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Implicazioni per Italia e Ue

Perché ci interessa l’economia cinese

1 Ott 2012 - Giorgio Gomel, Daniela Marconi - Giorgio Gomel, Daniela Marconi

L’attuale e, in prospettiva, futura posizione dominante della Cina come attore globale richiede un attento sforzo volto a comprendere i punti di forza e di debolezza di questa economia e delle sue ramificazioni nel resto del mondo.

Nell’arco di un trentennio il ruolo della Cina nell’economia mondiale è notevolmente cresciuto. Il successo della transizione da economia pianificata a economia di mercato si è riflesso in un prolungato periodo di rapida crescita, da cui è dipeso il miglioramento delle condizioni di vita di molti milioni di persone. Dopo 30 anni di riforme, la Cina ha raggiunto risultati eccezionali in termini economici, fino a collocarsi oggi al secondo posto su scala mondiale per dimensioni del prodotto interno lordo (misurato alle parità dei poteri d’acquisto) e al primo per volume di esportazioni (misurate in dollari correnti). Nel 2011, la Cina ha contribuito da sola alla crescita mondiale per un terzo.

Contraddizioni
Le contraddizioni aperte dal raggiungimento di tali risultati sono analizzate in “The Chinese Economy”, appena pubblicato e curato, oltre che dagli autori di questo articolo, anche da Ignazio Musu e Beniamino Quintieri. Il libro si concentra in particolare su tre aspetti di fondo: i problemi statistici connessi alla misurazione degli sviluppi macro e microeconomici della Cina e ai tentativi di prevedere la congiuntura attraverso appropriati modelli; le prospettive future dell’economia cinese derivanti dai cambiamenti demografici, dalle decisioni di risparmio delle famiglie e dall’andamento del consumo aggregato; le opportunità rappresentate dalla Cina per il commercio mondiale e per le imprese potenziali esportatrici, incluse quelle italiane.

Innanzi tutto, il rapido processo di industrializzazione, che ha reso possibile una crescita media annua prossima al 10 per cento nell’ultimo trentennio, ha tratto notevole impulso dall’accumulazione di capitale, favorita da distorsioni sul mercato dei fattori volte a comprimere il costo del lavoro, quello delle materie prime e dei finanziamenti bancari, spesso ostacolando una più efficiente allocazione delle risorse.

Il modello di governance delle aziende è fondamentale per conseguire guadagni di produttività; un sistema di incentivi volto a favorire eccessivamente le grandi imprese pubbliche a scapito di quelle private può avere costi anche rilevanti per l’efficienza del sistema produttivo.

In secondo luogo, le reti di protezione sociale e le politiche redistributive tipiche di un’economia pianificata sono venute meno. La spesa pubblica per sanità, pensioni e istruzione in Cina oggi si colloca su livelli tra i più bassi al mondo, pari ad appena il 7 per cento in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil), a fronte del 22 nella media dei paesi Ocse. Il processo di decentralizzazione, affiancato all’obiettivo prioritario affidato alle amministrazioni locali di generare un rapido incremento del prodotto, hanno favorito un forte aumento delle disuguaglianze, tra regioni, tra campagne e città, tra gli individui.

In terzo luogo, la transizione demografica in atto, che vede il rapido invecchiamento della popolazione in un’economia il cui reddito pro capite è appena di circa ottomila dollari l’anno (alle parità dei poteri d’acquisto) e il venir meno del sostegno tradizionalmente fornito dalle giovani generazioni a quelle più anziane, hanno acuito il senso di insicurezza.

L’età mediana della popolazione cinese, pari a 34 anni, è prossima ormai a quella di paesi più avanzati. La maggiore incertezza sui redditi futuri e i vincoli di liquidità hanno finora depresso i consumi delle famiglie e accresciuto il loro risparmio precauzionale: il saggio di risparmio delle famiglie è prossimo al 40 per cento del loro reddito disponibile.

A fronte di un progressivo aumento dell’importanza dell’accumulazione di capitale e delle esportazioni nella generazione del prodotto, la quota dei redditi e dei consumi delle famiglie sul Pil si è a mano a mano ridotta, fino al 58 e 35 per cento rispettivamente, un valore assai basso nel confronto internazionale, anche rispetto a paesi con un livello di sviluppo paragonabile a quello della Cina.

Priorità
Le prime implicazioni che emergono da questa analisi riguardano l’urgenza di correggere gli squilibri della domanda interna e di affrontare il rapido invecchiamento della popolazione per mezzo di riforme volte ad accrescere, dal lato dell’offerta, il ruolo dei servizi e, da quello della domanda, quello dei consumi pubblici e privati.

Ciò consentirebbe alla Cina di progredire lungo un sentiero di sviluppo sostenibile. A tale scopo, tra gli obiettivi prioritari ci sono: una redistribuzione del reddito più favorevole al lavoro, il potenziamento delle reti di protezione sociale per ridurre il risparmio precauzionale delle famiglie e la riforma del sistema finanziario, sia per facilitare l’accesso al credito delle famiglie, sia per migliorare l’allocazione delle risorse finanziarie all’economia.

La Cina ha davanti a sé importanti sfide. Al tempo stesso la sua ascesa nell’economia globale richiede una capacità di comprensione e reazione da parte degli altri paesi, soprattutto quelli avanzati, che consenta non solo di rispondere alle sfide ma anche di cogliere le opportunità che tale ascesa pone.

Se da un lato, infatti, la nuova fisionomia che il commercio mondiale sta assumendo ci rivela che le esportazioni cinesi stanno diventando più sofisticate in specifici settori (incluso quello della protezione ambientale e dei beni energetici) ed esercitano quindi crescenti pressioni competitive sui mercati di sbocco dei paesi avanzati. Dall’altro, la Cina stessa sta diventando un importante mercato di destinazione per le merci prodotte nei paesi avanzati, soprattutto con l’affermarsi di una vasta e crescente classe di consumatori di reddito medio-alto.

Le imprese europee, e fra queste quelle italiane, che vogliano aumentare la loro quota nel mercato cinese dovranno attrezzarsi per conseguire le caratteristiche dimensionali, produttive, organizzative e, soprattutto, conoscitive, richieste da un mercato lontano, culturalmente ancora assai distante e quindi difficile come quello cinese.

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