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Riarmo e modernizzazione

Putin volta le spalle a Obama

15 Lug 2013 - Andrea Fais - Andrea Fais

Il discorso di Obama a Berlino e il caso-Snowden sono tornati a surriscaldare i rapporti russo-americani. Da un lato la proposta statunitense di ridurre reciprocamente di un terzo le testate nucleari (Start-III) è stata accolta con freddezza da Putin che ha affermato: “Non permetteremo che il bilanciamento dei sistemi strategici di deterrenza sia inficiato da una diminuzione della nostra potenza nucleare”. Dall’altro lato il caso Datagate ha riacceso i riflettori sulla sicurezza informatica.

Guerra fredda 2.0
Le richieste statunitensi di estradare Edward Snowden, accusato di aver desecretato documenti riservati, vengono respinte dalla Russia. Il ministro degli esteri russo Sergeij Lavrov evidenzia come Snowden ha scelto un suo itinerario da Hong Kong a Mosca senza tuttavia oltrepassare la soglia della zona transito aeroportuale, considerata area internazionale. “Non vi è alcun fondamento legale che giustifichi il comportamento dei funzionari americani – ha insistito Lavrov – e non siamo coinvolti in alcun modo né con il signor Snowden e i suoi rapporti con la giustizia statunitense né con i suoi spostamenti in giro per il mondo”.

Lavrov considera inoltre “assolutamente infondati e inaccettabili i tentativi di accusare la parte russa di aver violato le leggi statunitensi”. In questa situazione il discorso recentemente tenuto da Putin durante le celebrazioni per il settantesimo anniversario della battaglia di Kursk assume una valenza significativa.

Affermando che Mosca continuerà “a sviluppare il suo arsenale di deterrenza nucleare”, il presidente russo ha annichilito la proposta di disarmo bilaterale lanciata poche settimane fa da Obama davanti alla porta di Brandeburgo, a Berlino. Beneficiando inoltre del rialzo dei prezzi degli idrocarburi, il Cremlino potrà destinare al suo programma di riarmo 22 mila miliardi di rubli (730 miliardi di dollari) a partire dal 2020. Per Putin si tratterebbe di una mossa obbligata dal momento che Washington non vuole abbandonare il programma dello scudo anti-missile europeo.

Armata Russa
Putin ha poi posto la priorità dello sviluppo di armi ad alta precisione. La modernizzazione era stata annunciata nell’aprile del 2012 con una pubblicazione ministeriale intitolata L’approccio concettuale dell’attività delle Forze armate della Federazione Russa nel cyberspazio: un documento profondamente innovativo per la dottrina strategica russa, dedicato esclusivamente allo sviluppo dei sistemi di sicurezza informatica.

Sebbene in ritardo rispetto a Usa e Cina, anche la Russia ha così recepito le priorità nel nuovo contesto internazionale dove, come recita il rapporto, “alti livelli di sviluppo per diverse applicazioni, reti di computer, come Internet e mezzi di comunicazione elettronici” hanno determinato “la presenza di uno spazio informatico globale”.

Quella informatizzazione militare che negli Usa fu introdotta nel 1999 col nome di full-spectrum dominance dagli strateghi Alberts, Garstka e Stein, e che in Cina fu presentata nel 2002 come xinxihua da Jiang Zemin, in Russia è mancata per tre ragioni: la crisi economica nell’era Eltsin bloccò molti programmi militar-industriali ereditati dal decaduto apparato sovietico; diversi tra i generali più anziani sono legati alle concezioni della Guerra Fredda, ormai obsolete; i conflitti nello spazio periferico dell’ex-Urss (Cecenia, Tagikistan e Ossezia) hanno impegnato le truppe in operazioni terrestri spesso gestite maldestramente e quasi mai risolutive.

Ora, invece, “con l’attuazione di questi concetti, le Forze armate della Federazione Russa cercheranno di massimizzare le opportunità dello spazio informatico per rafforzare la difesa dello Stato, il controllo e la prevenzione dei conflitti militari, la cooperazione militare e la formazione di una sicurezza informatica internazionale a beneficio della comunità mondiale”. L’obiettivo di fondo è l’acquisizione delle capacità C2W, ormai necessarie nella lotta al terrorismo e al narcotraffico che imperversano tra Asia Centrale e Caucaso.

Sergeij Shoigu non fa sconti
Lo scandalo legato alla società Oboronservice, emerso alla fine del 2012, ha costretto Putin a sostituire l’ex ministro Serdjukov con Sergeij Shoigu. Il suo staff comprende Valerij Gerasimov, capo di stato maggiore, Arkadij Bachin e Oleg Ostapenko, viceministri.

Nei primi sei mesi Shoigu ha rafforzato i partenariati del Brics e della Sco. Tra i principali incontri si segnalano quello del 21 novembre scorso con il vicepresidente della Commissione militare centrale cinese, Xu Qiliang, e quello del 14 dicembre con l’omologo brasiliano Celso Amorim.

A gennaio Shoigu ha fatto visita al presidente kazako Nursultan Nazarbayev per concordare la realizzazione di uno spazio aereo comune entro il 2016. Molti analisti considerano abbandonata la riforma avviata da Serdjukov. Tuttavia questa aveva introdotto novità per cui le strutture difensive non erano ancora pronte, lasciando insoddisfatti sia i “modernizzatori” sia i “nostalgici”.

Riaffermando l’inflessibilità nei confronti degli Usa e l’apertura alle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict), Putin e Shoigu sembrano voler accontentare tutti e consegnare al paese un esercito al passo coi tempi ma al tempo stesso ancorato ai “valori eroici” del passato.

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