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Banche europee

L’occhio dell’Europa sulla finanza

13 Feb 2014 - Marcello Messori - Marcello Messori

La Commissione europea ha reso nota la sua proposta legislativa per separare le più rischiose attività di investimento e le attività tradizionali delle trenta maggiori banche europee. Si tratta dei gruppi bancari che, nel recente passato, hanno svolto un ammontare rilevante di negoziazioni complesse e che hanno dimensioni tali da esercitare impatti significativi sul resto del sistema.

Separazione fra attività bancarie
La riforma proposta a fine gennaio prevede, innanzitutto, che ognuna di queste banche non possa effettuare quelle attività di compra-vendita per conto proprio in strumenti finanziari e in merci, esclusivamente finalizzate a ottenere profitti senza alcun beneficio – diretto o indiretto – per i clienti.

Essa prevede, inoltre, che le stesse banche conferiscano le altre attività di compra-vendita per conto proprio e quelle di compra-vendita per conto dei clienti, basate su complesse operazioni in derivati o in altri prodotti strutturati, a entità legali interne al gruppo, ma separate dalla loro tradizionale attività commerciale oppure che istituiscano presidi in grado di isolare e di porre sotto controllo i relativi rischi.

Essa affida, infine, alle autorità di regolamentazione europee e, soprattutto, nazionali la concreta attuazione di tali norme, con specifico riferimento alle soluzioni operative e di governance per la separazione fra le più rischiose attività di investimento e le attività commerciali, e la possibilità di estendere queste stesse norme a banche non incluse fra le prime trenta.

Secondo il Commissario ai servizi finanziari, Michel Barnier, l’Unione europea (Ue) ha così completato il lungo percorso di ri-regolamentazione dei mercati finanziari sollecitato dalle crisi internazionali ed europee e concretizzatosi nella centralizzazione di molte transazioni prima esterne ai mercati regolati (ossia Otc), nella costruzione di una nuova architettura di vigilanza micro e macro-prudenziale, nel recepimento dei nuovi coefficienti bancari di capitale, nel disegno dei due fondamentali pilastri del processo di Unione bancaria.

La proposta di separazione di attività bancarie è di particolare rilevanza. Essa mira, infatti, a isolare e a porre sotto controllo quel sistema bancario (o finanziario) “ombra” che tanto peso ha avuto nel trasformare l’incremento delle insolvenze nel segmento statunitense dei mutui subprime in una pandemia nei mercati finanziari internazionali.

Trading proprietario
Vari commentatori hanno già sottolineato che la riforma presenta vari limiti. Innanzitutto, al fine di salvaguardare il modello continentale della banca universale, tale riforma non propone una netta separazione fra attività bancarie di investimento e attività bancarie tradizionali, ma preferisce spostare l’attenzione sulla necessità di tenere distinte le compra-vendite bancarie per conto proprio e quelle per conto dei clienti. Così facendo, essa si avventura però su un terreno scivoloso in quanto, nel concreto, risulta spesso difficile individuare un netto confine fra questi diversi tipi di compra-vendita.

Inoltre, la proposta della Commissione europea fornisce una definizione troppo restrittiva di “trading proprietario” e lascia un’eccessiva discrezionalità alle scelte dei regolatori dei singoli Stati membri. Infine, essa prende forma in ritardo tanto che non vi saranno i tempi tecnici per superare il vaglio del Consiglio europeo e per ottenere l’approvazione del Parlamento europeo prima delle prossime elezioni. Pertanto, l’approvazione è demandata ai nuovi componenti degli organi dell’Ue.

Tali critiche colgono, spesso, nel segno, ma non arrivano al nocciolo del problema. Come è accaduto per l’adozione dei nuovi coefficienti di capitalizzazione di Basilea 3, è possibile che la proposta di riforma della Commissione europea sarà recepita dalle maggiori banche dell’area ben prima di assumere una cogenza normativa, così da evitare ogni possibile stigma.

D’altro canto, la rinuncia a separare le attività bancarie di investimento da quelle tradizionali è spiegabile con l’estesa area grigia che connette queste due attività; e la definizione restrittiva di compra-vendita bancaria per conto proprio porta, comunque, a un divieto che ‘forza’ la posizione molto più conservativa di Germania e Francia.

Rischio contagio
Il problema fondamentale, fin qui sottovalutato, è un altro: la separazione fra (una parte del)le attività più rischiose e le attività tradizionali di ciascuna banca facilita una più rigorosa ed efficace regolamentazione di ambedue le attività?

L’evidenza empirica disponibile indica che, negli Stati Uniti e nel Regno Unito dove una qualche forma di separazione è già avvenuta, i responsabili della vigilanza hanno perseguito una strategia diversa: rafforzare le regole per le attività bancarie tradizionali, che riguardano gli investitori al dettaglio (in particolare, le famiglie) e le piccolo-medie imprese produttive, e continuare a imporre regole ‘leggere’ per le attività bancarie di investimento che coinvolgono gli investitori professionali.

Tale scelta può apparire ragionevole perché mira ad assicurare massima protezione ai depositanti e agli altri investitori prudenziali anche a costo di sacrificare la tutela degli investitori professionali e di quanti amano il rischio.

La crisi finanziaria internazionale del 2007-’09 ci ha però mostrato la fallacia di un simile approccio. Il contagio fra le banche di investimento statunitensi e i grandi agglomerati finanziari europei è stato così immediato e pervasivo da far emergere che non vi sono confini netti e barriere robuste fra il settore bancario ‘ombra’ e le banche commerciali.

Pertanto, prima di perseguire l’obiettivo di una separazione fra (una parte del)le attività bancarie di investimento e quelle tradizionali, si tratta di imporre regole severe anche alle prime attività che sono state troppo a lungo de-regolamentate. Questo obiettivo non sembra, però, una priorità dei regolatori britannici e non sembra colto dai regolatori dell’Ue.

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