IAI
Controllo degli armamenti

Il ritorno del genio nucleare nella bottiglia?

9 Ago 2013 - Paolo Foradori - Paolo Foradori

Il Trattato di non-proliferazione (Tnp) attualmente in vigore non impone l’eliminazione delle armi nucleari e riconosce l’esistenza di “paesi militarmente nucleari”, legittimando il possesso della bomba. Il Tnp combatte la proliferazione, ma gli obblighi a favore del disarmo sono deboli e generici. L’articolo VI del trattato si limita a richiedere ai paesi membri di “concludere in buona fede trattative su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare”.

Armi nucleari da bandire
Esiste però il progetto di una convenzione che, al contrario, aspira ad abolire interamente questa categoria di armi di distruzione di massa, così come la Convenzione sulle armi biologiche (1972) e quella sulle armi chimiche (1993) hanno imposto agli stati che le hanno ratificate la distruzione completa e irreversibile dei loro arsenali chimici e biologici.

Su iniziativa dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Ican, tra il 6 e il 13 luglio si è celebrata la settimana dell’abolizione nucleare al fine di promuovere il progetto di una convenzione per la messa al bando totale delle armi nucleari. Si è trattato dell’ultimo tassello di un dibattito che è antico quanto l’invenzione di quest’arma.

Sono tre i principali argomenti avanzati da quanti sono contrari al nucleare: la non provata razionalità che sottende la strategia della deterrenza; il pericolo della proliferazione; il rischio di errore o incidente che porti a un uso non autorizzato o non-intenzionale di un ordigno.

Esiste poi un convincente punto di vista “umanitario” relativo alla sproporzionata e indiscriminata natura distruttiva della bomba per cui qualsiasi uso delle armi nucleari causerebbe danni di portata catastrofica alle persone e all’ambiente.

Pio desiderio
Ipotizzando la desiderabilità del disarmo nucleare – anche se non mancano coloro che, come Thomas Schelling, invitano a una riflessione più attenta sulle possibili conseguenze negative del processo di global zero sulla stabilità del sistema internazionale – la domanda fondamentale è se questo obiettivo sia realistico o non piuttosto un semplice auspicio.

Tre aspetti fondamentali devono essere tenuti in dovuta considerazione. In primo luogo, è del tutto improprio voler comparare, come molti fanno, il successo delle convenzioni sulle armi chimiche e biologiche (o di quella sulle mine anti-uomo o sulle bombe a grappolo), quale precedente che fa ben sperare per una prossima convenzione su quelle nucleari.

Similmente, è fallace l’argomento secondo cui le armi nucleari potrebbero un giorno essere abolite alla stessa stregua di pratiche come il colonialismo o la schiavitù che, un tempo considerate lecite, oggi sono ritenute totalmente aberranti. Le armi nucleari hanno qualità tecniche e politiche specifiche che rendono azzardato qualsiasi paragone con altre categorie di armi convenzionali e non, o precedenti episodi di controllo degli armamenti e disarmo.

Bomba sempre ambita
In secondo luogo, la presunta delegittimazione delle armi nucleari dopo la fine della Guerra Fredda è lungi dall’essere una realtà. Al di là della facile retorica, il possesso della bomba rimane un obiettivo ancora altamente ambito. Questo è vero per tutti i paesi militarmente nucleari.

La Russia vede nel nucleare una necessaria compensazione alla sua inferiorità militare di tipo convenzionale. La Cina la reputa utile per ammodernare il proprio arsenale e Israele considera l’arma nucleare la propria “assicurazione sulla vita”.

Gli stessi Stati Uniti continuano ad assegnare alla forza nucleare un ruolo primario all’interno della loro strategia di difesa nazionale, nonostante l’esplicito sostegno di Obama alla visione di un “mondo senza armi nucleari” annunciato nello storico discorso di Praga del 2008 e ribadito lo scorso giugno a Berlino. Da Teheran a Pyongyang non mancano poi i paesi che aspirano o che sono già di fatto parte dell’esclusivo club dei paesi nucleari.

Infine, non bisogna sottovalutare il fatto che abolire le armi nucleari non significa semplicemente smantellare le testate attualmente esistenti, ma anche assicurare al di là di ogni ragionevole dubbio un controllo completo, verificabile e soprattutto irreversibile della tecnologia con cui la bomba è prodotta.

In sostanza, il presupposto per raggiungere questo obiettivo è quello di riuscire a disinventare l’arma nucleare, operazione evidentemente non facile da un punto di vista sia tecnico che politico. Come dicono coloro che guardano con scetticismo alle prospettive di disarmo, il genio nucleare è uscito dalla bottiglia e sarà difficile ricacciarlo dentro. È comunque nell’interesse di tutti almeno provarci.

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