IAI
Mercato della difesa

Quo Vadis Europa?

8 Gen 2014 - Michele Nones - Michele Nones

Se si valutano i risultati del Consiglio europeo di dicembre sulla difesa non si può manifestare soddisfazione. Se si considera la distanza percorsa dall’Europa nei quattordici anni trascorsi dal precedente vertice su questo tema si possono però registrare alcuni positivi cambiamenti.

Integrazione
Considerando la posizione assunta da alcuni paesi, fra cui soprattutto il Regno Unito, poteva andare anche peggio, ma il prezzo pagato per arrivare a un accordo è stato molto alto. Ci si deve domandare se ormai l’unica soluzione nel campo della difesa non sia quella di cercare la convergenza solo con i paesi willing and able (disposti e capaci).

Senza cambiamenti si procederà, invece, sulla strada dell’integrazione del mercato senza inserirlo in un generale processo d’integrazione della politica della difesa, ripetendo l’errore dell’euro in campo monetario ed economico. Così si crea, però, uno squilibrio fra la struttura economica e industriale sempre più integrata e la sovrastruttura politica divisa. Un sistema squilibrato è però sempre instabile e poco efficiente. Alla fine o lo squilibrio viene risolto (e quando è troppo ampio, rischia di esserlo in modo traumatico) o il sistema implode.

La costruzione dell’Europa della difesa è uno dei traguardi più ambiziosi dell’integrazione e irto di ostacoli. Peraltro, a causa delle crisi economica e finanziaria fuse con quella politica, l’Unione europea conosce uno dei suoi momenti più difficili. Pesano, infine, gli attori. Sul palcoscenico europeo non si vedono protagonisti destinati a passare alla storia né in generale, né nel campo della difesa.

Il risultato del vertice europeo di dicembre è stato inevitabilmente condizionato da questo quadro complessivo, anche per quanto riguarda il terzo punto delle Conclusioni relativo al rafforzamento dell’industria europea della difesa. Sul piano generale, le dichiarazioni restano chiare e teoricamente potrebbero essere il presupposto per future concrete iniziative:

“L’Europa ha bisogno di una base industriale e tecnologica di difesa (Edtib) più integrata, sostenibile, innovativa e competitiva per sviluppare e sostenere le capacità di difesa. Ciò può altresì rafforzare la sua autonomia strategica e capacità di agire con i partner. È opportuno rafforzare l’Edtib per assicurare l’efficacia operativa e la sicurezza dell’approvvigionamento, rimanendo al contempo competitivi a livello mondiale e stimolando l’occupazione, l’innovazione e la crescita in tutta l’Ue. Occorre che tali sforzi siano inclusivi, con opportunità per l’industria della difesa nell’Ue, equilibrati e nel pieno rispetto del diritto dell’Ue. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di sviluppare ulteriormente le necessarie competenze individuate come essenziali per il futuro dell’industria europea della difesa”.

Ribadendo l’importanza di un mercato della difesa efficace e aperto, il Consiglio europeo ha accolto con favore la Comunicazione della Commissione intitolata “Verso un settore della difesa e della sicurezza più concorrenziale ed efficiente”, prendendo atto dell’intenzione della Commissione di elaborare, in stretta cooperazione con l’alto rappresentante e l’Agenzia europea per la difesa, una tabella di marcia per la sua attuazione.

Il Consiglio ha sottolineato l’importanza di garantire la piena e corretta attuazione ed applicazione delle due direttive in materia di difesa del 2009, tra l’altro al fine di aprire il mercato ai subfornitori di tutta Europa, assicurare economie di scala e consentire una migliore circolazione dei prodotti della difesa.

Se non altro si è, quindi, lasciata la porta aperta alla Commissione, all’Eda e all’Alto rappresentante per muoversi nell’ambito delle proprie competenze e per tornare a discuterne fra un anno e mezzo.

Obiettivi
Per quanto riguarda le principali aree di intervento, il Comunicato indica la necessità di un maggiore impegno nella ricerca e, in particolare, nella convergenza fra il settore civile e quello della difesa. Di qui l’appoggio all’intenzione della Commissione di valutare in che modo i risultati ottenuti nell’ambito di Orizzonte 2020 possano andare anche a vantaggio delle capacità industriali nel settore della difesa e della sicurezza e il via libera alla proposta della Commissione di definire un’azione preparatoria sulla ricerca connessa alla Politica di sicurezza e difesa comune, Psdc.

Un secondo obiettivo è quello del rafforzamento delle piccole e medie imprese, Pmi. “Le Pmi sono un elemento importante della catena di approvvigionamento della difesa, fonte di innovazione e fattori chiave per la competitività. Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza che riveste per le Pmi l’accesso al mercato transfrontaliero e l’opportunità di avvalersi appieno delle possibilità offerte dal diritto dell’Ue in materia di subappalti e di licenze generali di trasferimento”.

A questo fine la Commissione è invitata a vagliare la possibilità di misure supplementari che aprano le catene di approvvigionamento alle Pmi di tutti gli stati membri, fra cui anche il sostegno alle reti regionali di Pmi e ai cluster strategici.

Un terzo punto riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti: “Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza delle disposizioni volte a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento per lo sviluppo della cooperazione e pianificazione a lungo termine, nonché per il funzionamento del mercato interno della difesa”.

Di qui l’invito alla Commissione a elaborare, insieme agli stati membri e in cooperazione con l’alto rappresentante e l’Agenzia europea per la difesa, una tabella di marcia per “un regime globale di sicurezza dell’approvvigionamento a livello di Ue, che tenga conto della natura globalizzata delle catene di approvvigionamento critiche”.

Capacità europee
In realtà vanno, però, considerati anche alcuni impegni che il Consiglio europeo ha preso al secondo punto delle conclusioni perché impatteranno sull’industria europea a livello di programmi con lo sviluppo di sistemi aerei a pilotaggio remoto (Rpas) nel periodo 2020-2025 e l’elaborazione di un programma Rpas europeo di prossima generazione di “media altitudine e lunga autonomia” con la creazione di una comunità di utenti Rpas fra gli stati membri partecipanti che posseggono e usano questi sistemi; la preparazione della comunicazione satellitare statale di prossima generazione mediante una stretta cooperazione fra gli stati membri, la Commissione e l’Agenzia spaziale europea; lo sviluppo della cyber-difesa con l’elaborazione di una tabella di marcia e di progetti concreti incentrati sulla formazione e su esercitazioni, il miglioramento della cooperazione civile/militare sulla base della strategia dell’Ue per la cyber-sicurezza, nonché la protezione dei mezzi nelle missioni e operazioni dell’Ue.

Quella che, però, per ora manca è soprattutto la consapevolezza che il motore dell’integrazione europea nella difesa non può essere solamente migliorato e reso più efficiente con nuove regole e nuovi impegni operativi e politici.

Ha anche bisogno di nuovo carburante per poter funzionare. Questo significa investire nei programmi europei della difesa. L’Europa ha intaccato in questi ultimi anni il suo patrimonio tecnologico e industriale. Se non ricomincia a ricostituirlo, rischia di perderlo definitivamente.

.