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Nuova normativa

I ritardi di Monti sulle leggi comunitarie

7 Feb 2013 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Al momento di tirare le somme del suo lavoro, il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi ha confessato un rammarico ai suoi collaboratori: nel novembre 2011, quando assunse l’incarico, le procedure d’infrazione dell’Ue aperte a carico dell’Italia erano 129; nel novembre 2012, erano scese sotto le cento, a 99; e prima della fine della legislatura si sarebbero ulteriormente ridotte a una settantina – quasi dimezzate, in neppure 15 mesi – se non ci fosse stato, imprevedibile e imparabile, un doppio stop in Parlamento alle Leggi comunitarie 2011 e 2012.

A conti fatti, invece di continuare a calare, le procedure tornano a salire. In gennaio la Commissione di Bruxelles ha inviato all’Italia due pareri motivati: uno riguarda il lavoro, le norme che regolano la rappresentanza sindacale dei lavoratori a tempo determinato nelle aziende; e l’altro concerne l’efficienza energetica. E altri provvedimenti scatteranno nei prossimi mesi, allo scadere dei termini per il recepimento delle direttive.

E, così, il governo più ‘europeo’ che l’Italia abbia mai avuto va a casa, anzi va al voto, senza avere fatto tutti i compiti europei; anzi, senza averne neppure finito alcuni che il governo precedente aveva già messo in brutta. È il caso delle Leggi comunitarie 2011 e 2012, entrambe accantonate nelle ultime battute dell’attività parlamentare.

Quanto al decreto ‘salva-sanzioni’, il governo può solo prendersela con se stesso: ha atteso il 6 dicembre per adottare un testo che, chiudendo una serie di procedure di infrazione, metteva l’Italia al riparo da una raffica di multe Ue. Perché non rispettare le regole costa; e sono proprio soldi pubblici, nostri, buttati.

Mai più in mezzo al guado
Per il futuro, però, il pericolo di vedere una Comunitaria bloccata e l’altra che, da un anno all’altro, la tampona dovrebbe essere sventato. Il 19 gennaio, infatti, sono entrate in vigore le nuove norme sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa dell’Unione europea (legge 234/2012).

Oltre a rafforzare gli obblighi di informazione e trasparenza del governo rispetto al Parlamento sugli atti legislativi a livello europeo, i provvedimenti, approvati il 24 dicembre e pubblicati in GU il 4 gennaio, sdoppiano l’attuale Comunitaria in una legge di delegazione europea e una legge europea. La prima conterrà le disposizioni di delega per recepire le direttive; la seconda darà attuazione ad atti comunitari e trattati internazionali conclusi nel quadro delle relazioni esterne dell’Unione. E né l’una né l’altra saranno più utilizzabili, almeno nelle intenzioni, come ‘leggi omnibus’.

Un’altra novità, inserita nella Comunitaria 2012, riguarda i tempi per il recepimento delle direttive: per ridurre il rischio d’incappare in procedure d’infrazione, l’Italia si impegna ad adottarne i relativi decreti legislativi due mesi prima della scadenza prevista a livello comunitario.

Blocco e tamponamento
Le Leggi comunitarie 2011 e 2012 si sono arenate al Senato: a Palazzo Madama, s’è creato un vero e proprio ingorgo europeo, senza che il governo potesse sbrogliare la matassa, malgrado l’impegno – in particolare – del ministro Moavero.

Il disegno di legge 2011 è stato vittima di due emendamenti che con l’adempimento degli obblighi relativi all’appartenenza all’Unione europea non c’entrano nulla: lo scontro tra Pdl e Pd sulla responsabilità civile diretta dei magistrati, cioè la possibilità di rivalsa sul giudice, anziché sullo Stato, in caso di violazione manifesta del diritto; e una cosiddetta ‘norma anti-vivisezione’.

Il testo sulla responsabilità dei magistrati del deputato leghista Gianluca Pini, adottato dalla Camera a febbraio, ha bloccato i lavori delle commissioni del Senato per mesi. A nulla è servita una formula di compromesso presentata a giugno dal ministro della Giustizia Paola Severino, che confermava la responsabilità civile, ma solo indiretta, del magistrato, inasprendo però le sanzioni.

La norma anti-vivisezione, varata alla Camera su proposta di Vittoria Brambilla, all’epoca ministro del Turismo, e sostenuta dai movimenti animalisti, è stata osteggiata in Senato da uno schieramento bipartisan secondo cui – vietando l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione sul territorio nazionale – si renderebbe di fatto impossibile fare ricerca in Italia.

Così le due Comunitarie rimangono nei cassetti, incompiute, a fine legislatura, come ha ammesso ad Angela Lamboglia di EurActiv la presidente della commissione Politiche dell’Unione europea del Senato Rossana Boldi. Con la certezza di procurare all’Italia nuovi guai con la Commissione, vanificando lo sforzo degli ultimi mesi per scendere sotto la soglia delle cento infrazioni.

I conti della Commissione
L’ultima fotografia delle procedure d’infrazione la Commissione europea l’ha fatta il 21 novembre, quando, per quanto riguarda l’Italia, aveva deciso 8 archiviazioni, di cui 7 relative a procedure già aperte e una relativa a un reclamo. Contestualmente, erano state invece aperte due nuove procedure.

A quel punto, le procedure a carico dell’Italia erano scese a 99, di cui 82 riguardavano violazioni del diritto dell’Unione e 17 il mancato recepimento di direttive. Al Ministero, in quei giorni si faceva notare con soddisfazione che erano anni che l’Italia non scendeva sotto quota 100.

Delle 99 procedure, la stragrande maggioranza (77) erano nelle fasi della messa in mora o del parere motivato. Analizzate per settore, oltre un quarto, 26, riguardavano l’ambiente, e circa un decimo toccavano fiscalità e dogane (11) e lavoro e affari sociali (9). Sette riguardavano gli appalti, i trasporti e la libera circolazione, cinque la salute, quattro la concorrenza, gli aiuti di Stato e gli esteri. Le altre toccavano economia e finanza 3, interni 2, giustizia 2, agricoltura 2, pesca 2, comunicazioni 2, energia 3, libera prestazione dei servizi 2, tutela dei consumatori 1.

Che cosa c’è dentro le leggi bloccate
Nella sua prima versione, la Comunitaria 2011 conteneva cinque articoli e affidava al governo la delega legislativa per l’attuazione di 23 direttive e di una rettifica. Dopo il via libera di Montecitorio gli articoli sono diventati 27, compresi gli emendamenti ‘incriminati’ Pini e Brambilla.Va un po’ meglio per la Comunitaria 2012, approvata dalla Camera il 3 ottobre, con quattro articoli in più rispetto al testo adottato dal Consiglio dei Ministri: dal ddl 2012 dipende la delega per l’attuazione di 12 direttive europee, ma la maggior parte sono da recepire entro il 2013.

Ma non c’è da stare tranquilli: nei documenti di lavoro del Senato si legge infatti che la Commissione europea tende ormai “ad avviare procedure d’infrazione per mancato recepimento a distanza di 30-45 giorni dalla scadenza del termine di recepimento delle direttive”. E, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, lo Stato inadempiente corre il rischio di incorrere in sanzioni già in fase di accertamento.

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