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Vertice di Bruxelles

Ue tra fughe in avanti e battute d’arresto

11 Ott 2012 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

L’entrata in funzione del nuovo fondo salva Stati permanente, l’Esm, ed i progressi nelle ratifiche del Patto di Bilancio; le proposte della Commissione europea per realizzare l’Unione bancaria e completare il mercato unico; la coraggiosa iniziativa di cooperazione rafforzata per la Tobin Tax, cioè per una tassazione delle transizioni finanziarie. Ci sono un sacco di ingredienti per sperare che il Consiglio europeo del 18 e 19 sia una bella e franca discussione sulle prospettive dell’Unione, con la Gran Bretagna di David Cameron a opporsi alla Tobin Tax e ipotizzare scorpori di bilancio tra Ue ed Eurozona. Il tutto senza l’ansia di decisioni sul contingente.

Grecia e Spagna
E, invece, potete scommetterci che a Bruxelles la prossima settimana i leader europei parleranno, soprattutto, di Grecia e Spagna: se versare ad Atene la prossima tranche di aiuti scadenzati e se concederle la proroga di due anni che chiede per completare il risanamento dei conti pubblici (dal 2014 al 2016); e se sia meglio per Madrid sollecitare l’intervento europeo, ora disponibile, o cercare di farcela da sola, a parte i 100 miliardi di euro già concessile per salvare le banche.

Eppure, l’Unione europea pareva uscita dall’estate a tutto turbo: la decisione della Bce di acquistare senza limiti sul mercato titoli dei paesi in difficoltà per ridurre gli spread pareva di per sé sufficiente a raffreddare le tensioni: e, poi, c’era stato il ‘mercoledì da leoni’, il 12 settembre, quando la Corte suprema tedesca da Karlsruhe dava un via libera, seppur condizionato, a Esm e Patto di Bilancio e l’Olanda decretava, alle urne, l’arretramento delle forze xenofobe e anti-euro. Sempre quel giorno, a Strasburgo, il presidente della Commissione Barroso rilancia la prospettiva federale, pronunciando, in Parlamento, il discorso sullo stato dell’Unione. L’Ue ne usciva più forte e più legittimata, democraticamente e giuridicamente.

Pareva abbastanza per rendere obsoleta la proposta appena lanciata a Cernobbio dal premier italiano Mario Monti e dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy: un vertice straordinario in Campidoglio, luogo simbolo dell’integrazione, contro gli euro-scetticismi e i populismi che proliferano nell’Unione. Anche se sarebbe illusorio gridare allo scampato pericolo: dalla Francia alla Grecia, dall’Ungheria all’Italia, nella stessa Germania, le forze qualunquiste e anti-europeiste restano agguerrite.

La crisi più grave
Ma, subito dopo quel giorno memorabile, invece di costruire baldanzosa sui propri successi, l’Unione s’è di nuovo fermata, rimettendo in discussione punti che parevano già acquisiti e restituendo fibrillazione ai mercati e nervosismo allo spread. E, in Italia, c’è chi si mette d’impegno a screditare politica ed europeismo: scandali come quelli che scoppiano a catena nella Regioni, scrive il Wall Street Journal, “rischiano di spingere gli elettori tra le braccia dei partiti populisti anti-euro”.

Parlando dalla tribuna dell’Onu, all’apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Monti, il 26 settembre, dava un giudizio drastico sulle difficoltà dell’Unione: “Quello che stiamo vivendo non è un ricorrente squilibrio ciclico… È la crisi peggiore e più grave dell’integrazione europea”. E, bocciando ogni ipotesi isolazionista o euroscettica, affermava: “Ormai è chiaro che avere più Europa sia un interesse globale”. Del resto, superare le difficoltà, osservava Monti, è nel dna dell’Unione: “Altre crisi hanno minacciato di cacciare l’Europa indietro, nel passato. E, ogni volta, gli europei hanno trovato modo di riprendete il loro cammino”. Ormai, “il mondo ha imparato quanto sia essenziale un’Europa forte e credibile per affrontare le sfide globali dell’economia e della sicurezza. E quanto sia importante l’area Euro nella ripresa dell’economia mondiale. E l’Italia “continuerà a fare la sua parte” sul doppio binario del rigore e della crescita.

Iato dei leader
Ma c’è uno iato tra i discorsi da statisti dei leader europei, all’Onu o nei momenti solenni, come quando il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel celebravano i riti dell’amicizia franco-tedesca, anche come motore dell’integrazione europea, e i comportamenti al tavolo del negoziato. Per settimane, tra agosto e settembre, Monti, Hollande, la Merkel e, ancora, i premier spagnolo Mariano Rajoy e greco Antonio Samaras si sono incontrati in varie formazioni; e Van Rompuy, Barroso, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junckler, il presidente della Bce Mario Draghi e pure la presidente dell’Fmi Christine Lagarde sono stati protagonisti di questa fase di diplomazia economica.

Ma quando è l’ora di decidere, la dinamica si rallenta, le trattative quasi s’impantanano. E l’Unione ridà fiato ai suoi detrattori, spazio a chi le specula contro. In questo semestre, i lavori del Consiglio sono gestititi da una presidenza oggettivamente debole, Cipro, con un trittico di vertici cruciali il 18 e 19 ottobre, si farà il punto sul Patto per la Crescita deciso a fine giugno e sui progressi verso l’Unione bancaria, ma il dibattito sarà in larga misura dirottato dalle questioni contingenti, Spagna e Grecia; il 22 e 23 novembre si dovrebbe definire il quadro finanziario Ue settennale -e già Londra ne anticipa i dissensi-; e il 13 e 14 dicembre dovrebbero maturare le decisioni sull’Unione bancaria.

Esm e Tobin Tax
La via del primo Vertice è stata lastricata, negli ultimi giorni, da tensioni sociali in Grecia e Spagna, ma pure in Francia, Italia e altrove: i cittadini europei sollecitano con impazienza i loro leader perché li conducano fuori dalla crisi. E, a rassicurarli, non bastano le novità istituzionali maturate nelle riunioni di Eurogruppo ed Ecofin in settimana, a Lussemburgo.

L’Esm, cioè il nuovo fondo salva Stati permanente, è una realtà: il meccanismo di stabilità europeo è entrato in vigore, con la prima riunione del suo consiglio dei governatori, presenti anche Draghi e la Lagarde. È “una tappa storica nella costruzione dell’Unione monetaria”, afferma il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker: la zona euro “è ora dotata di una porta antincendio permanente ed efficace”. Il commissario all’economia Olli Rehn si dichiara “meno pessimista oggi che a primavera” sull’uscita dalla crisi dell’Eurozona.

Se il varo dell’Esm era ormai scontato, la brusca accelerazione sulla Tobin Tax è relativamente sorprendente. Dopo l’iniziativa di Francia e Germania, che avevano lanciato la conta per applicare della procedura di cooperazione rafforzata, anche l’Italia e altri otto Stati hanno detto sì – ce ne volevano almeno nove. È un passaggio storico: mai finora s’è tentata una cooperazione rafforzata in ambito fiscale. Gli 11 Governi invieranno congiuntamente una lettera con cui solleciteranno l’Esecutivo comunitario ad agire in tempi rapidi: per l’Italia, la firma sarà del ministro dell’Economia Vittorio Grilli.

Poi, si lavorerà sulla proposta della Commissione europea. Uno schema prevedeva che si proceda con un’aliquota dello 0,1% sui valori azionari e obbligazionari, e dello 0,01% sui derivati: sarebbero così arrivati nelle casse comunitarie 57 miliardi di euro su scala Ue, cioè a 27 paesi. Se saranno 11 o più, il flusso di denaro sarà ridotto: il ‘fronte del sì’ comprende, per ora, Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio, Austria, Portogallo, Grecia, Slovenia, Slovacchia, Estonia. Fuori tutti gli altri, soprattutto la Gran Bretagna, da sempre la più ostile alla tassa, e la Svezia.

Per l’Italia, la decisione è stata sofferta, perché l’applicazione ristretta presenta rischi oggettivi: un pericolo è disincentivare i grandi investitori finanziari internazionali; un altro è rendere più costosa la vendita dei titoli italiani; un terzo costringere i consumatori a sopportare il costo finale, che sarà loro immancabilmente scaricato dalle banche. Ma, su questi timori, ha prevalso il desiderio d’allineare l’Italia sul fronte più avanzato dell’integrazione europea. Anche se il tema Tobin Tax incresperà le acque del Vertice, non facilitando di certo il dialogo con Londra.

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