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Vertice europeo di Vilnius

Ucraina, il cordone ombelicale non ancora reciso

20 Nov 2013 - Giovanna De Maio - Giovanna De Maio

Quando l’Ucraina è emersa dalle ceneri dell’Unione Sovietica si presentava politicamente e linguisticamente divisa. Oggi però la sua identità nazionale e la sua indipendenza sembrano più solide, anche se non sa ancora quale strada scegliere: sul tavolo la firma degli accordi di associazione e di libero scambio con l’Ue al summit europeo di Vilnius previsto per il 28-29 novembre, contrastati da Vladimir Putin che li definisce un ‘suicidio economico’ per l’Ucraina. La partita non è semplice, soprattutto all’indomani della firma dell’accordo con Gazprom sulla rinegoziazione del debito ucraino.

Se l’Unione europea insiste sul caso di Yulia Timoshenko e chiede maggiori garanzie sull’economia, Mosca avverte Kiev che potrebbe ‘perdere il treno’ degli investimenti finanziati dalla Russia nel settore nucleare e aerospaziale.

La donna simbolo della rivoluzione arancione sconta una condanna a sei anni per abuso di ufficio che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha giudicato illegale e arbitraria. Ricoverata in ospedale in stato di detenzione, la maggioranza dei paesi europei vorrebbe che fosse trasferita a Berlino per sottoporsi a cure mediche specialistiche, ma la decisione sul caso è stata più volte rimandata.

Passo importante
“La firma degli accordi di Vilnius rappresenta per noi quello che la caduta del muro ha rappresentato per la Germania 24 anni fa” ha dichiarato l’ambasciatore ucraino presso l’Unione europea (Ue) Konstantyn Yelisieiev, chiarendo però che l’accordo non intende rappresentare un pericolo per gli interessi commerciali di Mosca.

Questi toni europeistici assunti dalla dirigenza ucraina cominciano però ad attenuarsi e, stando alle dichiarazioni del primo ministro Mychola Azarov: la priorità sarebbe la normalizzazione delle relazioni commerciali con Mosca. Un passo indietro è stato fatto anche dal presidente Viktor Yanukovich che ha citato delle stime per cui l’adeguamento agli standard europei costerebbe all’Ucraina tra i 9 e i 45 miliardi di euro. Ora il paese non può permetterseli.

In un primo momento anche Bruxelles ha tentennato, lasciando trasparire la disponibilità ad aspettare il 2014, quando Yanukovich sarà alle prese con le imminenti elezioni presidenziali.

Al contrario Varsavia, è rimasta il grande sponsor della svolta europea di Kiev, invitando il presidente ucraino a firmare subito l’accordo perché se da un lato rischia di perdere il treno degli investimenti provenienti dalla Russia, dall’altro può salire al volo su quello europeo.

Tuttavia recentemente, l’Ue ha fatto capire di puntare a concludere l’atteso accordo di associazione. Lo dimostrano le dichiarazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel che ha ventilato la prospettiva di “concrete opportunità e reale solidarietà” per il governo di Kiev. A farle eco quelle del ministro Emma Bonino che ha ribadito la disponibilità dell’Unione perfino alla “convocazione di un Consiglio affari esteri alla vigilia del vertice di Vilnius”.

Gas
Le mosse della Russia non si sono fatte attendere. Soprattutto sul fronte del gas, che è il cordone ombelicale che tiene legati i due paesi. L’accordo tra l’ucraina Naftogaz e Gazprom sul saldo dei debiti di Kiev sembra aver assunto un peso politico più rilevante rispetto al caso della Tymoshenko. Intanto dall’incontro tra Putin e Yanukovich, i cui contenuti sono rimasti segreti, è stata ripristinata l’importazione di gas russo proveniente dall’Ucraina, interrotto l’8 novembre scorso a causa di una controversia sul prezzo.

Mosca promette un abbassamento del prezzo se Kiev accetta di entrare nell’unione doganale aggiungendosi al Kazachstan e alla Bielorussia. L’Ucraina prova però a fare sentire la sua voce, sostenendo di poter contare su fonti alternative. Per mostrarlo indica gli accordi con la compagnia statunitense Chevron per iniziare l’esplorazione del giacimento di Olesska dove si nasconderebbe un tesoro di shale gas.

Secondo i russi, i loro vicini starebbero tuttavia violando gli accordi acquistando gas russo dall’Europa a prezzi inferiori. Dal canto suo l’Ue ha tutto da guadagnare, visto che è da sempre infastidita dalle ripercussioni dei prezzi di favore di Gazprom che mira ad acquisire gradualmente la proprietà dei gasdotti in Europa.

Ed è proprio quello che i russi propongono ai loro ex fratelli: prezzi agevolati in cambio delle concessioni sui gasdotti e dell’adesione all’unione doganale.

Guerra al made in Ukraine
Intanto Mosca comincia a piantare il filo spinato sul confine, fino a oggi molto permeabile tra i due paesi. Qualora Kiev firmasse gli accordi con l’Ue gli ucraini e i russi dovranno esibire i passaporti e attraversare i check point.

È cominciata anche la guerra al made in Ukraine e nel mirino è finito il cioccolato della Roshen, definito “dannoso per lo stomaco dei russi”. Se l’embargo continua l’azienda dovrà mandare a casa mille dipendenti.

I passi verso ovest di Kiev, in un primo momento decisi, poi pian piano più incerti lasciano molti dubbi sul futuro degli accordi o comunque sulla loro eventuale applicazione. Quel che è certo è che Mosca non mollerà la presa tanto facilmente, perché alcune amicizie tra i popoli, družby narodov, sono dure a morire.

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