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Spagna

Indignados atto 2

5 Ago 2013 - Elena Marisol Brandolini - Elena Marisol Brandolini

La crisi economica esplosa sulla bolla immobiliare spagnola ha evidenziato il cinismo e la dissennatezza di politiche che, nel passato, hanno sostenuto gli interessi delle banche, favorendo la vendita capestro dei loro immobili.

Dramma sfratti
A rimetterci sono persone che hanno acquistato un immobile nel passato, contraendo un mutuo ipotecario. Cittadini costretti a condizioni di pagamento diventate impossibili soprattutto se con la crisi si è perduto il lavoro e se si è minacciati da una procedura di sfratto. A questo si sommano condizioni di soluzione del debito socialmente inaccettabili, dal momento che la legge ipotecaria spagnola non prevede che la restituzione dell’immobile sia sufficiente a saldare il debito ipotecario.

La mobilitazione della cittadinanza non si è fatta attendere, visto che in Spagna e in Catalogna, l’associazionismo di quartiere rappresenta il nucleo di base attorno a cui essa si costruisce in occasione delle grandi vertenze sociali, tradotte nelle piattaforme che vedono la promozione o la partecipazione intelligente dei sindacati confederali.

Qui il territorio è ancora il luogo della ricomposizione personale, offrendo una rete di protezione solidale per quanti patiscono le conseguenze della crisi economica.

Da Puerta del Sol
Basta pensare a quanto è successo già nel 2011, quando il 15 maggio una grande manifestazione di uomini e donne, convocata da diversi collettivi politici, tra cui Democracía real YA, percorre le strade di Madrid, per protestare contro il sistema partitocratico ritenuto corrotto e autoreferenziale, contro le banche responsabili della crisi economica e per rivendicare il protagonismo della società civile nella rigenerazione democratica del paese.

Quella stessa notte, alcune decine di manifestanti decidono di accamparsi nella centralissima Puerta del Sol. Il giorno dopo, le forze dell’ordine intervengono a sgomberare la piazza: l’indignazione corre sulle reti sociali e, a partire da quel momento, l’occupazione della piazza madrilegna diventerà un fenomeno di massa e continuativo. Lo stesso accadrà nelle piazze di molte altre citta della Spagna, come a Barcellona, in Plaça Catalunya. Nasce così il movimento degli Indignati spagnoli, ribbattezzato dai media nazionali come movimento 15M.

Il movimento si dichiara indipendente, non schierato politicamente, ma propone contenuti di progresso e di solidarietà; vi partecipano uomini e donne di generazioni diverse, organizzati in gruppi di lavoro e portavoce a rotazione; conquista la simpatia della popolazione, diventando un soggetto politico che non concorre alle elezioni, ma che segna, con la sua forza critica, il risultato delle urne.

È alle elezioni municipali del 22 maggio 2011 che si comincia a percepire la portata di quella che suonerà come una sconfitta storica per il partito socialista (Psoe) nelle successive elezioni generali di novembre, dopo due legislature di governo socialista, la seconda conclusa anticipatamente, sotto la guida di José Luís Rodriguez Zapatero.

Quello degli Indignati è stato il primo movimento di cittadini autorganizzati in Europa a ribellarsi contro la crisi economica e contro l’indifferenza della politica al malessere delle popolazioni; successivo alla Primavera araba, antecedente a Occupy Wall Street.

Quando, circa un mese dopo, gli Indignati di Madrid lasciano la Puerta del Sol – cosa che appena più tardi faranno anche gli Indignati catalani – si muovono al grido di “non ce ne andiamo, ci espandiamo”.

Da allora, l’attività del movimento si trasferisce nei quartieri delle città e nei paesi, partecipando e organizzando “piattaforme” sui temi evidenziati dalla crisi: dai tagli contro lo Stato sociale all’iniziativa contro la disoccupazione e la precarietà nel lavoro; dalla difesa dei servizi pubblici alla lotta contro gli sfratti. È questo l’ultimo terreno privilegiato di un’iniziativa capillare che si diffonde nel territorio, peculiarità propria del tessuto democratico spagnolo e ancor più di quello catalano.

Due anni dopo la sua nascita, il movimento degli Indignati torna quindi nelle piazze di Spagna, confluendo nelle Pah, piattaforme dei danneggiati dall’ipoteca. La prima è a Barcellona e poi si diffondono in tutta la Spagna. L’obiettivo è chiaro: bloccare gli sfratti e contrattare condizioni risolutive del debito ipotecario e affitti a prezzo sociale.

Verso la politica
Anche se gli indignati godono ancora del sostegno popolare, il movimento è cambiato. È pacifico, ma arrabbiato e ha inventato nuove forme di lotta. Come quella detta “escrache”, mutuata dall’iniziativa di denuncia di un movimento in difesa dei diritti umani operante nell’Argentina di Carlos Menem, quando questi decise di concedere l’indulto ai criminali della dittatura.

In Spagna, fino a poco tempo fa, questa forma di lotta si traduceva in manifestazioni dirette al domicilio o al luogo di lavoro dei politici – prevalentemente del Partido Popular – di cui si voleva stigmatizzare il comportamento considerato insensibile alla sofferenza delle persone colpite da un provvedimento di sfratto.

Di tanto in tanto, alcuni gruppi, collegati con il movimento 15M, sono tentati dal compiere il salto verso il sistema di rappresentanza, organizzandosi in formazione politica. Cosa che non potrebbe fare il movimento degli Indignati in quanto tale.

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