IAI
Commissione europea

Italia, la deriva della corruzione

8 Feb 2014 - Michele Strazza - Michele Strazza

Gli sforzi fatti sino ad oggi dall’Italia in campo legislativo nella lotta alla corruzione sono del tutto insufficienti e lasciano irrisolti i problemi. È quanto afferma la Commissione europea nella sua relazione sulla lotta alla corruzione, inviata il 3 febbraio al Consiglio e al Parlamento europeo.

Nonostante la nuova legge anticorruzione e l’adozione del piano triennale nazionale contro questa piaga, primo passo per la conseguente approvazione di atti simili da parte di regioni ed enti locali, il livello della corruzione italiana è rimasto altissimo.

Piani fantasmagorici
Quasi 60 miliardi all’anno – ha stimato la Commissione – il 4% del Pil italiano e, si badi bene, la metà di quello che l’economia europea perde annualmente a causa della corruzione, cioè 120 miliardi. Dati catastrofici, presi peraltro dalle relazioni della Corte dei conti italiana, che non ammettono replica.

Le bacchettate della Ue sono ancora più importanti perché quest’ultima, anche se con grande diplomazia ed eleganza, demolisce l’impianto normativo nazionale di lotta alla corruzione ritenendolo, anche se non lo dice espressamente, non solo inadeguato, ma comportante un ulteriore appesantimento burocratico ad anacronistici strumenti di lotta.

Il riferimento va innanzitutto alla “trovata” italiana di risolvere i problemi adottando fantasmagorici “piani triennali anticorruzione”, con dentro un po’ di tutto, dall’analisi dei processi amministrativi a rischio alla prevenzione e alle misure di repressione.

E chi dovrà adottare tutto questo? (non lo poteva chiedere la Commissione europea, ma ce lo chiediamo noi) Semplice! Quelle stesse amministrazioni la cui dirigenza ha condanne e indagini a carico da parte di magistratura inquirente e contabile e che, in caso, di inchieste per corruzione di suoi dirigenti si guarda bene dal sospenderli o rimuoverli.

Prescrizione e carenze legislative
Ma torniamo alla relazione europea. Proprio sul piano nazionale anticorruzione la Commissione mostra evidenti dubbi per la sua efficacia, comportando “un onere considerevole” per le pubbliche amministrazioni.

Grosse perplessità sono manifestate nei confronti delle macchinose procedure per l’adozione dei piani di regioni, enti locali e altre istituzioni, nonché, per la nomina, nei vari enti, di un “responsabile per la prevenzione della corruzione”.

La Commissione, infatti, dopo le lodi di rito all’“ambizioso” progetto, osserva come sia “importante scongiurare il rischio che quest’esercizio su larga scala si trasformi in un processo formalistico dove i documenti programmatici e l’assetto istituzionale contino di più degli interventi immediati in grado di risolvere le falle esistenti”.

Non è peraltro chiaro – sottolinea – se tutte le amministrazioni abbiano le competenze e le capacità per elaborare i piani d’azione e garantirne un’attuazione reale.

Stesso discorso sulla nuova legge italiana anticorruzione (Legge 6 novembre 2012, n. 190). Dopo aver espresso alcuni apprezzamenti, in maniera tranciante la Commissione osserva come restino irrisolti molti problemi, dalla disciplina della prescrizione che non consente la condanna dei colpevoli, alle carenze legislative sul falso in bilancio ed alla frammentazione delle norme sulla concussione e la corruzione. Bocciata anche questa! E passiamo oltre.

Corruzione, politica e criminalità
È il capitolo sulla “Corruzione nelle alte sfere e legami con la criminalità organizzata” che consegna ai paesi europei un quadro desolante e drammatico dell’Italia. La Commissione sottolinea infatti che “la credibilità di un quadro anticorruzione efficace e dissuasivo dipende dalla capacità di perseguire i casi di corruzione”, ma la “percezione pubblica del fenomeno denuncia lo scarso effetto deterrente delle sanzioni applicate in questo settore”.

Inoltre rapporti internazionali di tutto rispetto, hanno rilevato come le carenze esistenti nella normativa penale italiana contribuiscano alla percezione di “un clima di quasi impunità”, ostacolando l’efficacia dell’azione penale e l’accertamento dei casi di corruzione.

Nel nostro paese, i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono oggi tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’elevato numero di indagini per casi di corruzione, tanto a livello nazionale che regionale.

Uno studio del 2010 a cura del Center for the Study of Democracy considera il caso italiano tra i più esemplari per capire quanto stretti siano i legami tra criminalità organizzata e corruzione. Secondo tale rapporto “è soprattutto la corruzione diffusa nella sfera sociale, economica e politica ad attrarre i gruppi criminali organizzati e non già la criminalità organizzata a causare la corruzione”.

Davanti a questo quadro desolante, a conclusione dell’impietosa analisi, la Commissione europea consiglia all’Italia l’adozione di alcune misure, come la modifica della disciplina della prescrizione e il rafforzamento del regime di integrità delle cariche elettive e di governo nazionali, regionali e locali.

Ci sembra, però, di notare, nel tono dell’appello, una qualche perplessità sulla convinzione che l’Italia possa accettare simili suggerimenti. Perplessità che potrebbero, negli anni successivi, trasformarsi in certezza.

.