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Integrazione europea

I nuovi orizzonti dell’Europa della difesa

4 Set 2013 - Michele Nones - Michele Nones

Il Consiglio europeo del prossimo dicembre affronterà per la prima volta il tema della difesa europea. Per definire la strategia per l’integrazione del mercato europeo della difesa, il 24 luglio la Commissione ha pubblicato la Comunicazione “Verso un settore della difesa e della sicurezza più concorrenziale ed efficiente” dopo un lungo ed inedito confronto informale con gli Stati membri e con l’industria, che ha coinvolto anche l’Agenzia Europea di Difesa.

Tra accelerazioni e frenate
Come sempre avviene nel complesso quadro istituzionale e politico europeo, si sono manifestate diverse posizioni. Due i poli estremi del dibattito: da un lato chi spinge per un’accelerazione del processo di integrazione del mercato europeo della difesa nel quadro di una strategia di rafforzamento delle capacità comuni di difesa. Dall’altro chi è preoccupato soprattutto per il maggiore ruolo che acquisirebbero la Commissione e la dimensione comunitaria nel campo della difesa e della sicurezza a discapito degli Stati membri e dell’odierna dimensione prevalentemente nazionale e parzialmente intergovernativa.

Un’altra novità è il Documento di lavoro della Commissione che accompagna la Comunicazione. Il documento presenta una puntuale e aggiornata analisi del mercato europeo e, in particolare, della sua base industriale, confermandone l’importanza per il mantenimento delle capacità tecnologiche e industriali europee, ma sottolineando anche il rischio di un loro indebolimento.

Mercato di difesa comune
La Comunicazione prende le mosse proprio dall’attuale quadro del mercato europeo della difesa, evidenziandone le debolezze e i rischi di fronte alle nuove sfide internazionali. Di qui le proposte della Commissione per rafforzare la base industriale tecnologica della difesa e contribuire, in questo modo, al miglioramento delle capacità europee.

Di particolare interesse è la parte della Comunicazione che riguarda le regole del mercato della difesa. Le due direttive del 2009 non sono state ancora pienamente attuate. Una parte significativa delle acquisizioni avviene infatti al di fuori delle regole europee o utilizzando le esenzioni previste per alcune specifiche tipologie di acquisti.

Inoltre, continua a esserci una forte propensione agli acquisti nazionali che complica l’adozione di scelte basate sulla competizione. Resta, infine, scoperto il fronte della sicurezza degli approvvigionamenti perché il controllo degli investimenti esteri è messo in atto solo da alcuni paesi e ciascuno si limita a valutarli in un’ottica esclusivamente nazionale senza alcun riferimento alle possibili conseguenze sul piano europeo.

Di qui l’intenzione della Commissione di attivare un più stretto monitoraggio sull’applicazione della normativa (e, in particolare, sul ricorso alle deroghe) e, insieme, di avviare una riflessione comune sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Più indietro è invece la semplificazione dei trasferimenti intracomunitari da parte di molti Stati membri, fra cui l’Italia. Il nuovo sistema di controllo può, però, essere efficace solo se quasi tutti i paesi europei lo applicano. Questo è indispensabile anche per spingere le grandi e medie imprese a chiedere la loro certificazione: è una scelta volontaria che deve essere incentivata mostrandone i vantaggi e questo presuppone un’applicazione generale e ampia della licenza generale.

Quest’ultima è però demandata agli Stati membri con il rischio di creare una torre di Babele che ne può compromettere l’utilizzo. È quindi necessario un maggiore coordinamento fra gli Stati per favorire un effettivo ed efficace utilizzo del sistema della licenza generale.

Competitività e innovazione
La seconda parte della Comunicazione riguarda le misure a sostegno della competitività dell’industria della difesa. Oltre all’obiettivo di pervenire alla definizione di standard e certificazioni comuni a livello europeo, vi è l’impegno a favore delle piccole e medie imprese, definite “il cuore dell’innovazione della difesa europea”.

L’obiettivo è quello di rafforzare la collaborazione delle piccole e medie imprese con università, centri di ricerca e grandi imprese per valorizzarne il contributo alla crescita tecnologica. È un tema su cui alcuni paesi, soprattutto Francia e Regno Unito, si stanno già da tempo impegnando a livello nazionale, mentre proprio l’Italia, in cui le piccole e medie aziende sono più diffuse, non ha ancora messo in atto misure specifiche.

Una terza parte della Comunicazione riguarda la ricerca volta a rafforzare l’innovazione. La crescita tecnologica del mercato civile e l’ingresso dell’elettronica in ogni produzione e prodotto rende oggi possibile un più ampio utilizzo di componenti e parti commerciali nei sistemi d’arma.

Questo implica però che siano individuati e sostenuti anche alcuni filoni tecnologici di maggiore interesse per il settore della difesa e della sicurezza. Il prossimo avvio del nuovo Programma quadro europeo della ricerca denominato Horizon 2020 offre l’occasione per assicurare le risorse necessarie.

La Commissione intende sostenere in primis tre aree: la protezione Nbcr (nucleare, batteriologica, chimica, radiologica), i velivoli a pilotaggio remoto e le comunicazioni basate sulla tecnologia della software defined radio. Inoltre, vuole avviare un programma preliminare di ricerche volte a dare sostegno, per la prima volta, alla politica comune di difesa e sicurezza europea.

Spazio ed energia
La Comunicazione dedica poi una quarta parte ai settori di spazio ed energia. Anche in questo caso è la prima volta che viene manifestata la volontà di avviare nuovi programmi europei a sostegno delle capacità comuni nel campo della protezione delle infrastrutture satellitari, comunicazione e osservazione. È anche la prima volta che viene esplicitamente riconosciuta da parte della Commissione l’importanza delle applicazioni spaziali per la difesa e la sicurezza dell’Europa.

L’obiettivo è quello di affiancare le capacità nazionali di alcuni pochi paesi europei, fra cui l’Italia, con queste nuove iniziative comuni. L’unico neo è che non si sottolinea che l’Europa deve anche garantirsi strategicamente un’autonoma capacità di accesso allo spazio, senza la quale sarebbe limitata la sua indipendenza anche in campo satellitare.

Per l’energia, invece, è prevista la messa a punto di specifiche misure di risparmio tenendo conto dell’elevato consumo energetico delle strutture militari.

Per concretizzare questi obiettivi la Commissione prevede la costituzione di un nuovo meccanismo di consultazione con gli Stati membri, associandovi anche l’Agenzia europea di difesa e il Servizio per l’azione esterna.

Anche questa è un’importante novità. Da una parte, si riconosce che una strategia complessiva deve essere coordinata con le iniziative promosse dai singoli paesi nell’ambito delle competenze previste dal Trattato. Dall’altra, si ammette che la Commissione ha bisogno dell’esperienza accumulata soprattutto dai paesi più impegnati nel campo della difesa. In questo più stretto clima di collaborazione saranno definite sia le priorità sia i contenuti delle nuove iniziative previste dalla Comunicazione.

La strategia della Commissione rappresenta una sfida ambiziosa, soprattutto tenendo conto delle difficoltà attraversate dall’Unione sia sul piano politico sia su quello economico. Ma conferma anche che l’Europa della difesa deve andare avanti se non vuole rischiare di tornare indietro.

Spetta ora agli Stati membri, e soprattutto ai maggiori, fra cui l’Italia, assumersi le proprie responsabilità in sede di Consiglio europeo. Il governo italiano sembra molto determinato a parteciparvi attivamente e positivamente. Auguriamoci che il quadro politico interno non lo distragga e non ne mini l’azione e la credibilità.

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