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Ucraina, Russia e Ue

La crisi anche per un dialogo mancato

5 Mag 2014 - Federico Santopinto - Federico Santopinto

La crisi ucraina ci ricorda che, venticinque anni dopo la caduta del muro di Berlino, la risoluzione di molte crisi internazionali dipende ancora dalle relazioni tra l’Occidente e la Russia. Piaccia o no, questo è un dato oggettivo che, dal 1989, europei e statunitensi non sembrano aver preso debitamente in considerazione.

Russia esclusa dal Partenariato orientale
In un articolo pubblicato da Le Monde il 5 marzo 2014, l’ex consigliere di Michail Gorbačëv, Andreï Gratchev, lamentava il fatto che la Russia era stata esclusa dal Partenariato orientale proposto dall’Unione europea ( Ue) a sei ex-repubbliche sovietiche (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina).

Henry Kissinger non ha detto cose dissimili sul Washington Post, quando ha affermato, anche lui il 5 marzo scorso, che l’Ucraina doveva essere considerata come un ponte tra Occidente e Russia, e non come una frontiera.

Così, se diversi commentatori tendono a paragonare la politica del Cremlino a quella di Hitler negli anni ‘30, Gratchev e Kissinger sembrano volerci dire che il contesto attuale assomiglierebbe piuttosto a quello degli anni ‘20, quando i vincitori della Prima guerra mondiale imposero allo sconfitto (peraltro non completamente sconfitto) la loro cruda logica geopolitica ed economica.

Le derive autoritarie di Vladimir Putin non possono essere un pretesto per ignorare tali osservazioni. L’Accordo di associazione proposto da Bruxelles a Kiev non ha forse messo l’Ucraina tra due fuochi, imponendole una scelta impossibile? L’Ue non ha qualcosa da rimproverarsi nei confronti di Mosca?

Contenimento influenza russa
Per rispondere a queste domande, bisogna tornare alle origini della politica europea per il vicinato lanciata nel 2003 e completata dal Partenariato orientale nel maggio del 2009. Queste date non sono senza significato.

Dopo l’allargamento del 2004, l’Ue doveva ridefinire la sua relazione di vicinato al fine di creare “una cerchia di amici”, secondo le parole dell’allora presidente della Commissione europea Romano Prodi. La Russia fu consultata, ma preferì negoziare con Bruxelles un partenariato separato.

Nel 2008 tuttavia, dopo che, su iniziativa francese, fu creata una Unione per il Mediterraneo, la Polonia, la Svezia e la Repubblica ceca reclamarono un’iniziativa simile sul loro versante orientale. La guerra russo-georgiana del 2008 rese questa esigenza ancora più pressante.

Nel 2009 fu quindi istituito il Partenariato orientale. Ma questa volta,il contesto era ben diverso da quello del 2003, e Mosca non fu debitamente consultata.

La nuova iniziativa europea doveva ancorare le sei ex-repubbliche sovietiche all’Ue sia da un punto di vista politico che economico, contenendo l’influenza russa. L’aspetto geopolitico più delicato del Partenariato si rivelerà essere di natura economica.

L’Accordo di associazione propostoa Kiev nel quadro del Partenariato mira infatti a creare una zona di libero scambio (Zls) “completa ed approfondita”, con il conseguente assorbimento del 80% dell’“acquis communautaire”. José Manuel Barroso riconoscerà, nel 2013, che questo genere di accordo è il più avanzato che l’Ue abbia mai negoziato.

Contesa geopolitica sull’Ucraina
Per rispondere a quella che veniva percepita come una vera e propria sfida, la Russia aveva rilanciato nel 2010 l’idea di creare una unione doganale da Astana a Kiev, suscitando l’esplicita opposizione degli Stati Uniti.

La Zls proposta da Bruxelles a Kiev si rivelerà ovviamente incompatibile con il progetto di Mosca. La Russia rimane infatti il principale partner commerciale dell’Ucraina, e dispone peraltro già di una Zls con questo paese.

Così, tra il 2011 e la fine del 2013, Kiev ha tentato invano di trovare un compromesso tra le “avances” europee e quelle russe. La Commissione europea si è mostrata però inflessibile, dichiarando a più riprese che l’adesione all’unione doganale di Mosca era inconciliabile con la zona di libero scambio proposta all’Ucraina.

In un contesto così delicato come quello ucraino, tale inflessibilità non può non sollevare dubbi. La Zls era veramente l’unica opzione? L’Ue crede sinceramente nelle virtù libero-scambiste, ma l’approccio eccessivamente tecnocratico della Commissione e la conseguente incapacità di anteporre l’analisi politica a quella economica ha oggettivamente messo Kiev al centro di una competizione geopolitica, suo malgrado.

Tornando ai paragoni storici molto in voga ultimamente, non si può non ricordare che la pacificazione dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale è stata possibile solo dopo che Francia e Germania hanno deciso di cooperare direttamente tra loro.

L’integrazione europea è stata costruita intorno a questi due paesi, non intorno a uno solo di essi. Con il crollo del regime sovietico non è stata seguita una strategia simile.

Indebolita, la Russia è stata considerata come un fattore collaterale da considerare nell’ambito di iniziative dalle quali è stata fondamentalmente esclusa. Probabilmente, la frustrazione che ne è conseguita a Mosca non è estranea all’involuzione autoritaria del Cremlino.

Articolo tratto da Du libre-échange à la crise ukrainienne – L’UE face à ses erreurs, Grip.

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