IAI
Non proliferazione

Imbrigliare lo spazio si può

26 Set 2013 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

L’Unione Europea si conferma come uno dei maggiori promotori della non proliferazione e del disarmo. A mostrarlo è la conferenza dedicata a questo questione che si terrà i primi di ottobre a Bruxelles. Il tema dei missili e di una possibile corsa agli armamenti nello spazio costituirà uno degli argomenti che verranno affrontati dai massimi responsabili ed esperti in questo settore che parteciperanno all’evento.

Tradizione europea
Essa ha pieno titolo per affrontare tali questioni poiché storicamente furono europei i primi scienziati spaziali. Senza poter competere con i programmi americani e russi, il vecchio continente mantiene un livello scientifico tecnologico molto avanzato e tramite l’Agenzia spaziale europea sviluppa uno sforzo comune.

L’accoppiamento missili-spazio proposto dalla conferenza di Bruxelles ha una sua logica:i missili sono l’unico veicolo per accedere allo spazio extra-atmosferico. La tecnologia è a “doppio uso” (civile e militare). Mentre occorre sviluppare senza indugi la prima, occorre procedere cautamente con la seconda in particolare quando si rischia, come avvenuto recentemente in Siria, che sistemi missilistici servano per trasportare armi di distruzioni di massa, Adm.

L’accoppiamento Adm-missili ha anch’esso una sua logica. A nulla servirebbero le armi nucleari, chimiche e biologiche in mancanza di vettori capaci di trasportarle. Per tale motivo la comunità internazionale, Europa inclusa, accomuna i missili e le Adm nei loro sforzi volti al disarmo e alla non proliferazione.

Missili internazionalmente indisciplinati
Permane tuttavia una differenza: mentre le armi nucleari, chimiche e biologiche sono disciplinate da trattati internazionali applicati da appositi organismi internazionali (l’Agenzia di Vienna sull’energia nucleare, l’organizzazione per la Proibizione delle armi chimiche con sede all’Aja, il processo di riesame della Convenzione biologica di Ginevra), nulla di tutto ciò esiste per i missili e altri vettori.

Nessun trattato internazionale, nessuna vera e propria organizzazione internazionale. Il principale strumento collettivo con il compito di affrontare la questione è il regime di controllo delle tecnologie missilistiche, Mtcr, che ha lo scopo di contrastare la proliferazione missilistica.

Circa duecento responsabili ed esperti si riuniranno a Roma dal 14 al 18 ottobre per affrontare i problemi posti dalle esportazioni, trasbordo, intermediazione in campo missilistico. Obiettivo della presidenza italiana sarà quello di rafforzare ed affinare le misure di controllo di questo organismo, ma anche di promuoverne l’immagine, l’autorità e la legittimità.

Nel corso di 25 anni(la prima Conferenza si tenne proprio a Roma nel 1988) il Mtcr ha maturato un’ineguagliabile esperienza e un capitale normativo e umano che è unico e che merita di essere maggiormente conosciuto e riconosciuto nel mondo.

I paesi dell’Unione Europea sono gli unici ad applicare in blocco e in modo giuridicamente vincolante le disposizioni del Mtcr.

Spazio miracolato
La situazione in campo spaziale non è molto dissimile: neppure in questo settore esiste un organismo internazionale che assicuri la non diffusione degli armamenti spaziali e ne ricerchi la riduzione. Vige soltanto la norma che proibisce la messa in orbita delle armi di distruzione di massa, ma nulla dice il Trattato sugli usi pacifici dello spazio del 1967 sui rimanenti tipi di armamento.

È quindi un vero miracolo che lo spazio non sia ancora divenuto un teatro bellico come avvenuto per i rimanenti ambiti di un conflitto armato (terra, acqua, aria e oggi anche spazio cibernetico). Un conflitto spaziale sarebbe devastante vista la crescente dipendenza dai satelliti di tutte le attività umane.

Negli anni ’80, russi e americani sperimentarono alcuni tipi di armi anti-satellite, ma si attennero poi a una moratoria. Non è stato mai risolto il problema dei frammenti spaziali, migliaia di detriti che infestano lo spazio orbitando a velocità stratosferiche e capaci di causare danni irreparabili.

I tentativi di allargare la proibizione del 1967 anche alle armi convenzionali e l’iniziativa russo-cinese della proibizione di una corsa agli armamenti nello spazio non hanno avuto successo. La tacita moratoria sugli esperimenti antisatellitari è stata interrotta.

Fortunatamente nulla di irreversibile è ancora avvenuto; la corsa agli armamenti nello spazio può ancora essere prevenuta. La principale iniziativa di prevenzione è di matrice italiana: un Codice di condotta sulle attività spaziali venne proposto dall’Italia nel 2007 e fatto proprio dall’Unione Europea.

La normativa prevede misure di pre-notifica dei lanci, registrazione di oggetti spaziali, consultazioni e misure di fiducia. È stata accolta dalle potenze spaziali inclusi russi e americani, originariamente scettici.

La tradizionale riluttanza statunitense a negoziati sulla sicurezza nello spazio è stata accantonata. Le condizioni appaiono mature per varare il Codice europeo entro il 2013 ed è auspicabile che dalla conferenza di Bruxelles della prossima settimana emerga un messaggio in tal senso.

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