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Governo Monti

Il risveglio della cooperazione italiana

18 Gen 2013 - Emilio Ciarlo - Emilio Ciarlo

L’ultimo scorcio di legislatura, dopo la crisi del governo Berlusconi e l’insediamento dell’esecutivo guidato da Mario Monti, ha portato alcune novità di rilievo per la proiezione internazionale dell’Italia: un nuovo e più proficuo posizionamento in Europa, un rapporto rafforzato con la presidenza americana, una scelta in qualche modo storica a favore della Palestina nel voto di novembre alle Nazioni Unite. Da includere a pieno titolo in questa strategia è anche il significativo cambio di marcia nella cooperazione allo sviluppo. Un cambiamento che ha riguardato sia la governance del settore sia le risorse economiche stanziate.

Peso politico
Poiché il livello delle risorse investite deriva dalla riconquista di un nuovo ruolo politico per la cooperazione, vale la pena soffermarsi sui graduali cambiamenti introdotti dall’ultimo governo in questo campo.

La prima novità riguarda la decisione di nominare un ministro per la cooperazione (e l’integrazione), che ha certamente contribuito a far riacquisire al settore visibilità e peso politico anche all’interno dell’esecutivo, al di là delle considerazioni sulla desiderabilità di questa soluzione come quella definitiva per la cooperazione italiana.

La realizzazione del “Forum della cooperazione internazionale” di Milano lo scorso ottobre, con oltre 2000 partecipanti, ha visto il coinvolgimento di istituzioni, società civile e alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica e presidente del Consiglio), ha ottenuto un picco di attenzione, producendo un vero e proprio “libro bianco della cooperazione” basato su una vasta consultazione durata oltre quattro mesi.

Il ministro Riccardi ha inoltre messo in campo iniziative interessanti e da salvaguardare, trasformandole in altrettanti elementi strutturali della governance della cooperazione stessa. Un esempio è stato il rilancio dell’attività del Tavolo interistituzionale tra i Dicasteri, inattivo dal 2011, che si è riunito sotto la guida del ministro e che, insieme al rafforzamento del profilo strategico del Comitato direzionale alla Farnesina, rappresenta una sede di coordinamento di cui c’è estremo bisogno.

Importante, in questo senso, la sinergia cercata con il ministero dell’economia e delle finanze (Mef), uno degli stakeholder più rilevanti del settore, con il quale si è stabilita una collaborazione abbastanza inedita che ha consentito anche efficaci sinergie con Banche e dei Fondi internazionali.

La concertazione strategica della politica di cooperazione è ovviamente ancora insufficiente, ma vanno nella giusta direzione l’impegno del ministero degli esteri per rafforzare l’approccio paese, anche istituendo o riattivando “tavoli di lavoro” che favoriscano il confronto con tutti gli altri attori del sistema Italia.

La definizione delle linee strategiche per la cooperazione sconta comunque un inadeguato coinvolgimento di tutti gli stakeholder, istituzionali e non, in particolare il Parlamento, e una scarsa trattazione della parte multibilaterale, delle Banche e dei Fondi di sviluppo.

Più risorse
Evidenti e positivi sono certamente i risultati conseguiti sotto il profilo “quantitativo”. Il governo Monti è intervenuto dopo un biennio drammatico in cui le risorse avevano raggiunto il minimo storico di 86 milioni di euro.

Il documento di economia e finanza (Def) del nuovo esecutivo ha previsto esplicitamente per i prossimi anni un “progressivo incremento, su base annuale, pari ad almeno il 10% degli stanziamenti previsti nel 2011”. Si tratta di un impegno che, se doverosamente rispettato, segnerebbe una novità importante in termini di trasparenza, affidabilità e credibilità della cooperazione italiana.

Una significativa inversione di tendenza si è poi ottenuta nella quantità di risorse annualmente stanziate, con 228 milioni di euro sul capitolo tradizionale della legge per la cooperazione (L. 49/87) della legge di stabilità: non una cifra straordinaria in termini assoluti, ma di certo una netta inversione di marcia rispetto al crollo degli ultimi anni.

A questi si aggiungeranno i circa 45 milioni di stanziamenti previsti nei due decreti di rifinanziamento delle missioni internazionali da approvare nel corso dell’anno. Nel complesso si tratta ancora di un rapporto di fondi per gli Aiuti allo sviluppo (Aps) sul Pil molto basso (lo 0,16 %) e lontano dagli impegni internazionali (0,70 %). Ma con una netta tendenza all’aumento.

Uno sforzo di efficientamento della macchina potrebbe essere rappresentato anche dalla previsione di nuove risorse per integrare e ringiovanire gli organici degli esperti di cooperazione allo sviluppo presso il ministero degli esteri, la cui pianta organica è ferma agli anni ’90.

Sebbene il Parlamento non sia riuscito, ancora una volta, a licenziare la legge di riforma della cooperazione – anche per contrasti interni al governo – il bilancio in questo settore può dirsi positivo. Si tratta di un aspetto chiave, anche se spesso sottovalutato, di quel recupero di credibilità internazionale su cui il paese dovrà continuare a puntare.

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