IAI
Vertice bilaterale

Gioco di sponda tra Obama e Renzi

1 Apr 2014 - Riccardo Alcaro - Riccardo Alcaro

L’appuntamento più importante nella fitta agenda di impegni romani del presidente statunitense Barack Obama è stato l’incontro con papa Francesco. Diversamente dai suoi predecessori, il pontefice sembra meno incline a parlare di temi culturali come i matrimoni omosessuali o i meriti della contraccezione.

Obama, che certamente su quei temi è distante dalla Chiesa Cattolica, ha così potuto insistere su questioni di comune interesse, come povertà e ineguaglianza globali, e sfruttare l’opportunità irripetibile di mostrarsi in sintonia con un papa che gode di largo consenso tra i cattolici. Dopotutto, questo è un anno elettorale negli States. Il presidente e il suo partito democratico arrancano nei sondaggi e i cattolici sono una fetta importante dell’elettorato.

Di riflesso, l’incontro tra Obama e il premier Matteo Renzi è stato un evento secondario, un’occasione per i due di conoscersi personalmente e riaffermare di fronte alle telecamere la solidità dell’amicizia tra Italia e Stati Uniti. Il vertice non è stato però solo un rituale diplomatico, ma l’occasione per fare il punto su una relazione consolidata che si articola su più livelli.

Convergenza sul rilancio della crescita
La Nato resta la principale piattaforma di cooperazione tra i due paesi, ma un contesto di rilievo sono anche i rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e l’Unione europea (che gli Usa vorrebbero più coesa sia sul piano delle politiche economiche che di sicurezza).

Per Washington è motivo di soddisfazione che l’Italia, nonostante le ristrettezze imposte dalla crisi, abbia mantenuto i suoi impegni in alcuni teatri chiave per la Casa Bianca, dall’Afganistan al Libano, dal Corno d’Africa ai Balcani.

Non mancano tuttavia, da una parte e dell’altra, priorità più urgenti, come pure aree di potenziale contrasto. Per Renzi l’appoggio del presidente statunitense alla sua agenda di rilancio dell’economia italiana è senz’altro utile. Obama è dopotutto ancora molto popolare in Italia e Renzi ha bisogno di puntellare in ogni modo il sostegno degli italiani ai suoi piani di riforma del mercato del lavoro, del sistema fiscale e della pubblica amministrazione – tutte questioni su cui incontra forti resistenze.

Obama, dal canto suo, spera che Renzi possa contribuire a creare in Europa una coalizione che si opponga alla linea dell’austerità promossa dalla Germania. L’austerità non è mai stata molto popolare presso l’amministrazione Obama che ritiene ritardi o pregiudichi la ripresa degli stati membri dell’Ue in difficoltà finanziarie e, così facendo, danneggi indirettamente anche l’economia Usa.

I contrasti su spese militari e South Stream
Obama ha poi interessi più specifici riguardo all’Italia. La priorità più urgente è che resti ferma nell’opposizione all’annessione della Crimea da parte della Russia e che sia disponibile a sostenere misure restrittive che vadano al di là del modesto regime di sanzioni già concordato in sede Ue. Per gli italiani la questione è delicata, visti i solidi legami commerciali ed energetici che li legano ai russi.

Nell’immediato, gli americani sono soprattutto interessati all’atteggiamento dell’Italia verso South Stream, il progetto di gasdotto sotto il Mar Nero sviluppato in cooperazione da Eni e Gazprom, il gigante del gas controllato dal Cremlino. South Stream è da anni fonte di aspre polemiche perché aggira l’Ucraina ed è in diretto contrasto con l’obiettivo dell’Ue di ridurre la dipendenza europea dalle forniture russe. Dopo gli eventi di Crimea, Washington si aspetta che l’Italia congeli il progetto o, meglio ancora, lo accantoni una volta per sempre.

La crisi con la Russia è stata anche occasione per gli Usa di appellarsi all’Italia perché eviti tagli alla spesa militare che ne compromettano ulteriormente le capacità di difesa. Difficile che Renzi sia disposto a concedere granché su questo dossier, avendo prospettato un taglio di tre miliardi di euro al bilancio della difesa.

Con ogni probabilità gli italiani faranno orecchie da mercante anche alle richieste Usa di concentrare i tagli sul personale (che assorbe il 66% del bilancio) e mantenere inalterata la spesa per investimenti ed esercizio. Dopotutto il parlamento ha approvato soltanto a gennaio una – inconcludente – riforma della difesa e non c’è volontà di riaprire il dossier.

Dossier Libia e Iran
Gli Usa vorrebbero un maggiore impegno dell’Italia in Libia. Dal momento che l’Italia ha enormi interessi energetici e di sicurezza in gioco, per gli Stati Uniti la questione è semplice: Roma deve prendersi più responsabilità. Il paese è però sull’orlo del collasso, il processo politico è in stallo, milizie armate si contendono il controllo del territorio e i traffici illegali sono in aumento.

L’Italia non è stata del tutto inattiva – si pensi alla conferenza degli ‘amici della Libia’ dello scorso mese o all’impegno nel programma di addestramento delle forze di sicurezza libiche. Ma se prendesse la guida delle l’iniziative internazionali per riavviare la transizione democratica in Libia e aiutarne la ripresa economica, troverebbe pieno appoggio da parte Usa.

Un’ulteriore questione di interesse per gli Usa è la politica italiana verso l’Iran. Sotto il governo Letta l’Italia aveva proposto di aprire alla Repubblica islamica, creando qualche malumore a Washington. Gli statunitensi hanno temuto che la serie di incontri a livello di governo, di visite parlamentari e delegazioni commerciali potesse portare ad una prematura erosione dell’isolamento dell’Iran.

Il governo Renzi non ha mostrato lo stesso livello di attivismo. Renzi non ha alcuna esperienza in politica estera, ma è un politico astuto. Si penserà due volte prima di irritare Washington con ulteriori aperture all’Iran proprio ora che la crisi tra Russia e Occidente può complicare le relazioni con l’alleato d’oltreoceano.

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