IAI
Consiglio ministeriale dell’Esa

Passi avanti dell’Italia sullo Spazio

1 Dic 2012 - Anna Veclani - Anna Veclani

Nel pieno della crisi economica e politica europea, il recente Consiglio ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha avuto il difficile compito di trovare le risorse finanziarie per la ricerca e l’innovazione nel settore spaziale e di giungere a un compromesso su alcune questioni chiave. I risultati sono sicuramente apprezzabili, considerato anche il fallimento concomitante delle negoziazioni sul bilancio dell’Unione europea (Ue).

Tuttavia, se da un lato sono stati stanziati circa dieci miliardi di euro (in linea con la sottoscrizione del 2008) per l’avanzamento e l’avvio di programmi spaziali pluriennali (2013-2017), dall’altro già nel 2014 gli stati membri dell’Esa dovranno nuovamente riunirsi per finalizzare le decisioni riguardanti il settore dei lanciatori. Quest’ultimo e fondamentale nodo, tuttora irrisolto per molti aspetti, ha visto la Francia e la Germania – i due maggiori finanziatori dell’Esa e leader europei del settore – in pieno disaccordo negli ultimi mesi, facendo attendere l’esito complessivo della ministeriale con il fiato sospeso.

Dal canto suo l’Italia – il terzo contribuente dell’Esa e protagonista del successo del lanciatore Vega – si è contraddistinta per il suo impegno, sia in termini finanziari che politici. Il governo non ha infatti imposto alcun taglio, approvando una sottoscrizione totale di 1,2 miliardi per i programmi pluriennali, di cui 137 milioni di euro per i lanciatori.

Il governo ha anche avanzato proposte concrete per affrontare i problemi che affliggono il settore, in particolare quello della governance. L’Italia ha dunque confermato il proprio interesse per un ambito strategico come lo spazio, sostenendolo con investimenti importanti per la crescita economica, il prestigio tecnologico, l’occupazione e la sicurezza del paese.

Fragile compromesso su Ariane
Il disaccordo franco-tedesco verteva sul futuro del lanciatore Ariane 5. A causa della sua crescente complessità tecnologica e dell’esigenza di aumentarne le capacità, Ariane 5 è divenuto sempre più costoso per gli acquirenti istituzionali e commerciali, nonché in perdita per la società di lancio Arianespace. Quest’ultima necessita quindi periodicamente del supporto finanziario degli azionisti e dell’Esa per ripianare le perdite: si tratta di circa 120 milioni di euro all’anno, approssimativamente 20 a lancio. Il Consiglio dell’Esa doveva dunque stabilire la nuova e più sostenibile strategia di investimento per il futuro di Ariane.

La Francia mirava ad avviare nell’immediato un programma per lo sviluppo del nuovo lanciatore Ariane 6, sulla base di studi preliminari condotti dall’agenzia spaziale francese (Cnes), con possibilità di volo nel 2021-2022; la Germania aspirava a concretizzare il potenziamento intermedio di Ariane 5 approvato dall’Esa nel 2008 e denominato Ariane 5 Mid-life Evolution (ME), di prevista inaugurazione nel 2016-2017. Nel dibattito che ha preceduto la ministeriale, si è inserita Astrium, capocommessa di Ariane 5, compresa la versione ME, e probabilmente di Ariane 6.

Sul tema dei tempi del ciclo industriale, l’azienda ha insolitamente valutato che il nuovo lanciatore non possa essere operativo prima del 2024-2025, lasciando quindi Ariane 5 ad operare nelle suddette condizioni per più di un quindicennio. Sui costi ha garantito che, a certe condizioni, Ariane 5 ME non avrebbe bisogno dei sussidi che necessita ogni anno Ariane 5, generando dei risparmi. Questi, sosteneva l’agenzia spaziale tedesca (Dlr), avrebbero permesso a loro volta di adottare entrambe le opzioni contemporaneamente.

Data la congiuntura economica sfavorevole, la ministeriale sembrava comunque dover optare per una sola delle due alternative. Il compromesso raggiunto, invece, stabilisce l’avvio degli studi di progettazione su Ariane 6 e la continuazione di Ariane 5 ME con investimenti quasi equivalenti. Per massimizzare le risorse e diminuire i costi, i due programmi sfrutteranno tutte le sinergie tecnologiche possibili tra i due lanciatori. Tuttavia, come detto, le relative attività saranno finanziate per solo due anni, allo scadere dei quali gli stati membri dell’Esa si riservano di prendere ulteriori decisioni in merito alla loro continuazione.

L’intesa ha dunque garantito gli interessi di entrambi i paesi: da una parte la continuità delle attività industriali relative ad Ariane 5 ME care alla Germania, dall’altra l’approvazione del progetto Ariane 6 sostenuto dalla Francia. Il successo è stato dunque trovare il compromesso politico, ma non la soluzione vera e propria. Il problema appare solo rimandato, salvo raggiungere una maggiore maturità di entrambi i progetti tale da consentire lo scarto di una delle due opzioni o superare le attuali difficoltà economiche per permettere la continuazione di entrambi. L’obiettivo primario, però, dovrebbe rimanere quello di garantire l’indipendenza dell’accesso europeo allo spazio, puntando ad una maggiore sostenibilità – se non competitività – del settore del trasporto spaziale sul mercato internazionale.

Posizionamento dell’Italia
Il completamento dello sviluppo di Vega guidato dall’Italia ed il perfetto lancio inaugurale avvenuto lo scorso febbraio, hanno permesso al paese di ottenere la garanzia della continuazione delle attività di sostegno al lanciatore e di quelle relative alla sua evoluzione – Vega Evolution. Quest’ultimo, finanziato con 85 milioni di euro nel complesso e sostenuto per il 60% dall’Italia, sfrutterà gli studi già approntati con successo a livello nazionale e porterà i primi risultati nel 2016-2017. Anche nel caso di Vega saranno ricercate sinergie tecnologiche con Ariane 6, in particolare per quanto riguarda i motori: l’Italia, infatti, sfrutterà l’eccellente expertise che vanta nella propulsione solida per l’evoluzione del primo e per proporre un motore più potente per il secondo.

La possibilità di lavorare su entrambi i programmi garantirà all’industria italiana ritorni elevati, anche in termini occupazionali. L’Italia, con le aziende e centri di ricerca della filiera di Vega, dovrà quindi sfruttare al massimo questa occasione, visto l’interesse internazionale per la propulsione solida per la missilistica del futuro. Se la via delle sinergie avrà successo, l’Italia potrà ambire ad un ruolo sempre più importante anche nell’ambito di Ariane 6.

Sul piano politico, l’Italia ha avanzato due proposte volte ad una maggiore “europeizzazione” e trasparenza del settore del trasporto spaziale. In primo luogo, ha richiesto ed ottenuto che la Germania prendesse parte al programma Vega, con una sottoscrizione di nove milioni di euro. Tale partecipazione renderà il lanciatore più propriamente europeo, considerato che oggi il quarto stadio di Vega (Avum) è di sviluppo e produzione russa ed ucraina. Si tratterebbe dunque di contribuire all’autonomia tecnologica dell’Europa (technological non-dependence) e ad una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento, rafforzando così il suo ruolo di potenza spaziale e partner internazionale credibile.

In secondo luogo, l’Italia ha risollevato il problema della governance di Arianespace, purtroppo non direttamente affrontato alla ministeriale. Società pubblico-privata dominata dall’Agenzia spaziale francese e da Eads con le sue controllate, Arianespace gode di un sistema di appalti che consente che alcuni fornitori, e in primo luogo il capocommessa di Ariane 5, siano anche suoi azionisti. Questo sistema è ritenuto poco trasparente e macchinoso, nonché una delle cause delle perdite della società.

Pertanto l’Italia, che tramite l’Esa copre periodicamente queste perdite, ha proposto l’entrata dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) nell’azionariato della società per una percentuale che vada dal 6% al 9,5%, per averne maggiore visibilità e controllo. A questo scopo, potrebbe attingere a fondi diversi da quelli normalmente stanziati per la ricerca e lo sviluppo a livello nazionale, ovvero ad un “multi-fondo” (finanziamenti da diversi ministeri, quali la Difesa; l’Ambiente; l’Istruzione, Università, Ricerca; lo Sviluppo economico) che il governo si è impegnato ad istituire per attività di diversa natura ed interesse (da cui la partecipazione di più ministeri) ma sempre dedicate allo spazio e in un’ottica di “sistema paese”.

Aspettando il 2014
Anche se il delicato Consiglio ministeriale dell’Esa ha prodotto alcuni risultati soddisfacenti per l’Europa e l’Italia, rimangono aperte importanti questioni sull’accesso allo spazio, capacità fondamentale per qualsiasi attività spaziale, nazionale o europea. Bisognerà dunque attendere il 2014, quando si auspica ci sarà una decisione definitiva sui vettori del futuro, accompagnata dalla necessaria riorganizzazione della governance di Arianespace. Sebbene l’entrata dell’Asi nell’azionariato della società di lancio assicurerebbe un maggiore ruolo per l’Italia, ciò non modificherebbe le dinamiche inefficienti di Arianespace e dell’organizzazione industriale ad essa sottesa.

La governance del settore potrebbe, inoltre, essere influenzata dalla ridefinizione dei rapporti tra l’Esa e l’Ue, rispetto alla quale il Consiglio dell’Esa ha adottato una dichiarazione politica che inaugura un “processo di riflessione” sull’evoluzione dell’agenzia e le modalità di cooperazione con l’Ue, al fine di garantire le sinergie tra le rispettive attività. Anche in questo caso è auspicabile che tale riflessione non si dilunghi eccessivamente e che porti ad una chiara definizione dei ruoli dell’Esa, dell’Ue e dei rispettivi stati membri (il “triangolo istituzionale”) per una più efficace politica spaziale europea.

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