putin che a Obama.

Avrebbe dovuto essere la grande svolta Usa in politica estera, tanto che il primo viaggio di Hillary Clinton, nuova al Dipartimento di stato, non era diretto né in Europa né Medioriente, ma in Asia.

Nelle settimane scorse, il “tour delle quattro Nazioni” del presidente statunitense non sembra aver raccolto grande successo. Infatti, saltata per motivi di opportunità la tappa a Taiwan per non dispiacere troppo alla Cina, Tokyo, Seoul e Kuala Lampur non hanno dimostrato grande entusiasmo. D’altro canto, con due convitati di pietra del calibro di Russia e Cina, il sostegno americano non poteva andare oltre lodevoli principi.

Primato della geoeconomia
Lo scenario globale è davvero delicato, ma non tale da provocare grandi conflitti armati. Con la globalizzazione, anche la geopolitica, e quindi la politica di sicurezza e difesa, hanno mutato la propria natura. Il territorio rimane fattore importante, ma con significati diversi di quelli a suo tempo immaginati da Maham, Mackinder, Spykman e Haushofer.

In luogo di geopolitica e geostrategia è ora di cominciare a utilizzare più di frequente il termine “geoeconomia”. Niente più guerre calde o fredde a livello mondiale, ma feroci competizioni economiche. La deriva di Russia e Stati Uniti verso Asia-Pacifico potrebbe alla fine risultare incruenta.

L’Europa, destinata nel tempo a presidiare da sola e con le proprie forze un’area con dei vicini rissosi, turbolenti e invadenti, è bene cominci con serietà a ripensare se stessa.

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