IAI
Bocciatura delle prospettive finanziarie

Battaglia del Parlamento sul bilancio Ue

18 Mar 2013 - Maria Teresa Salvemini - Maria Teresa Salvemini

Il Parlamento europeo (PE) ha respinto la proposta di Prospettive finanziarie pluriennali presentata dal Consiglio. Il presidente del Parlamento Martin Schulz l’aveva subito criticata, definendola “rivolta al passato”, in quanto non adeguata a rafforzare la competitività dell’Ue e non è sufficientemente orientata alla crescita. Il PE non ha semplicemente presentato emendamenti, ma ha respinto in toto la proposta a larghissima maggioranza.

Metodo e merito
Il PE ha inoltre posto le condizioni per una successiva approvazione. Il Consiglio può accettarle o meno, ma non è chiaro se sarà sufficiente nominare, come previsto dalle norme, un Comitato di conciliazione che entro 21 giorni possa pervenire a un progetto comune. Se non si riuscisse a trovare una soluzione condivisa, la Commissione dovrà produrre un nuovo progetto di bilancio pluriennale. In caso di persistente divergenza tra Consiglio e PE prevarrà la posizione del Parlamento.

Si consoliderà davvero la divergenza di opinioni tra le istituzioni europee? E quanto importante può essere questo contrasto ?

Certamente, se il PE alla fine dovesse respingere la proposta del Consiglio, riuscendo a far prevalere la sua posizione, ne verrebbe indebolito quel metodo intergovernativo che oggi appare dominare in tema di Bilancio Ue. Un metodo che consente oggi, a un gruppo ristretto di paesi, di opporsi a qualsiasi aumento delle risorse affidate alla gestione dell’Unione, che comporti aumenti della redistribuzione tra paese membri, o maggiori poteri in mano alla Commissione.

Tuttavia le condizioni poste per l’approvazione vanno oltre un confronto sulle cifre, e non sono facilmente gestibili da un Comitato. Se l’opposizione del PE riguardasse soltanto la dimensione delle Prospettive finanziarie pluriennali, non sarebbe difficile trovare un compromesso in grado di ridurre le eccessive disparità esistenti nella distribuzione dei contributi nazionali, magari aumentando le voci di spesa che possano compensare alcune di queste disparità. Con l’occhio, evidentemente, a quei “saldi netti” che non sono parte della decisione ufficiale, ma che ne costituiscono l’ossatura sottostante.

Posizione politica
Ma il PE non sembra interessato soltanto a tornare a una proporzione del Bilancio rispetto al GNI europeo un po’ più alto del già deciso 1%, né a semplici modifiche delle chiavi di ripartizione, tra paesi meno e più sviluppati, dei maggiori fondi per lo sviluppo, e neppure a modesti aumenti delle dotazioni destinate alla ricerca, ovvero alle infrastrutture di interconnessione.

Sarebbe infatti una sostanziale accettazione del metodo esistente per la costruzione del bilancio pluriennale, pieno di contraddizioni e di carenze. Un metodo che vincola gli stanziamenti alle decisioni già prese sui programmi, sulle politiche (la Politica agricola comune, ad esempio). Un metodo che consente il calcolo sulla distribuzione tra paesi dei benefici “diretti”, in termini strettamente contabili. Un metodo che non stabilisce una regola di ripartizione dei saldi netti in base al reddito dei singoli paesi membri. Un metodo che non fa significativo affidamento sui programmi affidati direttamente alla Commissione, perché politicamente strategici dal punto di vista della costruzione dell’Unione.

Il PE ha preso invece una posizione politica forte, specificando le condizioni necessarie per il suo assenso. In primo luogo, ha chiesto al Consiglio un impegno a rivedere l’intero quadro prima della data prevista di metà periodo, rimettendo al futuro Parlamento, che sarà insediato nel 2014, una decisione così importante. Questo potrebbe consentire di portare dentro il dibattito e la competizione elettorale per il Parlamento, il prossimo anno, temi tanto importanti per i cittadini, ma in forme coerenti con una visione “alta” dell’Unione. Potrebbe essere un importante terreno di confronto per le forze politiche, superando i vincoli dell’approccio nazionalistico.

Nell’immediato, tuttavia, il Consiglio dovrà produrre una nuova proposta che dia una diversa distribuzione delle risorse, a favore delle politiche rivolte alla crescita e alla competitività.

Il Consiglio dovrà anche impegnarsi ad approvare un nuovo sistema di risorse proprie, in modo da dare ai Bilancio dell’Unione una fonte di alimentazione che non passi per i bilanci degli Stati membri: questo eliminerebbe alla radice la tematica dei saldi netti.

Il PE ha deciso insomma di interpretare le nuove regole del Trattato di Lisbona in modo da giocare da protagonista la partita sul futuro dell’Unione.

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