IAI
Cern

Europa e Israele insieme nella ricerca nucleare

21 Gen 2014 - Laura Mirachian - Laura Mirachian

Israele nutre una diffidenza storica verso gli europei. Se ne possono ben capire le origini. Oggi che l’iniziativa del segretario di stato statunitense John Kerry per il Medio Oriente ha rilanciato un negoziato apparentemente senza fine – il cosiddetto “processo di pace” con i palestinesi – le frizioni con l’Europa non mancano.

Particolarmente forti sono le frizioni a proposito degli insediamenti di coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Considerati illegali dalla comunità internazionale, questi insediamenti continuano a essere programmati da Israele, rischiando di far saltare il progetto dei due stati coesistenti fianco a fianco in pace e sicurezza.

Per fiancheggiare concretamente il negoziato, l’Unione Europea ha da ultimo revocato i propri aiuti laddove essi possano avvallare la politica degli insediamenti e ha richiamato con fermezza a più riprese Israele a una revisione di tale politica.

Precursore europeo
Ben venga dunque l’ingresso a pieno titolo di Israele nel Cern – Centro europeo per la ricerca nucleare – celebrato il 15 gennaio a Ginevra. Israele vi ha aderito, dopo un periodo di rodaggio come osservatore dal 1991, quale ventunesimo stato membro, il primo non-europeo.

Il Cern è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, un grande progetto scientifico concepito nel primo dopo-guerra come strumento di collaborazione e confidence-building tra europei: ricerca scientifica ai massimi livelli, e al contempo ricerca di consolidamento di una pace appena ritrovata. In tal senso, strumento antesignano e complementare alla costruzione dell’Europa comunitaria.

L’ingresso di Israele al Cern è stato accompagnato dal convinto appoggio dell’Italia, che all’Organizzazione conferisce da sempre un apporto di altissimo livello ivi incluso con scienziati italiani in posizioni apicali.

Lo statuto del Cern, che nei decenni ha conseguito successi scientifici straordinari con ricadute epocali nel campo civile – basti pensare al ‘web’ che è all’origine delle comunicazioni informatiche o ad applicazioni in campo medico come la risonanza magnetica, e da ultimo alla scoperta del bosone di Higgs (cosiddetta “particella di dio”, la matrice della materia dell’universo) che apre nuovi orizzonti per la comprensione del mondo e dell’umanità – sancisce esplicitamente l’estraneità a qualsiasi programma di ricerca a scopi militari e ne fonda l’operato sui principi della collaborazione e della convivenza universale: la scienza come patrimonio del genere umano, la ricerca scientifica come fattore di coesione trai popoli.

Vocazione internazionale
Nel tempo, la rete di contatti del Cern si è infatti estesa a molti paesi extra-europei e a centinaia di università e centri di ricerca nel mondo.

Questa vocazione al dialogo e all’interazione scientifica tra paesi e continenti ha valso al Cern, nel 2012, lo status di osservatore all’Onu, sulla base di una motivazione che riconosce il suo “contributo pacifico allo sviluppo della scienza, intesa quale forza trainante per il progresso e il dialogo tra culture”.

È importante che Israele si sia unito alla compagine e che vi sia stato accolto a pieno titolo.

Si tratta certamente di un riconoscimento della qualità e del livello della ricerca scientifica nel paese, che vi dedica risorse pari a circa il 5% del Pil, e negli ultimi dieci anni ha saputo produrre ben sei Premi Nobel, proponendosi al mondo come punta avanzata del progresso scientifico e dell’innovazione.

Trattasi al contempo di un forte incoraggiamento alla collaborazione internazionale, al perseguimento di obiettivi alti e condivisi, all’integrazione nei circuiti avanzati della convivenza mondiale. Anche questo contribuisce alla sicurezza nazionale, ben più delle barriere difensive o di sofisticate dotazioni di armamenti.

.