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Allargamento

Italia, possibile cavallo di Troia turco in Europa

22 Apr 2014 - Emanuela Pergolizzi - Emanuela Pergolizzi

Nel dejà-vu dei decennali avanzamenti alternati da brusche battute d’arresto, il 2014 sembra aprirsi in una fitta nebulosa di interrogativi per i negoziati in atto tra Turchia ed Europa.

A poco più di dieci giorni dalle elezioni amministrative più contestate nella storia politica di Ankara, tra il 10 e l’11 aprile la commissione parlamentare mista turco-europea si è riunita in un clima vibrante di tensioni e speranze. Se Bruxelles tende la mano, sempre più incerta, oltre il fossato dell’antica “fortezza Europa”, non è più sicura di trovare l’alleato turco, oltre la sponda, pronto ad afferrarla.

Erdoğan tra corruzione e censura
Dopo le proteste di Gezi Park e un’estate gelida tra i due alleati, l’autunno scorso aveva preannunciato forti segnali di speranza, con l’apertura – favorita dall’elezione dei socialisti francesi – di un nuovo capitolo dei negoziati, dopo ben tre anni di stallo.

Il dialogo turco-europeo sembrava prendere nuovo respiro anche con la firma di una nuova road map per la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi verso i confini europei, in dicembre.

Il tutto, infine, era stato suggellato dalla preparazione di una visita del primo ministro Recep Tayyip Erdoğan per gennaio, dopo un’assenza di circa cinque anni dai corridoi istituzionali dell’Unione.

Come in un’antica profezia dai risvolti oscuri e incerti, alla ripresa delle relazioni turco-europee è sembrato seguire l’ennesimo sgambetto, l’ennesima brusca deviazione dal seminato.

Il 17 dicembre, lo scoppio del tentacolare scandalo di corruzione che ha colpito al cuore i vertici governativi turchi ha scosso i già fragili equilibri politici di Ankara, riversandosi con effetto-domino sull’inflazione e sulle preoccupazioni di Bruxelles.

L’Europa ha di nuovo aggrottato le ciglia di fronte all’introduzione della legislazione restrittiva su internet che da febbraio ha facilitato il blocco di siti web e social network da parte dell’autorità turca per le telecomunicazioni. L’oscuramento combinato di Twitter e YouTube e le ripetute denunce di brogli elettorali nel corso delle municipali di fine marzo hanno messo ulteriormente in allarme gli osservatori europei.

Timori europei per l’autoritarismo turco
Diffidenze reciproche e comuni sospetti si presentano come minacciosa spada di Damocle dei rapporti bilaterali, con singole dichiarazioni in grado di suscitare piccole e continue scosse nei fragili equilibri tra Turchia ed Unione europea.

Timore e sorpresa sono stati sollevati dalle recenti dichiarazioni del consigliere all’economia del primo ministro turco, secondo cui Ankara avrà sempre meno bisogno, in futuro, del vecchio continente in crisi. In tutta risposta, dall’altro lato, il commissario europeo per l’allargamento, Štefan Füle, ha reiteratamente espresso preoccupazione per gli sviluppi degli ultimi mesi e per un autoritarismo sempre più sordo ai richiami democratici e ai valori-guida di Bruxelles.

L’abolizione, con votazione all’unanimità dei giudici costituzionali, del divieto su Twitter, insieme alla determinata propensione all’apertura di nuovi capitoli da parte ministro per le politiche europee turco Çavuşoğlu sembrano mettere a tacere, temporaneamente, comuni timori, verso una nuova primavera di riforme.

Semestre italiano di presidenza Ue
A partire dalla seconda metà del 2014, la presidenza dell’Italia presso l’Unione – storico sostenitore e alleato turco – lascia presagire un positivo rilancio dei negoziati.

Le elezioni presidenziali d’agosto e i fragili equilibri della diplomazia danzante tra i due alleati lasciano tuttavia oscuri i destini della profezia europea di Ankara. Appare sempre più incerta, tra veloci avanzamenti e lenti passi indietro, la stretta di mano tra le due sponde del Bosforo.

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