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Crisi Ucraina

Paletti per Putin

16 Apr 2014 - La redazione - La redazione

Il documento sulla Strategia di sicurezza europea del 2003 iniziava con la frase “L’Europa non è mai stata tanto prospera, sicura e libera”. Da allora le percezioni sono notevolmente cambiate. Oggi, a causa della crisi ucraina, è lo stesso assetto di sicurezza europeo che appare in pericolo.

Un ulteriore aggravamento della crisi potrebbe avere un effetto fortemente destabilizzante, mettendo a rischio alcuni capisaldi del sistema di sicurezza post-Guerra Fredda, già peraltro traballanti: il regime di controllo degli armamenti, il dialogo e la concertazione con Mosca nell’ambito del Consiglio Nato-Russia, il ruolo dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (Osce) nel campo della sicurezza e dei diritti umani, la gestione cooperativa delle crisi sul continente.

Non solo sanzioni a Mosca
I paesi occidentali hanno minacciato un inasprimento delle sanzioni nel caso di ulteriori violazioni dell’integrità territoriale dell’Ucraina. L’Italia non può che condividere questa linea, anche se le sanzioni, per essere efficaci, dovranno continuare ad essere graduate in rapporto al comportamento russo. Una politica remissiva o accomodante non solo sarebbe in contrasto con principi basilari della cooperazione fra gli Stati, ma manderebbe a Mosca il segnale sbagliato, incoraggiandola a intraprendere nuove azioni unilaterali.

Nel contempo, però, sarebbe sbagliato adottare, almeno nelle circostanze presenti, una strategia basata solo sul contenimento e la dissuasione.

Si può infatti far leva su alcuni fattori che potrebbero indurre il Cremlino a rinunciare alle tentazioni espansionistiche e a una condotta più cooperativa.

Buona parte dell’establishment russo continua ad essere vitalmente interessato a mantenere rapporti di cooperazione economica con l’Occidente. In assenza di plausibili alleati di peso, Mosca corre il rischio di un crescente isolamento internazionale. Nel più lungo termine, è probabile che le debolezze strutturali dello Stato e dell’economia della Russia mettano il paese in una situazione di svantaggio, rendendo sempre più difficile e costoso il controllo sul vicinato.

Pertanto, benché appaia oggi estremamente remota la prospettiva di un partenariato strategico con Mosca, la porta deve rimanere aperta alla ripresa della cooperazione sia in campo economico che in quello politico-strategico.

Strategia europea in Russia
In ogni caso, vi è un ampio spettro di politiche che l’Unione europea (Ue) dovrà rivedere alla luce dei cambiamenti che la crisi ha prodotto sul terreno e delle lezioni che se ne possono trarre.

In primis la strategia verso la Russia. Vi è un’esigenza imperativa di tentare un accordo sui rispettivi ruoli nelle aree limitrofe e quindi di ripensare il Partenariato orientale e i progetti di cooperazione con i paesi dell’Est Europa e del Caucaso.

Torna inoltre in primo piano la questione della divisione di oneri e responsabilità a livello transatlantico e, a un livello più strategico, quella di mettere in sintonia il ruolo della Nato e quello dell’Ue nella regione, evitando pericolosi corti circuiti.

Per preservare un credibile e funzionante contesto paneuropeo, basato sui principi della sicurezza cooperativa, occorrerà verificare le condizioni per un rilancio o aggiornamento dei vari meccanismi dell’Osce e, se possibile, anche di quelli, attualmente congelati, in seno alla Nato.

Partenariato orientale
Tutto ciò richiede un impegnativo, ma imprescindibile, sforzo di ridefinizione degli obiettivi dell’Ue nel contesto europeo e, in parallelo, un rafforzamento dell’apparato e degli strumenti di proiezione esterna dell’Ue che, anche dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, continuano a soffrire di molteplici carenze e debolezze.

È vitale interesse dell’Italia che l’Ue riesca a definire un nuovo approccio verso l’Est Europa e, più in generale, verso il suo vicinato orientale, preservando, per quanto possibile, il dialogo con Mosca e la prospettiva che esso si consolidi in un partenariato ad ampio respiro, anche se tale prospettiva appare ora alquanto remota.

Oggi più che mai, le nostre iniziative bilaterali nei confronti dei paesi del vicinato orientale e segnatamente della Russia devono rientrare nella cornice europea e transatlantica. Rischiano altrimenti non solo di essere inefficaci, ma anche di isolarci dagli alleati e dai partner.