IAI
Rapporto dei centro studi europei

L’orizzonte strategico dell’Unione europea

29 Mag 2013 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

Il rapporto “Towards a European Global Strategy” elaborato congiuntamente da quattro centri studi europei su mandato dei ministri degli esteri di Italia, Polonia, Spagna e Svezia – per l’Italia lo IAI – propone tre direttrici per l’azione esterna dell’Unione europea: sviluppare quattro partenariati globali – con Stati Uniti, Turchia, Russia e Cina – e puntare alla riforma della governance mondiale; trarre vantaggio dagli aspetti extra-Ue delle politiche interne riguardo a mercato unico ed energia; reimpostare i rapporti con il “vicinato strategico”.

Il fil rouge del documento parte dall’individuazione di alcuni “interessi vitali europei”, basati sui valori espressi nei trattati dell’Unione per indicare undici “obiettivi strategici” prioritari da perseguire per promuovere e/o difendere i suddetti interessi.

Si tratta di un approccio per il medio periodo, abbastanza flessibile in modo da tenere conto del contesto strategico in perenne mutamento ma che, al tempo stesso, indica alcune linee per sviluppare un’azione esterna che non sia solo reattiva o difensiva rispetto alle strategie di altri attori. Alcuni degli obiettivi indicati dal rapporto meritano una particolare attenzione.

Vicinato strategico
Occorre prendere atto che la logica dell’allargamento Ue, e/o della trasformazione degli stati confinanti con l’Unione verso un modello europeo, non può più essere alla base dell’azione esterna dell’Ue. Mentre il processo di allargamento deve continuare e concludersi in tempi ragionevolmente brevi con tutti i paesi attualmente candidati, il resto dell’azione esterna dell’Ue deve essere reimpostato su altre basi.

Quali? In primis, non bisogna pensare gli stati del vicinato come un “anello di amici” o come una zona cuscinetto, ma piuttosto come potenziali partner con cui stabilire un rapporto politico e intraprendere, nei campi e nei modi possibili, un’azione congiunta a livello bilaterale, regionale e/o globale che sia in linea con gli interessi vitali europei.

Inoltre, la definizione stessa di vicinato deve superare quella formalistica attualmente data dalla Politica europea di vicinato e diventare più strategica. Al riguardo, il rapporto definisce come “vicinato strategico” uno spazio che comprende non solo gli stati confinanti con l’Unione, ma anche aree più ampie funzionalmente legate agli interessi vitali europei, quali ad esempio il Sahel, il Corno d’Africa, il Medio Oriente, l’Asia Centrale, l’Artico, e le rotte marittime che toccano alcune di queste regioni.

Le relazioni bilaterali dell’Unione con gli stati del vicinato strategico possono e devono essere impostate in modo diverso a seconda della controparte, ma dovrebbero anche essere coerenti con il sostegno alla cooperazione intra-regionale anche attraverso progetti per infrastrutture ed energia, all’apertura verso il commercio internazionale anche con accordi di libero scambio, all’obiettivo di lungo periodo di uno sviluppo socio-politico locale rispettoso dei diritti umani, dello stato di diritto e dei principi democratici.

Altro cardine dell’azione europea verso il vicinato – nonché obiettivo strategico di per sé – è l’assunzione da parte degli europei della responsabilità della sicurezza regionale. Ciò vuol dire non solo investire in un impegno politico, diplomatico e umanitario, per la prevenzione o la gestione delle crisi, ma anche essere in grado di dispiegare adeguate capacità militari e civili, in modo tempestivo e autonomamente, nel caso gli Stati Uniti decidessero di non partecipare ad un determinato intervento.

Ciò ovviamente comporta una serie di decisioni immediate rispetto alla politica di difesa dei paesi membri, tratteggiate nella sezione finale del rapporto insieme a diverse altre indicazioni sull’ampio ventaglio di strumenti teoricamente a disposizione dell’azione europea.

Priorità ai partner globali
Una questione fondamentale per l’Unione è dare la giusta priorità ai rapporti con i paesi terzi, prendendo atto che le attuali “strategic partnership” dell’Ue sono un punto di partenza per una proiezione globale ma non certo un modo efficace di impostare la rete di rapporti bilaterali. Il rapporto indica quattro paesi con cui è particolarmente importante per l’Unione lavorare a livello regionale e globale: Stati Uniti, Turchia, Russia e Cina.

Gli Stati Uniti sono oggetto di uno specifico obiettivo strategico per l’Ue: costruire una New Atlantic Community che si concretizzi non solo nell’area di libero scambio attualmente in fase di negoziazione, ma in un partenariato politico attivo a 360 gradi sui temi dell’agenda globale, anche attraverso un meccanismo di consultazione di alto livello transatlantico – una sorta di Atlantic Community Council – ovviamente in collegamento con la Nato.

Ciò permetterebbe di sviluppare e far valere la relazione transatlantica in un periodo storico in cui l’equilibrio mondiale è in transizione verso un assetto multipolare, i rapporti di forza tra le varie regioni del mondo si vanno ridefinendo, e le istituzioni di governance globale faticano a tenere il passo con la realtà.

La Turchia è considerata dal rapporto sia come candidato all’ingresso nell’Unione sia come partner con il quale avviare sin da subito, senza attendere né pregiudicare l’esito del negoziato di adesione, un partenariato politico rafforzato su un ampio ventaglio di temi, quali ad esempio azioni congiunte nel vicinato strategico, la politica di difesa (incluso un accordo di cooperazione tra Ankara e l’Agenzia europea di difesa), la liberalizzazione del regime di visti, la realizzazione di un’unione doganale rafforzata.

Per Russia e Cina il rapporto indica una serie di temi sui quali è possibile e auspicabile sviluppare una partnership che tenga conto delle differenze esistenti tra l’Ue e ciascuno di questi due paesi.

Dare priorità a questi quattro partenariati dell’Ue non vuol dire escludere ulteriori partner, anzi. Ad esempio, importanti paesi democratici come Brasile, Giappone e India – ed altri inclusi nelle attuali partnership dell’Ue – sono considerati dal rapporto come interlocutori naturali nello sforzo di riformare la governance globale, mantenendo però salde le sue fondamenta rispetto a diritti umani e diritto internazionale.

Una maggiore consapevolezza che l’azione esterna dell’Unione è necessaria a tutelare gli interessi vitali europei gioverebbe all’attuale dibattito su un’eventuale revisione della European Security Strategy del 2003, con un occhio al Consiglio europeo che a dicembre tornerà a occuparsi della politica di difesa europea.

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