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Zona euro

Le ambizioni dell’Unione bancaria

27 Mag 2013 - Giorgio Gomel - Giorgio Gomel

La crisi del debito sovrano nell’area dell’euro ha determinato fenomeni di contagio ad economie limitrofe (o legate finanziariamente alle prime) e ai sistemi bancari, a causa degli stretti legami tra banche e debitori sovrani, che in situazioni di stress possono generare rischi per la stabilità finanziaria. Ne è scaturita l’urgenza di dar vita a un’Unione bancaria che spezzi il circolo perverso tra rischi bancari e rischio sovrano e contribuisca a superare l’antinomia tra un’area monetaria e finanziaria integrata e la permanenza di sistemi di vigilanza nazionali.

L’Unione bancaria si fonda su tre pilastri: 1) l’introduzione di un sistema europeo centralizzato di supervisione bancaria (Single Supervisory Mechanism – Ssm); 2) l’avvio di un sistema europeo di risoluzione delle crisi bancarie (Single Resolution Mechanism – Srm); 3) l’istituzione di uno schema comune di garanzia dei depositi.

Valore aggiunto
Un sistema di supervisione unico sulle banche dovrebbe favorire l’adozione delle migliori pratiche di vigilanza, in particolare per le banche con attività transfrontaliere, così attenuando gli interessi nazionali che in passato hanno tollerato l’accumulo di squilibri e vulnerabilità nei bilanci delle banche considerate “campioni nazionali”. Esso costituisce altresì la precondizione affinché lo European Stability Mechanism possa ricapitalizzare le banche direttamente, anziché attraverso i Tesori nazionali, offrendo uno strumento decisivo per rescindere i legami tra banche e debitori sovrani.

Facilitando la trasmissione della politica monetaria unica e contrastando il fenomeno, indotto dalla crisi, della frammentazione finanziaria dell’area dell’euro lungo confini nazionali, l’Unione bancaria stimolerà l’offerta di credito e, per tale via, la crescita economica e l’occupazione. L’Ssm sarà costituito dalla Banca centrale europea, (Bce) e dalle singole autorità nazionali di supervisione; includerà i paesi dell’area dell’euro, ma sarà aperto alla partecipazione dei paesi non membri, i quali dovranno stabilire strette forme di cooperazione tra le competenti autorità nazionali e la stessa Bce. Opererà come un sistema, caratterizzato da un solido potere decisionale centralizzato presso la Bce, ma con forti elementi di decentramento a favore delle autorità nazionali di vigilanza. La Bce sarà direttamente responsabile della supervisione di un numero rilevante di banche dell’area euro riconosciute di natura sistemica, su un universo complessivo di circa 6000 banche operanti nell’area.

Un efficace funzionamento del sistema unico di supervisione dipende in misura significativa dalla contemporanea attivazione di un meccanismo centralizzato di risoluzione delle crisi bancarie. La Commissione europea dovrebbe formulare una proposta al riguardo entro il 2013, che comprenderà un’autorità di risoluzione (resolution) e un fondo a ciò deputato su base europea.

Il meccanismo è volto a mitigare i legami banche-sovrani favorendo la risoluzione delle banche in crisi, anche attraverso un più ampio concorso finanziario dei privati, piuttosto che il loro salvataggio a spese dei contribuenti. Esso affronterà la gestione di situazioni di difficoltà che coinvolgono gruppi con attività cross-border, in modo più efficace dell’esistente rete di autorità nazionali, promuovendone altresì l’allocazione delle perdite tra i paesi coinvolti.

La credibilità dell’Srm dipenderà dalla disponibilità di adeguate risorse finanziarie. A tal fine, appare necessario stabilire un fondo europeo di risoluzione, finanziato da contributi ex ante a carico di tutte le banche rientranti nella giurisdizione del meccanismo. La disponibilità a mettere in comune tali misure è ovviamente legata alla presenza di una vigilanza anch’essa comune, esercitata attraverso l’Ssm. Ciò conferma la complementarietà tra i vari pilastri dell’unione bancaria.

Obiettivi
Sul terzo di questi pilastri – un sistema unico di assicurazione dei depositi – le discussioni sono ancora in uno stadio preliminare. Il rapporto del Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy propende per una maggiore armonia tra schemi che restano nazionali piuttosto che per la creazione di un vero sistema unico su base europea.

L’Unione bancaria è un progetto importante e ambizioso. I termini del dibattito riguardano la necessità che la struttura di governance della Bce assicuri una chiara separazione tra i suoi compiti di politica monetaria e quelli di supervisione, al fine di evitare potenziali conflitti di interesse; un adeguato bilanciamento tra i poteri centrali della Bce e quelli delle autorità nazionali responsabili della conduzione operativa della supervisione bancaria; le implicazioni fiscali proprie del meccanismo unico di risoluzione delle banche, che dovrebbe comprendere anche un fondo unico d’intervento.

La Banca d’Italia guarda con favore al meccanismo unico di supervisione, ma esso è solo uno dei pilastri dell’Unione bancaria, per cui appare necessario procedere speditamente anche sulle altre due componenti dell’Unione.

Affinché il progetto di Unione raggiunga i propri obiettivi, sarà necessario assicurare efficacia, qualità e rigore nello svolgimento dell’attività di vigilanza anche nel periodo transitorio. A tale scopo, l’accentramento presso la Bce della vigilanza sulle banche dell’area dell’euro dovrà combinarsi con meccanismi che prevedano un forte coinvolgimento delle autorità di vigilanza nazionali.

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