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Trent’anni del Trattato per l’Ue

L’innovazione ever green di Spinelli

15 Feb 2014 - Rocco Cangelosi - Rocco Cangelosi

Sono trascorsi trent’anni da quando, sotto l’impulso di Altiero Spinelli il Parlamento europeo approvò, il 14 febbraio 1984, un progetto di Trattato come avvio del processo di costituzionalizzazione dell’Unione europea.

Svolta per l’integrazione
Spinelli operò il suo tentativo costituzionale (cioè quello di dotare la Comunità europea di un testo di natura costituzionale) in un momento di crisi paragonabile, mutatis mutandis, a quello in cui si dibatte attualmente l’Unione Europea.

All’epoca, occorreva risolvere il problema del negoziato sull’ammontare del contributo britannico al bilancio europeo, quello della riforma della politica agricola comune e l’aumento delle risorse proprie dell’Unione (senza parlare dei negoziati per l’adesione della Spagna e del Portogallo).

Spinelli provò a superare la frustrazione che pervadeva il Parlamento europeo, eletto, ma privo di poteri reali, mettendolo sul cammino delle riforme costituzionali. Così riuscì a imprimere una profonda svolta nella storia dell’integrazione europea.

Nel 1987, al termine del negoziato che portò alla conclusione del primo e importante mutamento di quella che era solo la comunità economica europea, con l’approvazione dell’Atto unico, scrissi un libro con il sottotitolo “Cronaca di una riforma mancata”.

Una cronaca che va dalla costituzione del Club del coccodrillo alla firma dell’Atto unico europeo. Una storia che può sommariamente dividersi in due periodi. Il primo comprende la fase parlamentare dell’assemblea di Strasburgo e il secondo quella intergovernativa dal Consiglio di Fontainbleau al Consiglio di Milano: è un periodo contrassegnato da grandi impegni e speranze, da un senso di amara delusione dopo la conclusione del negoziato.

Non si può tuttavia negare che proprio da quel progetto di Trattato partirà il processo di riforma che attraverso le conferenze intergovernative di Maastricht, Amsterdam, Nizza culminerà nella convocazione della Convenzione e nell’approvazione del Trattato Costituzionale, per poi naufragare di fronte ai referendum francese e olandese del 2005.

Ispirazione per le riforme
Tutta la stagione delle riforme dell’Unione s’ispira al Trattato Spinelli e ancora oggi ne sottolinea la persistente attualità.

Una rilettura del testo del Trattato del 14 febbraio 1984 mostra che la maggior parte delle sue disposizioni innovatrici sono state riprese nei Trattati successivi o nel testo del Trattato Costituzionale del 29 ottobre 2004.

Basti pensare che Spinelli fu il primo a sostenere che un Trattato di natura costituzionale non poteva essere elaborato da una Conferenza intergovernativa secondo il tradizionale metodo diplomatico. Questa tesi è stata fatta propria dai governi quando, dopo il Trattato di Nizza, hanno affidato a una Convenzione europea il compito di preparare un nuovo progetto di Trattato.

Inoltre, nel progetto Spinelli c’era in germe la partecipazione dei Parlamenti nazionali e della società civile quale si è verificata in seguito nella Convenzione europea e nei suoi metodi di lavoro.

Appare altresì significativo il superamento delle varie forme di cooperazione/integrazione politica, nonché il riferimento ai diritti fondamentali, alle sanzioni nei riguardi degli Stati membri, alla istituzionalizzazione del Consiglio europeo e al principio di sussidiarietà.

Il progetto Spinelli introduce inoltre il concetto della legge europea, poi ripresa dal Trattato Costituzionale, nonché l’investitura politica della Commissione.

Significativo altresì il metodo indicato per l’entrata in vigore dei Trattati, anche in assenza di una ratifica da parte di tutti gli Stati membri.

Importante anche il processo di revisione mediante l’accordo del Parlamento europeo e del Consiglio, secondo la procedura applicabile alle leggi organiche. Questa disposizione mirava a sottrarre agli Stati la competenza per la revisione del Trattato e a sopprimere l’esigenza dell’unanimità.

E ancora, l’articolo 71 del progetto Spinelli prevedeva la possibilità di creare nuove entrate per l’Unione senza la necessità di modificare il Trattato (una legge organica era sufficiente).

Inoltre, la Commissione poteva essere autorizzata per legge a emettere prestiti. Questa proposta, fortemente innovativa all’epoca, rimane tale anche oggi.

Antidoto ai populismi
Il riferimento al Tratttato Spinelli e soprattutto al metodo da lui propugnato possono rappresentare l’antidoto ai populismi crescenti, che rischiano di prendere in ostaggio il Parlamento europeo e di bloccare il processo di integrazione ormai incentrato solo sulle questioni economiche e di bilancio.

Nel suo appassionato discorso del 4 febbraio a Strasburgo, il presidente Giorgio Napolitano ha esaltato il ruolo del Parlamento europeo per combattere il sentimento di crescente disaffezione dei cittadini verso la costruzione europea, comunque irreversibile.

Napolitano ha elencato le carenze del progetto europeo nella fase attuale, a partire dalla piaga sempre più dolorosa della disoccupazione giovanile, alla quale si sommano gli egoismi nazionali, la miopia mostrata dalla classe politica europea, la politica dell’austerità fine a se stessa e non più sostenibile. Il presidente ha richiamato a una maggiore solidarietà i governi europei.

Napolitano ha detto che il compito di ravvivare l’idea di Europa spetta soprattutto al Parlamento europeo, ma non è andato oltre, per evidente cortesia istituzionale.

Non può sfuggire che il punto di svolta può essere però rappresentato solo dal conferimento al nuovo Parlamento europeo del ruolo di assemblea costituente, al fine di riprendere il cammino che Spinelli aveva indicato verso un Unione politica democratica e solidale in grado di rappresentare le esigenze dei cittadini europei e assicurare all’Unione Europea il suo posto nel mondo come soggetto portatore di diritti fondamentali e di valori della civiltà occidentale.

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