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Crisi ucraina

Moldova a rischio frantumazione

12 Apr 2014 - Giovanna De Maio - Giovanna De Maio

Prima la pressione politica ed economica, poi quella militare in Crimea e lungo il confine con l’Ucraina. Mosca sembra decisa ad avvalersi di mezzi pesanti nel tiro alla fune con l’Unione europea.

La partita, però, non si gioca solo in Ucraina. Anche in Moldova si assiste a un déjà-vu. Al progetto per la costruzione del gasdotto Ungheni-Iașico finanziato dalla Commissione europea per agganciare la Moldova alla rete di trasmissione romena e alleggerire la dipendenza energetica dalla Russia, Mosca ha risposto con la messa al bando dei vini moldavi e con la minaccia di restringere la circolazione dei lavoratori transfrontalieri.

Sulla via dell’Europa, la Moldova rischia poi di perdere due pezzi, la Transnistria e la Gagauzia. La prima, all’indomani del referendum in Crimea, ha inoltrato formale richiesta di ricongiungimento con la Federazione russa.

Lo scorso 2 febbraio, la Gagauzia si è invece espressa, sempre tramite referendum, a favore dell’adesione all’unione doganale con Bielorussia, Russia e Kazakhstan, votando per il distacco dalla Moldova nel caso in cui quest’ultima dovesse perdere la propria indipendenza.

La 14esima armata russa
Nessun paese ha mai riconosciuto l’indipendenza di questo lembo di terra ai margini dell’ex Unione Sovietica, dove perdura una situazione di “conflitto congelato”. Con il dissolvimento dell’Urss, dopo circa due anni di guerra civile in cui si sono scontrate le forze regolari moldave e quelle della neo-proclamata repubblica moldava di Prinestrovie (Transnistria), sostenute dalla 14esima armata russa, il Cremlino è riuscito a mantenere un bastione in Moldova, pericolosamente vicino a quello che sarebbe diventato il confine sudorientale dell’Unione europea.

A pochi mesi dalla sigla da parte della Moldova dell’accordo di associazione con l’Ue, il parlamento (cosiddetto Soviet supremo) di Tiraspol – la capitale della Transnistria – aveva già presentato un disegno di legge per adeguare la legislazione transnistriana a quella della Federazione russa. Alla Duma di Mosca, intanto, è stata recentemente approvata una legge per semplificare il processo di incorporazione dei territori non russi.

La Moldova saluta Tiraspol?
“Se la Moldova fa un passo verso l’Europa può dire addio alla Transnistria”, aveva dichiarato lo scorso settembre il vice-premier russo Dmitry Rogozin. Sembrava soltanto un esercizio di retorica. Con l’acuirsi della crisi in Ucraina, suona però come una minaccia concreta. Con la Crimea agganciata a Mosca, i resti della 14esima armata russa in Transnistria, il confine sud occidentale dell’Ucraina non può dormire sonni tranquilli.

Dopo vent’anni di stallo, il territorio transnistriano si è trasformato in un crocevia di traffici illeciti, soprattutto di armi, e un punto di ritrovo di organizzazioni malavitose e terroristiche su scala internazionale.

In Transnistria la percentuale di russi e di moldavi è pressoché identica, ma le decisioni delle autorità di Tiraspol, come quella di chiudere le scuole che insegnano la lingua moldava in caratteri latini e non cirillici, hanno tracciato un confine sempre più netto. Fino a pochi mesi fa il Cremlino non sembrava particolarmente propenso a difendere i diritti dei russofoni vicini, almeno finché questi paesi sono stati retti da governi filo-russi.

In Moldova, la coalizione filo-europeista del presidente Nicolae Timofti deve fronteggiare l’ascesa del partito comunista che invece propende per aderire all’Unione doganale con la Russia. Se da un lato un’azione russa in Transnistria sembra poco realistica, dall’altro, in caso di escalation della crisi ucraina, questo territorio resterebbe per Mosca un asso nella manica.

Gagauzia
La Gagauzia è una regione territorialmente discontinua, ma che costituisce un’unità amministrativa autonoma. Ha una popolazione di circa 155.000 persone, prevalentemente turchi, russofoni e cristiani ortodossi. Anche qui, in risposta alla firma dell’accordo con l’Ue, il governo locale ha indetto un referendum, dichiarato illegale sia da Chisinau – la capitale della Moldova – che dalla corte di Comrat, capoluogo della regione.

Stando alle stime delle autorità gagauze, il 98,5 % della popolazione si è espressa a favore dell’Unione doganale con la Russia, mentre il 98% ha votato per l’indipendenza, qualora la Moldova dovesse perdere la propria sovranità.

La ragione principale di questa così netta scelta di campo sono innanzitutto i sentimenti filorussi della popolazione, oltre a una scarsa conoscenza dell’Ue e del processo di integrazione, la paura di una potenziale unificazione tra la Moldova e la Romania (come paventato da diversi esponenti dell’élite politica moldava e romena) e il timore di un crollo del commercio con la Russia e di restrizioni per l’accesso al mercato del lavoro russo

Nonostante le relazioni tra Gagauzia e Chisinau siano tutt’altro che semplici, difficilmente la regione può diventare un fattore di destabilizzazione. È molto piccola, scarsamente popolata ed economicamente troppo debole per sperare di influenzare il governo centrale. La retorica separatista è stata spesso usata dai leader locali come arma di ricatto nei confronti di Chisinau, anche se i risultati del referendum hanno alimentato il discorso anti-europeo portato avanti da Mosca e dal partito comunista moldavo.

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