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Mercato della difesa

La lenta ascesa del sistema militare cinese

10 Gen 2013 - Claudio Catalano - Claudio Catalano

Il processo di ammodernamento delle Forze armate cinesi, avviato dopo i fatti di piazza Tienanmen del 1989 non sembra averne accresciuto significativamente l’efficacia. Dopo un lento avvio, il processo riprese slancio nel 1997, quando in cambio della smilitarizzazione dell’industria della difesa i militari ottennero più fondi, che hanno utilizzato però per accrescere il ruolo nel partito e nella società, più che per sviluppare le capacità militari. Gli investimenti recenti, tuttavia, stanno potenziando l’industria cinese della difesa nei mercati emergenti.

Efficienza
La spesa militare cinese non è trasparente. Nel 2012 il governo ha dichiarato una spesa di 106 miliardi di dollari con un incremento del 11,2% rispetto all’anno precedente, inferiore alla crescita del 12,7% registrata nel 2011. Secondo una stima di IHS Jane’s, nel 2015 la spesa arriverà a 238 miliardi di dollari e supererà la somma dei bilanci militari dei 12 paesi confinanti, inclusi India, Pakistan e Russia.

D’altra parte le analisi sull’efficienza militare risultano spesso poco obiettive. Il rapporto sugli sviluppi militari cinesi che dal 2000 il Pentagono presenta ogni anno al Congresso ricorda per certi versi il rapporto annuale pubblicato durante l’amministrazione Reagan su “la potenza militare sovietica”.

L’allora segretario alla difesa, Caspar Weinberger, dichiarò in un’intervista alla BBC che i dati e le tecnologie illustrate erano sovrastimati. Il rapporto ebbe però parte nella corsa agli armamenti di Reagan. Così come il rapporto sulla Cina sta avendo un ruolo nello sviluppo della nuova dottrina aeronavale americana (AirSea Battle).

I dati e le stime sulla spesa militare fornite dalle autorità cinesi o da analisti occidentali possono dare comunque un’idea della dimensione della spesa, ma non sono indicativi dell’efficienza militare.

Capacità
Gran parte dell’arsenale cinese è obsoleto. Per la componente di terra, i carri possono essere classificati in tre generazioni: la prima basata sulla piattaforma del T-54A – il carro sovietico della rivolta d’Ungheria – con le versioni cinesi Tipo 59 e Tipo 69/79; la seconda rappresentata dai Tipo 80/88 ancora basati sullo chassis del T-54 ma aggiornati con tecnologie occidentali nel cannone, sistemi di tiro e comunicazione, nonché dal carro di nuova progettazione, ZTZ96 basato sul Tipo 85.

La terza generazione è rappresentata dal ZTZ99 sviluppato dal Tipo 98. Quindi, due terzi dei carri (tipi 59, 69, 79, 80/88) sono di vecchia concezione, mentre per i carri di nuova concezione, come il ZTZ96 e ZTZ99, sono in servizio rispettivamente solo 2.500 e 200 esemplari.

La Marina non ha forza di proiezione: l’operazione più ambiziosa è stato l’invio di due fregate nel corno d’Africa nel 2009. Ciò costituisce un problema per la protezione delle comunicazioni marittime e la sicurezza energetica, considerate le importazioni via mare e gli impianti offshore.

L’80% dell’import di petrolio cinese viaggia su rotte strategicamente vulnerabili nell’Oceano indiano e nello stretto di Malacca. Solo un quarto delle unità navali si può considerare moderna per elettronica, propulsione e armamenti. La prima portaerei, Liaoning, entrata in servizio il 25 settembre 2012, è un residuato di era sovietica acquistato dall’Ucraina.

L’ aeronautica è costituita in gran parte da copie cinesi di Mig-21 e Mig-23. Sono in servizio meno di 300 velivoli Su-27 e la sua copia cinese J-11 comparabili all’F-16, o Su-30 comparabile all’Eurofighter.

Anche logistica, addestramento e prontezza operativa cinese non sono all’altezza degli standard occidentali. Quando un terremoto colpì la regione di Sichuan nel 2008, i militari impiegarono giorni per intervenire perché mancavano elicotteri e mezzi terrestri d’emergenza.

Futuro concorrente
L’equipaggiamento più moderno è in fase di sviluppo. A novembre 2012 è stato avvistato il J-15, un caccia imbarcato basato sul Su-33; il J-20 ha volato nel gennaio 2011 e, secondo notizie non confermate, un modello radiocomandato di J-31 avrebbe volato nell’ottobre 2012. Il J-20 entrerà in servizio non prima del 2018, quando l’F-22A sarà già a metà vita operativa. Il J-31, aereo a decollo corto e atterraggio verticale come l’F-35B, potrebbe essere utilizzato sulle portaerei in progettazione, o esportato come succedaneo dell’F-35B.

La Cina tenta di sviluppare velivoli a pilotaggio remoto, ma i punti di forza della tecnologia cinese sono nelle capacità cyber e nei missili balistici. Nel 2007, è avvenuto il primo esperimento di missile antisatellite. Da venti anni le navi cinesi sono armate di missili antinave e a breve saranno equipaggiate dal DH-10, la versione navale del missile da crociera con raggio di 4.000 km e margine d’errore di 10 metri.

Al salone aerospaziale cinese dello scorso novembre sono stati mostrati una serie di missili finora sconosciuti, tra cui il primo missile antiradar LD-10. Molti di questi prodotti sono destinati all’esportazione.

La Cina non è un mercato per l’industria della difesa europea, a causa dell’embargo del 1989, ma può diventare un concorrente dell’Europa nel mercato globale. Nel 2011 le esportazioni cinesi, soprattutto in aerei e mezzi terrestri, erano dirette a 36 paesi per un totale di 1,36 miliardi di dollari. La Cina sarà un serio concorrente quando tra 10 anni avrà raggiunto la maturità tecnologica e i suoi mercati tradizionali saranno i principali mercati emergenti.

Già oggi, la Russia è preoccupata dalla crescita della Cina nei suoi mercati di esportazione e dal trasferimento di tecnologia. I russi pensano di bloccare la vendita di 48 aerei Su-35 alla Cina, per il timore che i cinesi possano copiarne la tecnologia e rivendere sul mercato una loro versione. Così come è accaduto con l’aereo addestratore L-15 copia dello Yak-130 – per cui è stato annunciato al salone aerospaziale di novembre il primo acquirente estero – o peggio con il J-11B copia del Su-27.

A metà degli anni ’90, i cinesi ordinarono 200 velivoli Su-27, ne acquistarono solo 95 e costruirono i restanti in Cina senza licenza; non bastasse ciò offrirono sul mercato internazionale il J-11B come versione a prezzi concorrenziali del Su-27. Il MiG-29, invece, si scontra in una gara in Egitto con il caccia cino-pachistano FC-1/JF-17, che utilizza un motore di fabbricazione russa, ma con un costo per velivolo inferiore di 10 milioni di dollari al MiG.

Tra qualche anno, per l’Italia e l’Europa si porranno nel mercato mondiale della difesa i problemi con la Cina che l’industria tessile italiana ed europea hanno già iniziato ad affrontare.

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