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Crisi Ucraina

Se Kiev riporta nella spirale degli armamenti

19 Mar 2014 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

La crisi ucraina ci obbliga a rivisitare le vicende della fine della guerra fredda e a constatare che alcuni fantasmi del passato non sono ancora scomparsi. Riscopriamo che l’Europa rimane pur sempre un’area di tensione dove l’integrità territoriale degli stati non è un fatto acquisito e dove il permanere di armi nucleari, alcune delle quali in stato di allerta, rende la perdurante instabilità maggiormente rischiosa.

L’Ucraina, epicentro della crisi attuale, non è nuova alle vicende nucleari del vecchio continente. Ai tempi del confronto Est-Ovest essa custodiva gran parte degli arsenali nucleari dell’impero sovietico. All’indomani della disgregazione di quest’ultimo, essa si trovò a ereditare, assieme alla Bielorussia ed il Kazakhstan, buona parte di tali assetti. Essa divenne allora addirittura il terzo possessore di armi atomiche a livello mondiale dopo gli Stati Uniti e la Russia.

Ucraina, Bielorussia, Kazakhstan: Start e Tnp
Forte fu all’epoca la tentazione dei dirigenti di dichiarare lo status di potenza nucleare. Altrettanto forte fu la pressione della comunità internazionale affinche ciò non avvenisse. Gli Stati Uniti, in piena sintonia con la Russia, si opposero fermamente a che le tre ex Repubbliche sovietiche potessero detenere l’arma nucleare.

I tre paesi vennero quindi invitati anzitutto ad associarsi al primo Trattato Start sulla riduzione delle armi strategiche che era sul punto di essere finalizzato. Lo fecero nel maggio del 1992 attraverso il Protocollo di Lisbona sottoscritto da Stati Uniti e Russia assieme ad Ucraina, Bielorussia ed il Kazakhstan.

Questi ultimi tre paesi sottoscrissero in aggiunta disposizioni speciali che prevedevano la loro adesione al Trattato di Non proliferazione Nucleare (Tnp) come stati non nucleari e l’eliminazione entro sette anni delle armi nucleari strategiche dislocate sul proprio territorio.

Le pressioni furono particolarmente intense nei confronti dell’Ucraina, le cui forze politiche erano le più recalcitranti a rinunciare allo status nucleare. Kiev ottenne in cambio garanzie di sicurezza attraverso il Memorandum tripartito, di cui molto si parla in questi giorni, sottoscritto a Budapest il 4 dicembre 1994 tra Stati Uniti, Russia e Ucraina.

Memorandum tripartito di Budapest
Esso prevedeva in particolare il rispetto da parte di Usa e Russia della sovranità, indipendenza ed integrità territoriale dell’Ucraina, la rinuncia a: misure economiche coercitive, l’uso dell’arma nucleare o la loro minaccia contro l’integrità (“none of their weapons will ever be used against Ukraine except in self-defense or otherwise in accordance with the Charter of the United Nations).

Queste, che potrebbero apparire garanzie di ferro, in realtà hanno scarso valore poiché il Memorandum di Budapest non è giuridicamente vincolante. Buona parte degli impegni di Budapest riprende inoltre garanzie di carattere generale già contemplate da altri accordi internazionali.

Smantellamento dell’arsenale ex sovietico
L’Ucraina è stata però associata ai programmi di assistenza occidentali (Nunn-Lugar e Global Partnership) miranti allo smantellamento dell’arsenale ex sovietico. Le sue testate furono trasferite in Russia per esservi distrutte. Nel 2012 fu consegnato alla Russia l’ultimo carico di uranio altamente arricchito in possesso dell’Ucraina, riconvertito successivamente in uranio leggermente arricchito e destinato ad alimentare le sue 15 centrali nucleari.

Con il senno di poi l’errore dei dirigenti ucraini fu quello di aderire ad un trattato giuridicamente vincolante come il Tnp, ricevendo in cambio garanzie che vincolanti non erano. Occorre però dare atto ai dirigenti di Kiev dell’epoca di non essersi fatti incantare dalla sirena del nucleare e di aver cosí affermato il principio della reversibiltà del possesso dell’arma atomica. Un merito che forse gli andrebbe maggiormente riconosciuto.

L’attuale governo ucraino accusa Mosca di violare il Memorandum di Budapest, ma la Russia rispedisce al mittente tale accusa sostenendo di essere sempre rimasta dentro la legalità. Alcune forze politiche ucraine vorrebbero che il paese denunciasse il Protocollo di Lisbona e riacquistasse lo status di potenza nucleare. Non sarebbe una buona idea. L’Europa ed il Mondo di tutto hanno bisogno fuorché di aumentare gli arsenali nucleari ed il numero di paesi che li posseggono. Ogni sostegno dell’Europa all’Ucraina dovrebbe rimanere condizionato al mantenimento del suo status non nucleare.

Russia verso il riarmo
Nel frattempo però la crisi in atto allontana le prospettive del processo di riduzione degli armamenti a livello globale. In particolare essa rischia di rallentare il programma di riduzioni annunciato dal Presidente statunitense Barack Obama nei sui discorsi al Castello di Praga nel 2009 e davanti alla Porta di Brandenburg dello scorso anno.

Se si eccettua l’intesa sul nuovo Trattato strategico Start nel 2010 e la collaborazione in atto nello smantellamento del potenziale chimico detenuto dalla Siria, la Russia non ha ritenuto di rispondere con gesti reciproci alle aperture dell’amministrazione Usa.

La tendenza a Mosca si sposta piuttosto verso il riarmo. Il clima è ora meno propizio per realizzare gli altri sviluppi annunciati dal presidente americano quali un ulteriore riduzione delle armi strategiche, la ratifica Usa del Trattato sulla proibizione degli esperimenti nucleari, l’avvio di un negoziato per la riduzione delle armi non strategiche in Europa, l’arresto della produzione di materiale fissile per le armi nucleari.

Il rischio maggiore è che, a fronte dell’attuale ciclo di riarmo russo, gli americani, con una prossima amministrazione, riprendano a loro volta ad ammodernare i loro arsenali nucleari e che si ricada nella spirale armamentistica che ha caratterizzato la guerra fredda.

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