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Egitto

Il nuovo Papa copto e i Fratelli Musulmani

6 Nov 2012 - Matteo Baragli - Matteo Baragli

L’elezione di Tawadros II (in copto, Teodoro) a 118° papa della Chiesa copta d’Egitto è una notizia di grande rilievo, a cui guardano con interesse non solo gli ambienti religiosi egiziani, ma anche gli analisti e i diplomatici di tutto il Medio Oriente. L’elezione è avvenuta nella cattedrale Abbasiya de Il Cairo il 4 novembre 2012, al termine di una celebrazione solenne. Il nome di Tawadros è stato sorteggiato da un bimbo bendato che, secondo una consuetudine secolare, ha estratto il suo nome da un’urna di cristallo.

Ecumenismo
Poco si sa sulla biografia del nuovo capo dei copti egiziani. Si tratta di un teologo colto, sessantenne e moderato, simpatizzante, come molti copti, del passato regime di Hosni Mubarak, ma alieno dalla politica attiva. La sua diocesi di provenienza, Beheria, nella regione del delta del Nilo, è stata nel recente passato teatro di piccoli scontri interconfessionali fra copti e islamisti.

Papa Tawadros succede a Shenuda III, un vero “gigante” della Chiesa copta, da molti storici giudicato assai simile al suo omologo cattolico Giovanni Paolo II. Anche papa Shenuda III ha avuto un lungo pontificato, oltre 40 anni di regno, che si è caratterizzato per lo slancio missionario, ecumenico e mediatico. Morto, come Karol Wojtyla, al termine di una lunga malattia, papa Shenuda era stato eletto nel lontano 1971, pochi mesi dopo la morte di Nasser. Deposto da Sadat nel 1981 e reinsediato da Mubarak nel 1985, sotto il pontificato di Shenuda III si è compiuto un significativo riavvicinamento fra la Chiesa copta ed il regime militare del Cairo.

Secondo molti analisti l’allineamento della Chiesa copta al regime di Mubarak, più che da affinità ideologiche, era in larga misura indotta da esigenze di carattere difensivo. Le istituzioni ecclesiali copte avrebbero cioè accentuato il proprio ruolo politico al fine di preservare l’integrità della comunità copta e difenderla da discriminazioni di carattere religioso.

Fratelli Musulmani
La vicinanza al regime di Mubarak, però, traeva la propria motivazione anche dall’esistenza di alcuni avversari comuni – primi fra tutti i Fratelli Musulmani – e dall’apprezzamento per la forte impronta laica impressa alle istituzioni dalla giunta militare al potere. In questo quadro, nel 1991, il copto Boutros (in copto, Pietro) Ghali fu nominato Segretario Generale dell’Onu con l’aperto appoggio del presidente Mubarak.

Dopo il suo insediamento previsto per il 14 novembre 2012, il nuovo papa Tawadros II, si troverà a governare una Chiesa copta percorsa da forti inquietudini, in un Egitto profondamente mutato.

L’esplosione demografica ha fatto crescere anche la comunità cristiana che, secondo le stime più credibili, ammonta a circa 7 milioni di fedeli in Egitto (circa il 10% della popolazione). Si tratta della più grande minoranza cristiana in un paese arabo, a cui debbono aggiungersi almeno tre milioni di copti egiziani sparsi nel mondo. Forte l’influenza che il papa copto esercita anche sui cristiani del Sudan e sulle chiese copte di Etiopia ed Eritrea, formalmente autocefale, ma rispettose del primato spirituale che dal V secolo spetta al papa egiziano in quanto titolare della sede patriarcale di Alessandria dei copti.

Ad essere mutati sono però soprattutto i rapporti politici interni al paese. Il presidente egiziano Mohamed Morsi si è felicitato per l’elezione del nuovo papa copto non appena è avvenuta, ed il leader del partito Libertà e Giustizia, Saad al-Katatni, si è detto “ottimista riguardo ad una fruttuosa collaborazione” col nuovo papa. Youssef Sidhom, editore del quotidiano copto Watani azzarda un’analisi più articolata: “I copti, a partire da oggi, saranno incoraggiati, anche dalla loro Chiesa, a uscire allo scoperto, e prender parte attiva alla competizione politica”.

Certamente la gestione dei rapporti con i Fratelli Musulmani, adesso democraticamente assurti alla guida dello stato, sarà il tema su cui nuovo pontefice copto dovrà maggiormente impegnarsi. Forti sono infatti le perplessità dei copti nei confronti del sistema politico sorto dalla primavera egiziana.

Tensioni crescenti
Nei giorni in cui a piazza Tahrir, al grido di “Allahu akbar”, veniva cacciato il presidente Mubarak, i cristiani d’Egitto, dopo una prima fase di entusiasmo, sono stati colti da crescenti timori. Alle elezioni presidenziali i sette milioni di copti hanno votato in massa per il generale Ahmad Shafiq, ultimo primo ministro di Mubarak, contro il candidato dei Fratelli Musulmani poi uscito vincente, Mohammed Morsi.

Nel parlamento i copti si schierano all’opposizione del governo di Hesham Qandil, sostenuto da una coalizione di tre partiti islamisti (Libertà e Giustizia, Al-Watan e An-Nahda). Essi temono per la propria libertà di culto e per il quadro legislativo e costituzionale del futuro regime islamico-democratico. Non credono possa esistere una reale democrazia se non verranno superati, anche ideologicamente, i principi della sharia.

All’indomani della sua elezione, il presidente Morsi si è affrettato a dichiarare di essere il presidente di “tutti gli egiziani, musulmani e cristiani”. Ed il 13 settembre 2012, incontrando a Bruxelles il presidente della Commissione europea Barroso, ha ripetuto che in Egitto “i diritti e i doveri dei cristiani e dei musulmani sono uguali”. Ma la deputata copta Marianne Malak Kamal, che definì una “catastrofe” la vittoria dei Fratelli Musulmani, si mostra scettica: “Non penso che fra noi e loro ci sarà mai pace. Con gli islamici anche alla presidenza, i cristiani dovranno soffrire molto. Il nostro futuro è velato da fitta nebbia, ci dirigiamo verso una fase oscura, un tempo molto pericoloso”.

L’esplosione di gravi violenze interconfessionali, che hanno fatto decine di morti fra i copti di Alessandria e del Cairo, hanno alimentato i loro più foschi timori. Ad esacerbare il clima fra le due religioni è giunta anche la notizia dell’arresto, nell’ottobre 2012, di due bambini copti, accusati dall’imam del loro villaggio, nel governatorato di Beni Suef, di aver orinato su alcune pagine del Corano. Né deve essere dimenticato che gli autori del film blasfemo su Maometto, che nel settembre 2012 ha provocato l’assalto delle ambasciate Usa in tutto il mondo islamico, erano proprio esuli egiziani copti. Complessi sono dunque i nodi che papa Tawadros II sarà chiamato ad affrontare.

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