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Elezioni del Bundestag

Il passo lento della Germania

17 Set 2013 - Ulrike Guerot - Ulrike Guerot

Tutti gli occhi dell’Europa sono puntati sulla Germania. Molti sperano che il nuovo governo tedesco che si formerà dopo le elezioni del 22 settembre abbia una visione dell’Europa più lungimirante dell’approccio “step-by-step” della cancelliera Angela Merkel con la sua insistenza ossessiva sull’austerità.

Scarsa ambizione
Gli europei vogliono che la Germania, la più grande e potente economia dell’Unione europea, accetti responsabilità di leadership politica commisurate al suo peso economico. In particolare, chiedono che Berlino cambi passo su tre specifici fronti: costruzione di una solida unione bancaria, strategia di crescita e un maggiore impegno nella politica estera europea.

Tuttavia, la Germania nella quale molti sperano non è all’orizzonte. È difficile immaginare che una nuova coalizione di governo fornisca una leadership illuminata in grado di accettare grossi sacrifici a breve termine in vista di una molto più incerta stabilità politica a lungo termine.

Sono in realtà molti i vincoli che limitano la capacità di azione della Germania, ma il mondo esterno tende a ignorarli. C’è un grande divario tra le aspettative europee di un ruolo tedesco più risoluto e costruttivo e quel che la Germania può fare concretamente.

Molto semplicemente, Berlino non ha l’ambizione politica di assumersi un ruolo di leadership in tempi così turbolenti. Spera piuttosto di influenzare gli eventi con il buon esempio, spingendo gli altri stati ad adottare il modello tedesco di parsimonia interna e di competitività verso l’esterno.

È improbabile che la nuova coalizione di governo, qualunque sia la sua composizione, soddisfi le aspettative europee. Le divergenze tra la Germania ed i suoi partner vanno infatti molto al di là di disaccordi tattici su questioni politiche o economiche o sulla portata o l’ordine di proprietà delle riforme. Riflettono letture contrastanti della realtà europea e nazionale.

Esitazioni sull’unione bancaria
La Germania non cambierà posizione sulle tre questioni fondamentali summenzionate: unione bancaria, strategia di crescita e politica estera europea.

Molti vedono l’unione bancaria come la chiave per risolvere la crisi e stabilizzare il progetto europeo e temono che la Germania, con le sue titubanze, la faccia affossare. I leader politici europei hanno d’altronde preso atto che Berlino deve affrontare specifici ostacoli costituzionali sull’unione bancaria e il meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, Esm).

L’attuale governo tedesco ritiene necessario un ulteriore cambiamento dei trattati dell’Unione prima del conferimento di nuovi poteri a Bruxelles. Solo allora l’unione bancaria potrà essere avviata. Berlino teme che, senza questi cambiamenti, l’unione verrebbe impugnata dinanzi alla Corte costituzionale di Karlsruhe.

Per effetto di questi ostacoli giuridici e politici, è probabile che la Germania continui a tentennare sull’unione bancaria anche dopo le elezioni. L’unico fattore che potrebbe indurre la Germania a superare queste esitazioni è una nuova fibrillazione dei mercati finanziari.

È diffusa la convinzione, soprattutto negli Stati del sud d’Europa, che la Germania dovrebbe agire di più come motore dell’economia europea nel suo complesso. In breve, si chiede un’inversione di rotta della politica economica tedesca sia a livello domestico che all’interno dell’eurozona.

Modello più che guida
Tuttavia, tali richieste sono in aperto contrasto con tre convinzioni profondamente radicate in Germania.

I tedeschi sono convinti che la loro economia stia andando molto bene, grazie a un duro lavoro e a difficili scelte politiche. Pertanto, essi continuano a decantare l’austerità come via per il successo economico e il modello che gli altri dovrebbero seguire.

Al contempo, la Germania si sente molto meno ricca di quanto immaginano i suoi vicini del sud. La Germania del benessere coesiste con un paese molto più povero, segnato da redditi terribilmente bassi, infrastrutture fatiscenti, budget locali e regionali scarsi, invecchiamento della popolazione e forza lavoro in calo. Il dibattito interno tedesco si concentra sempre più sulle disparità di reddito, la crescente povertà nazionale e le tensioni sociali che queste tendenze stanno producendo.

I politici europei chiedono alla Germania anche un chiaro impegno a favore di una politica estera comune. L’Europa, si ritiene, non può avere una direzione strategica senza la Germania, ma il fatto è che la Germania stessa ne è priva. Per mezzo secolo, dopo la seconda guerra mondiale, si è insegnato alla Germania ad evitare un pensiero strategico autonomo su scala globale e a preferire il commercio alla diplomazia e la Germania ha fatto propria questa concezione. Ma ora è improbabile che cambi atteggiamento.

La Germania può essere fondamentale per la politica europea, ma si propone come modello da emulare, piuttosto che come potenza con un ruolo di guida da assolvere. Anche se la Germania continuerà ad accettare che si prendano misure urgenti per garantire la sopravvivenza dell’euro, è poco probabile, qualunque sia l’esito delle elezioni, che i politici tedeschi cambino direzione.

Il momento decisivo per l’Unione si avrà piuttosto dopo le elezioni europee del 2014. Si aprirà allora una fase molto delicata nella quale la Germania non sarà né l’unico attore né quello dominante.

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Traduzione di Giulia Cavallo.