IAI
Italia e scenario internazionale

Una nuova politica estera dell’energia

27 Nov 2012 - Paolo Quercia - Paolo Quercia

Che il mondo stia sperimentando un processo di redistribuzione della potenza (power shift) dall’Occidente verso le potenze emergenti o di ritorno è un fatto piuttosto noto e studiato da alcuni anni a questa parte. Minore attenzione è solitamente prestata al grande processo di redistribuzione delle risorse energetiche tradizionali (power transition) dall’Occidente verso le potenze emergenti e alle sue conseguenze strategiche.

La natura ibrida e duale dell’energia rende difatti più complesso misurare tale processo, anche in ragione del fatto che l’energia rappresenta sia il carburate della globalizzazione che quello dello stesso power shift. La stagione di power transition che stiamo sperimentando non avviene nel vuoto del mercato globale delle commodity energetiche o nella saldezza di un’architettura di sicurezza internazionale come era quella bipolare. Ma piuttosto nel cuore di un processo di modifica dei rapporti di forza tra le potenze mondiali.

Il mondo sta attraversando dunque una doppia e simmetrica transizione, di energia e di potenza, semanticamente e simbolicamente rappresentata dal fatto che nella lingua della globalizzazione, la parola power esprime sia il concetto di potenza che quello di energia.

Una coincidenza linguistica che conferma, ancora oggi, lo stretto collegamento esistito nel novecento tra controllo delle risorse energetiche e potenza degli Stati. Un nesso che molti avevano sperato di vedere scisso nell’epoca della tarda globalizzazione (1991 – 2008) quando il prevalere politico strategico dell’Occidente lasciava intravedere la possibilità di un decoupling tra energia e politica, facendo delle risorse energetiche un bene comune globale al servizio dello sviluppo del pianeta.

Questa involuzione del valore dell’energia nelle relazioni internazionali sembra riportare indietro le lancette della storia ad una diversa concezione della sicurezza energetica, più tipica di un periodo in cui l’energia era strumentale alla proiezione di potenza internazionale che a quella dello sviluppo economico.

Il pensiero corre ai primi del novecento, quando Winston Churchill era primo Lord dell’Ammiragliato. A Churchill vengono solitamente attribuiti i primi ragionamenti politico-strategici sui nessi esistenti tra sicurezza nazionale, indipendenza delle forniture energetiche e potenza politico-militare di un paese. La sua decisione (1913) di modificare l’alimentazione della propulsione della flotta britannica dal carbone al petrolio, unita a quella di statalizzare la Anglo-Persian Oil Company, produrrà notevoli conseguenze internazionali che influenzeranno profondamente la storia dei due seguenti conflitti mondiali e lo stesso balance of power globale. E che apriranno la grande partita del novecento per la sicurezza energetica.

Il mondo della sicurezza energetica di Churchill non esiste più, trasformato dalle due ere storiche che si sono susseguite: quella della guerra fredda (1948-1989) e quella della globalizzazione contemporanea (1991-2008), ciascuna caratterizzata da una specifica concezione del rapporto tra energia e potenza e da una definizione di cosa fosse, o non fosse, la sicurezza energetica. Ma la natura di molti dei problemi strategici che Churchill si trovava ad affrontare agli inizi del secolo scorso (come il passaggio da un mix di risorse energetiche ad un altro, le vulnerabilità delle produzioni domestiche vs quelle estere, il problema della sicurezza degli approvvigionamenti, la questione della proprietà pubblica o privata dei principali attori del mercato energetico globale, l’emersione di nuove potenze ed il collegamento con il controllo delle risorse strategiche ecc.) sono rimasti sostanzialmente inalterati.

Tali questioni si pongono oggi in un sistema internazionale in profonda trasformazione, rendendo ancora più esplicito il collegamento tra sicurezza energetica e redistribuzione del potere mondiale in un mondo “post-globale”. È in un tale contesto di transizione di potere (power shift) che il sistema internazionale dell’energia ha intrapreso un cambiamento che, seppure ancora in corso, ne modificherà i tratti salienti e, con essi, anche le tradizionali definizioni di sicurezza energetica. Si tratta di una sfida alle regole dell’architettura di sicurezza energetica mondiale e al sistema di approvvigionamento di idrocarburi dell’Occidente. Un sistema che è sempre stato altamente vulnerabile.

Nuova architettura
Nel corso del Novecento, tuttavia, tale fragilità è stata compensata dalla superiorità politica e militare dell’Occidente e dall’assenza di blocchi industrializzati competitivi o, comunque, tali da condizionare le regole del mercato. Le nuove regole, scritte e non, di funzionamento dei mercati energetici globali saranno in buona parte il frutto dei nuovi rapporti di forza che si stanno definendo nel sistema internazionale. Tale nuovo sistema di regole, difficilmente potrà essere favorevole all’Occidente come lo è stato fino ad oggi.

La power transition energetica avviene in un momento in cui il declino di un ordine unipolare americano o viene colmato dall’emergere di nuovi attori regionali o subisce un inarrestabile degrado dovuto all’ingovernabilità di modelli statali superati. Ciò determina una estensione delle aree del pianeta a rischio implosione o non governate. È il proliferare simultaneo di potenze emergenti e stati falliti che rappresenta la principale minaccia alla sicurezza energetica dell’Occidente.

Ciò lascia supporre uno scenario in cui le risorse energetiche non divengono più soltanto scarse, ma piuttosto sempre più contese, costose, volatili e, dunque, strategiche. La loro rilevanza non dipende solo dal controllo di risorse teoricamente scarse, ma anche, e sempre di più, dall’evitare che se ne approprino altri. Il nazionalismo delle risorse è una diffusa realtà che spinge molti paesi ad aumentare, per motivi politici, i costi e le difficoltà di accesso a molte delle risorse energetiche teoricamente disponibili.

Da un punto di vista geografico, il baricentro del consumo e del trasporto di tali risorse è sempre meno occidentale. Ed aumentano anche i rischi politici derivanti dall’attraversamento di Stati e regioni sempre più instabili. Ciò contribuisce a rendere la sicurezza energetica un concetto che interessa un numero crescente di attori, pubblici e privati, taglia trasversalmente una pluralità di aree del pianeta,in ciascuna delle quali giocano numerosi attori globali. E, infine, copre numerose tipologie di risorse tradizionali e non convenzionali che vengono scambiate su una pluralità di mercati tra loro estremamente diversi.

Italia in bilico
Nonostante l’Italia, si trovi in una posizione di prossimità strategica alle risorse del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Eurasia, resta il paese più vulnerabile del mondo industrializzato sotto il profilo della sicurezza energetica. Ciò obbliga spesso a pagare prezzi eccessivi per l’energia, con serie ricadute sulla competitività nazionale e sulla sostenibilità dell’economia. La gravità della situazione energetica italiana, storicamente ereditata dagli anni settanta, potrebbe diventare insostenibile in uno scenario energetico ulteriormente surriscaldato e in un contesto mondiale politicamente sfavorevole agli interessi dell’Occidente.

La questione andrebbe posta in cima agli interessi nazionali, anche attraverso una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica. La stessa sostenibilità del modello energetico italiano va sottoposta ad attenta revisione. E la riduzione del costo dell’energia e del peso della bilancia commerciale energetica sull’import va vista come una emergenza nazionale. Nel 2011 il valore delle importazioni di materie prime energetiche ha superato i 65 milioni di euro. Dieci anni fa non arrivava a 25 milioni. L’eccesiva esposizione energetica dell’Italia dovrebbe spingere verso un sempre maggiore collegamento tra gli obiettivi di stabilità energetica del continente europeo e le azioni di politica estera comune.

In qualche modo, la sicurezza energetica dell’Italia passa anche per il superamento degli approcci esclusivamente tecnico-economici-ambientali alle questioni energetiche. Nel nuovo contesto internazionale, infatti, la sicurezza energetica entra a pieno titolo tra le priorità di politica estera, divenendo politica estera dell’energia. Solo una politica estera dell’energia può, infatti, consentire la creazione di quelle economie strategiche di scala in grado di contribuire, al pari dell’efficienza energetica e dello sviluppo di fonti domestiche di energia (tradizionali e rinnovabili), a una maggiore sicurezza del paese.

.